Nei giorni scorsi in un incontro di Sindaco ed Assessori con il Consiglio d’istituto dell’I.C. “G. Rodari”,da quanto è dato sapere, è stata illustrata la proposta dell’Amministrazione per la realizzazione del nuovo padiglione destinato ad ospitare la Scuola Secondaria di 1° grado di quell’Istituto. Una vicenda che, da ex Dirigente Scolastico dell’Istituto Rodari, ho seguito sin dall’inizio insieme al Consiglio d’Istituto ed al Comitato dei Genitori, incalzando con proposte concrete e credibili le precedenti amministrazioni comunali, interloquendo anche con Regione e Presidenza del Consiglio dei Ministri per la individuazione delle possibili fonti di finanziamento. La proposta era semplice, logica, funzionale e persino intuitiva: realizzare un nuovo padiglione nei 2 lotti liberi (già di proprietà comunale e dotata di tutti i servizi) ADIACENTI all’edificio “”Rodari” di via Bachelet. Della bontà della proposta si era (seppur tardivamente) convinta l’Amministrazione Tarasco che aveva predisposto gli atti per la variante urbanistica, presupposto per la redazione del progetto; procedimento amministrativo rimasto, purtroppo, incompiuto per l’anticipato del Consiglio Comunale.

Sul completamento di quel procedimento si erano detti d’accordo anche il Sindaco Lasigna e gli assessori competenti nell’incontro avuto col sottoscritto ed una delegazione del Comitato dei Genitori il 1° agosto 2017. Ora, dopo 6 mesi (a mio avviso colpevolmente sprecati) cambia la proposta e viene fuori il classico “coniglio dal cilindro”: non si realizza più il nuovo padiglione su quei lotti, bensì si propone di procedere alla demolizione del vecchio padiglione di corso Lenne oggi utilizzato, per realizzarvi li stesso uno nuovo, partecipando ad un Avviso PON – FESR  di finanziamento per gli adeguamenti antisismici degli edifici scolastici.

Questa proposta di ubicazione mi sembra peregrina e non adeguata e cercherò di spiegare sinteticamente perché.

 

  1. Innanzitutto si tradirebbe proprio la logica per la quale sono stati introdotti gli Istituti Comprensivi dalla normativa, quella, cioè, di avere nello stesso polo di studi i 3 ordini di scuola del Primo Ciclo, così da poter al meglio coordinare lo sviluppo integrato ed in continuità del curricolo verticale.

 

  1. Non conosco il progetto illustrato dall’Assessore Orsini, ma per realizzare le almeno 12 aule necessarie, servirà almeno una superficie di 1317: anche solo a considerare i parametri previsti dal vecchio D.M. 18.12.1975 e ss.ii. per  12 aule (per 25 alunni) e relativi spazi accessori (laboratori, biblioteca, sala docenti, aula magna, aule speciali,ecc.) servirebbero 2.634mq (219,50 mq/classe e 8,78mq/alunno); e volendo considerare la ripartizione della superfice su 2 piani,  servirebbe una superfice lorda di 1.317mq! Un edificio che, a considerare l’altezza minima ammissibile per piano di 3,00 mt, svilupperebbe una volumetria di 7902 mc.

L’area complessiva della ex scuola media è di circa 8.600mq e su essa oggi insistono complessivamente immobili per circa 2.800 mq, che sviluppano una volumetria di almeno 15.000mc.

  1. Con la demolizione e la ricostruzione, dunque, si avrebbe, complessivamente sull’intera area, una superficie coperta di 3409 mq ed una volumetria di circa 000mc: quindi, anche solo a considerare i parametri minimi, saremmo fuori dalla normativa che vuole un’area coperta non superiore ad 1/3 di quella disponibile (1/3 di 8600 = 2866mq) e senza considerare le aree a parcheggio, e quelle necessarie per le attività didattiche negli spazi aperti, con distruzione anche di una parte alberata! Insomma, una condizione sicuramente asfittica e che non consente di rispettare neanche tutti i parametri previsti dalla vecchia normativa. Ancor più insufficiente se si considerano i parametri e le condizioni logistiche e strutturali molto più innovative per una didattica al passo con i tempi dettate dalle Linee Guida per l’edilizia scolastica emanate dal MIUR con D.I. 11 aprile 2013.
  2. L’utilizzazione dei 2 lotti adiacenti al Rodari, non solo avrebbe a disposizione circa 000 mq, ma costituirebbe un unicum funzionale con l’area del plesso Rodari stesso, e una articolazione complessiva di spazi (interni ed esterni) per la didattica e gli altri servizi (laboratori, aule speciali, biblioteca, auditorium, spazi per le attività motorie, ecc..) sicuramente più efficace, efficiente e razionale. E rispetterebbe, nel complesso, il rapporto1/3 area coperta/area libera!
  3. La realizzazione in adiacenza dell’edificio Rodari, consentirebbe di dare maggiore “respiro” anche al plesso Infanzia-Primaria che oggi vive una condizione di ristrettezze per carenze di spazi (manca uno spazio adeguato per la Biblioteca, per l’Aula speciale per alunni diversamente abili e non vi è un archivio (storico e corrente) degno di questo nome, né un magazzino capiente che consenta una politica più razionale ed economica degli approvvigionamenti).
  4. La realizzazione di una adeguata e articolata Biblioteca diventerebbe anche un importante Presidio Culturale a servizio di un quartiere (Bachelet) completamente privo di servizi. Una soluzione in linea con il principio fissato dalle Linee Guida per cui “le aree scolastiche devono essere scelte in modo da diventare elementi di connessione per la loro naturale possibilità di diventare “civic center” e contribuire alla qualità del tessuto urbano circostante”.

