caruccidi Francesco Carucci

Dal momento che in questi anni di esperienza politica mi sono sempre interessato alla questione IMU legata ai fabbricati concessi in comodato gratuito a genitori e figli, facendo in modo che venissero esentati dall’imposizione dal nostro Comune, intendo con questo articolo illustrare le novità che la legge di stabilità 2016 ha introdotto per il nuovo anno e per quelli che verranno.
Innanzitutto, i comuni non potranno più autonomamente prevedere l’assimilazione alla prima casa delle case concesse in comodato gratuito a genitori e figli.
L’agevolazione sarà concessa, dunque, indipendentemente dalla volontà delle amministrazioni, per legge e sarà meno vantaggiosa di quella di cui si è fruito a partire dalla seconda rata IMU 2013 fino ad oggi.
Queste case, infatti, lungi dall’essere esentate dalla tassazione, saranno soggette ad IMU e TASI secondo le aliquote ordinarie calcolando però le imposte sul 50% del valore catastale.
L’agevolazione non sarà concessa automaticamente a tutti i fabbricati concessi in comodato, ma dovranno essere rispettati i requisiti che la legge impone.
In primo luogo, è obbligatorio che il comodato non sia più anche solo verbale, ma che sia scritto e regolarmente registrato.
Altro requisito è che il proprietario della casa concessa in comodato non sia proprietario in tutta Italia di un atro immobile se non, al massimo, della propria casa di abitazione che si deve trovare nello stesso comune del fabbricato concesso in comodato. Indipendentemente dal possesso della propria abitazione è necessario che sia il proprietario che il parente in linea retta entro il primo grado risiedano nello stesso comune.
Il 12 gennaio scorso, inoltravo richiesta ufficiale al Dipartimento delle Finanze tesa ad ottenere il chiarimento di ogni dubbio interpretativo sulle condizioni per poter fruire dell’agevolazione a partire dal 1° gennaio 2016.
Le perplessità che avevo sollevato riguardavano soprattutto il fatto che il proprietario del fabbricato concesso in comodato al parente, NON POTESSE ESSERE PROPRIETARIO DI ALTRI IMMOBILI al di fuori, al limite, della propria casa di abitazione.
Tali dubbi più che fondati (il 14 gennaio, due giorni dopo la mia richiesta, “Il Sole 24 Ore” pubblicava un articolo dello stesso tenore) mi sono stati chiariti dalle risposte che il Dipartimento delle Finanze ha fornito nel corso della venticinquesima edizione di “Telefisco”, il teleconvegno organizzato ogni inizio anno da “Il Sole 24 Ore” sulle novità fiscali, andato in onda in tutta Italia lo scorso giovedì 28 gennaio al quale ho partecipato.
E’ stato finalmente chiarito che la norma, nella parte in cui prevede che il proprietario (comodante) per poter fruire dell’agevolazione debba essere proprietario di un solo immobile in tutta Italia se non, al massimo, della propria abitazione, abbia voluto comprendere nel concetto di “solo immobile in Italia” esclusivamente fabbricati a destinazione abitativa.
A titolo esemplificativo, dunque, ove sussistano tutte le altre previste condizioni dalla Legge di Stabilità 2016, avrebbe diritto all’agevolazione il padre che concede in comodato al figlio la casa di abitazione e nel contempo sia proprietario della sua abitazione, di un locale commerciale e di un appezzamento di terreno. Al contrario, non gli spetterebbe nel caso in cui fosse proprietario della casa concessa al figlio, della sua casa di abitazione e di un altro appartamento.
Qualora si abbia diritto, è conveniente far decorrere il contratto di comodato dal 1° gennaio di quest’anno, ma essendo trascorso il termine dei 20 giorni previsti dalla legge per la registrazione si dovrà ricorrere, per la tardività, a versare l’imposta con una piccola maggiorazione secondo l’istituto del ravvedimento operoso.
Il costo per la registrazione del contratto è di 200,00 euro a titolo di imposta di registro e di una marca da bollo da 16,00 euro ogni 4 pagine (cento righe) di ogni copia.
Con l’augurio di aver fatto cosa gradita ai miei concittadini.