E’ giusto che il Ministro Di Maio si assuma tutta la responsabilità sulla vicenda ILVA e lo faccia fino in fondo alle sue prerogative. Per questi approfondimenti, per queste ulteriori cautele che riguardano il futuro di una comunità il Ministro si prenda il tempo che riterrà opportuno, ma alla fine dia un indirizzo chiaro. Ci faccia capire insomma, al termine di questo processo, quale decisione si assumerà e quali saranno garanzie per l’occupazione e gli strumenti che il Governo porrà in atto per rendere qualunque delle strade che si intenderanno percorrere, una strada possibile.

Paolo Peluso, segretario generale della CGIL di Taranto e Giuseppe Romano, segretario generale della FIOM tarantina, dicono dunque “nessuna fretta”, ma nel frattempo chiedono al Governo di uscire dalla fase del “tutto e il contrario di tutto”.

Se dobbiamo leggere sulla stampa le voci difformi che si rincorrono sulla possibile chiave di svolta della vertenza ILVA – dicono – preferiamo aspettare, ma evitare che ancora una volta sulla pelle degli operai si faccia pratica di mera propaganda. Pertanto il Ministro, quale responsabile del dicastero dello Sviluppo Economico, svolga tutte le verifiche e gli approfondimenti, sia dal punto di vista formale che sostanziale sulla cessione di ILVA.

Gli obiettivi sono comuni – affermano ancora i due rappresentanti della CGIL tarantina – un piano ambientale adeguato e una risposta occupazionale certa.

Ma nel frattempo ci sono cose che si possono affrontare immediatamente, senza dover per questo chiarire nitidamente i contorni della vertenza madre.

CGIL e FIOM pongono in evidenza due aspetti.

C’è l’emergenza indotto – scrivono Peluso e Romano – aziende sull’orlo del fallimento e famiglie che non riescono a ricevere il loro sostentamento quotidiano perché l’ILVA non paga i suoi fornitori. Su questo lo Stato può e deve dare risposte. Immediate. Esigibili. Chi ha lavorato deve essere pagato nei tempi previsti.

Una emergenza economica, produttiva e occupazionale che ingrossa le fila della crisi tarantina fatta di altre piccole e grandi vertenze che hanno lasciato per strada già migliaia di lavoratori e con un tasso di disoccupazione giovanile altissimo.

C’è poi l’emergenza ambientale e interventi AIA da completare – sottolineano i referenti della CGIL e della FIOM – Quella fabbrica è in marcia ancora e vanno pertanto garantite le condizioni di sicurezza dei lavoratori e gli interventi ambientali fondamentali per rispetto dell’AIA da parte dei Commissari.

Il Ministro Di Maio si prenda il suo tempo – concludono – ma faccia quello che è già nel potere di fare!