Con Francesca Franzoso, consigliere regionale Forza Italia, Abbiamo effettiato nella giornata di giovedì 12 ottobre una lunga  visita ispettiva presso il carcere di Taranto.
Innanzitutto voglio ringraziare la consigliera  Franzoso  e complimentarmi davvero per la scrupolosità, impegno e vivo interesse con cui ha effettuato questa visita lunga, dettagliata, e sentita, senza tralasciare alcun particolare e con un’attenzione che di rado incrociamo in parlamentari e consiglieri regionali che seppure sovente accompagnano noi radicali nelle visite degli istituti penitenziari.
A guidarci questa mattina lungo tutti i padiglioni, spazi comuni, e sezioni tra cui sia quelle a sorveglianza dinamica che di alta sicurezza, nonché femminile e infermeria, la direttrice, vicedirettrice, comandante e responsabile sanitario dell’istituto.
La situazione del carcere di Taranto è per molti versi comune a quella di tutti gli istituti d’Italia: Siamo in pieno sovraffollamento.
Dopo un primo favorevole riscontro risalente ormai a un paio di anni fa quando a seguito della sentenza Torregiani e alla legge Alfano sulla detenzione domiciliare, ma soprattutto alla sentenza sull‘ incostituzionalità della Fini Giovanardi che liberó migliaia di tossicodipendenti, siamo purtroppo ritornati ai vecchi numeri. È così anche nel carcere di Taranto abbiamo visto rispuntare la terza brandina in celle da 1. Ad oggi Sono infatti 568 i detenuti Presenti a fronte di una capienza regolamentare di 306. Per fortuna sono diminuiti quelli in custodia cautelare pari a 156 anche se sono questi quelli in maggiore difficoltà poiché in attesa di sentenza non possono accedere alle attività trattamentali. Dei definitivi invece 114 sono Lavoranti anche se tutti alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria che compie un notevole sforzo per garantirne la mercede. Scarsa la presenza di attività private che assumono detenuti usufruendo della legge smuraglia. Numerose invece le attività scolastiche e ricreative organizzate dalla direzione, ciò che manca è uno spazio per le attività sportive e per questo non condividiamo la scelta del dap di costruire il nuovo padiglione che amplierà l’istituto di altri duecento posti, proprio sul suolo che era il campo da calcio unico spazio sportivo presente. Per il resto l’istituto grazie all’attenzione della direzione è in costante ristrutturazione come l’adeguamento delle sale colloqui e dei padiglioni a sorveglianza dinamica, paga certo carenze strutturali  come la non presenza delle docce in cella e i bagni delle celle che fungono anche da cucina. Tutti i detenuti con cui abbiamo parlato si sono complimentati per come vengono trattati dal personale penitenziario, il quale compie egregiamente il suo lavoro al massimo degli sforzi e soprattuto in grave carenza di organico. Sono 60 gli agenti di polizia penitenziaria in meno rispetto alla pianta prevista ai quali si aggiunge la carenza del 50 percento di figure come educatori e psicologi. Questa carenza di personale aggiunta al sovraffollamento dei detenuti non permette alla direzione di effettuare numerose attività rieducative alle quali sarebbero pronti. Manca anche, nonostante più volte chiesto dalla direzione, la figura del mediatore interculturale indispensabile per integrare gli extracomunitari presenti.
 Ci siamo soffermati parecchio anche con il personale e il responsabile sanitario, in carico alla asl, il quale ha lamentato soprattutto la difficoltà, condivisa anche con comandante e direzione, di gestire i detenuti ad evidenzia psichiatrica i quali non dovrebbero stare in carcere ma in strutture adeguate come le rems. Il problema è che da quando sono stati chiusi gli opg la Regione Puglia non si è adeguata alla legge che la obbliga a istituire comunità adeguate per il trattamento di questi soggetti e costringe loro in carcere quando non dovrebbero esserci, e il personale penitenziario a farsene carico a discapito dei detenuti comuni. La stessa cosa vale per i tossicodipendenti, in altissimo numero: 234. Anche in questo caso la mancanza di di comunità terapeutiche e sert regionali cui affidarli li costringe al carcere.  Questo atteggiamento ricade in una mancanza di interesse generale da parte delle istituzioni e degli enti locali extracarcerari che pure del tema dovrebbero occuparsi essendo anche sotto loro responsabilità. Oltre alla sanità che appunto è competenza interamente della regione, lamentiamo ancora una volta l’assenza totale del garante regionale che nonostante nei suoi primi 5 anni di mandato sia venuto a Taranto solo 4 volte, è da qualche mese stato riconfermato. La stessa cosa vale per il comune di Taranto: il sindaco Stefano poco prima della scadenza del suo mandato aveva effettuato il bando per il garante comunale ma da allora nonostante la procedura di gara sia stata chiusa, siamo in attesa di nomina. Eppure i detenuti, e il personale, qui non possono più aspettare. E nonostante in questa situazione a volte basta davvero poco: “da quando mi hanno dato sentenza definitiva mi hanno tolto la libertà ma ho il cotone- ci ha detto una detenuta- e cosi ricamo tutto il giorno finché non si stancano gli occhi e riesco ad addormentarmi senza dover più prendere le gocce”.
A. Digiorgio