Eravamo nel pieno della campagna elettorale per le comunali quando, nel corso di un comizio, feci esplodere la miccia dei fabbricati rurali strumentali, le cosiddette “camere di campagna”.

In quel comizio, infatti, sostenni che sui fabbricati rurali non è dovuta l’IMU qualora il proprietario abbia provveduto a far annotare all’ex-Catasto, oggi Agenzia delle Entrate, la sussistenza del requisito di ruralità secondo le procedure previste dalle leggi vigenti. Procedure che ho sempre adottato per i miei clienti grazie alle quali non hanno mai versato nulla!

La cosa destò scalpore tra i cittadini e gli operatori del settore poiché, non conoscendo a fondo la disciplina di riferimento, non era quasi mai stata colta questa opportunità e si era sempre corrisposto l’odioso tributo.

Alcuni quella sera pensarono che stessi raccontando fandonie; qualcuno vicino ad altre correnti politiche, fraintendendo le mie parole, insinuò che stessi promettendo qualcosa agli agricoltori accusandomi di fare ciò che fece Berlusconi nel 2008 quando, alla vigilia delle elezioni politiche, promise di eliminare l’ICI dalla prima casa! Ma in realtà, niente del genere: nessuna fandonia e nessuna promessa.

Neanche alcun merito, se non quello di aver reso nota dal palco prima – e dai social poi – l’esistenza di una possibilità di risparmio per i cittadini prevista dalla legge!

Ancora oggi mi arrivano richieste di chiarimenti sulla questione – anche da parte di miei colleghi – chiedendo che siano l’Ufficio Tributi del nostro Comune e il Consiglio Comunale che rappresento a chiarire la situazione.

E infatti, proprio in virtù di analoghe richieste di chiarimenti pervenute all’Ufficio Tributi, qualche settimana fa sono stato invitato dal Dirigente di Settore ad un gradito confronto in merito. Ed ecco che il 26 ottobre scorso ho protocollato la mia relazione in cui, citando le leggi, i decreti ministeriali attuativi e le relative circolari applicative del Ministero dell’Economia e delle Finanze e di quella che un tempo si chiamava Agenzia del Territorio (ora confluita nell’Agenzia delle Entrate), ho spiegato in maniera chiara e dettagliata che sui fabbricati rurali strumentali per i quali è stata iscritta apposita annotazione in catasto non è dovuta l’IMU.

Sulla tipologia di fabbricati in questione pesa soltanto la TASI determinata applicando l’aliquota massima dello 0,1% che annualmente viene deliberata dal Consiglio Comunale. Dall’anno di debutto di quest’ulteriore tributo, tuttavia, il Consiglio Comunale di Palagiano ha del tutto azzerato la relativa aliquota per cui, ad oggi, i fabbricati rurali strumentali ricadenti nel territorio del nostro comune non sono neanche assoggettati a TASI.

Ecco la competenza del Consiglio Comunale in materia di tributi locali comunali: determinarne le aliquote e regolamentarne l’applicazione!

Non è onere e competenza del Consiglio Comunale stabilire quali siano i fabbricati rurali esattamente come non stabilisce quali siano gli altri fabbricati, quale sia la prima casa, o ancora quali siano i terreni agricoli o le aree fabbricabili. Questo è rimesso esclusivamente alla potestà della legge.

Neanche i regolamenti dei tributi comunali possono definire, a propria discrezione, quali siano le tipologie di immobili, ma, al massimo, possono limitarsi a riportarne le definizioni fornite dalla legge.

E analogamente a quanto avviene per gli altri immobili, le leggi che definiscono quali siano i fabbricati rurali strumentali (o anche abitativi) e come debbano essere trattati fiscalmente esistono e si devono applicare. Non devo certamente essere io a convincere nessuno, né so come l’Ufficio interpreterà la mia relazione, ma la legge è questa e io solo a questa posso rifarmi per spiegare quanto sostengo.