Si dice che anche in c.so Lenne la biblioteca sarebbe a servizio del territorio, ma qualcuno ricorda che a 100 mt c’è già la Biblioteca Comunale con annesso Auditorium, a 50 mt c’è la Casa delle Culture e ad un passo i Servizi dell’Istituto Sforza?

  1. Il nuovo edificio scolastico a c.so Lenne non risolverebbe il problema della distanza dai servizi di Direzione ed Amministrativi della scuola, concentrati (per ovvie ragioni di razionalizzazione ed economicità) nel plesso centrale, mentre si aggraverebbe il già notevole addensamento urbanistico-edilizio della zona e il congestionamento del traffico urbano, con “situazioni di conflitto con i percorsi automobilistici.
  2. Ammesso che fosse possibile l’intervento di demolizione e ricostruzione proposto (che, tra l’altro, sarebbe molto più costoso) , per tutta la durata del cantiere (ad essere ottimisti, non meno di 1 anno tra costruzione, collaudi e autorizzazioni varie), dove andrebbero gli alunni delle 11 classi? Farebbero il doppio turno per un intero anno scolastico, visto che non ci sono altre strutture disponibili e neanche l’Istituto Sforza sarebbe in grado di ospitarle, senza contare l’improponibilità della “convivenza” di alunne ed alunni di 11-13 anni con ragazzi di 14-18 anni!)

 

Infine, ma non per ultimo, la questione del finanziamento. Come detto, e visto che si è parlato di “scadenza” del 22 gennaio, immagino che ci si riferisca al Bando PON n. 35226    del  16 agosto 2017, che stanzia 350 milioni  per la “messa in sicurezza e riqualificazione degli edifici pubblici adibiti ad uso scolastico …  sotto-intervento A1.1 – Adeguamento sismico” e che aveva scadenza 30 novembre 2017. La prima considerazione da farsi è che, se non ci fosse stata la proroga, prima al 22 gennaio e, poi, al 12 febbraio, il Comune di Palagiano avrebbe perso l’opportunità. Ma vi è di più!  Il progetto illustrato dall’assessore Orsini (a quanto mi è dato sapere) prevede la demolizione dell’attuale vecchio padiglione (solo piano terra con poco più di  2.100 mc di volume) e la ricostruzione di un nuovo padiglione in piano terra e primo piano con una volumetria, per quanto innanzi dimostrato,  di 7.902 mc. MA È PROPRIO IL BANDO PON CHE VIETA QUESTA OPERAZIONE!   L’Avviso n. 35226, infatti, precisa che “non saranno ammissibili:… spese per interventi di costruzioni di nuovi edifici (fatto salvo il caso di demolizione e ricostruzione senza aumento di volumetria).

 

Dunque, non solo ci sono voluti 6 mesi per presentare una proposta e si è rischiato di non poter partecipare al Bando, ma – soprattutto –  a quel Bando non si può candidare il progetto proposto! Proposta che, dunque, appare solo come … uno specchietto per le allodole, offensiva nei confronti dei genitori che da anni si battono per ambienti di apprendimento sicuri e adeguati anche per i loro figli e nei confronti delle alunne e degli alunni della Scuola Secondaria e dei loro docenti, che hanno diritto a strutture in grado di consentire l’attuazione delle più moderne ed innovative strategie didattiche e dei più proficui processi di insegnamento/apprendimento.

Ed allora, se davvero si vuole realizzare tutto questo, non vi è che una strada:

  1. portare subito in Consiglio Comunale la Variante urbanistica per i 2 lotti liberi;
  2. approntare subito il progetto almeno definitivo da presentare alla Regione Puglia entro marzo, perché venga inserito nel nuovo Piano Triennale per l’edilizia scolastica;
  3. essere così pronti a sfruttare la nuova programmazione triennale (2018/2020) per l’edilizia scolastica, che la Conferenza unificata ha approvato lo scorso 23 novembre,  e che pevede interventi di ristrutturazione, miglioramento, messa in sicurezza, adeguamento sismico, efficientamento energetico, nonché la costruzione di nuovi edifici scolastici pubblici, i cui Bandi saranno a breve emanati dalle Regioni.

 

Per raggiungere questi obiettivi, sarà bene che genitori e docenti tornino a mobilitarsi.

 

                                                                                                                                                 Preneste Anzolin

                                                                                                                                             già Dirigente Scolastico