Fonte: http://www.corrieredelgiorno.com

Prima o poi doveva succedere: lupi e cinghiali scorrazzano per il Parco delle Gravine, qualche agricoltore rischia la cotenna. Da queste parti, a Laterza Castellaneta e Mottola soprattutto, la presenza dei famelici suini selvatici era nota da tempo. Un po’ meno quella del suo nemico naturale (e protetto), il lupo, introdotto per mettere un freno alla proliferazione dei cinghiali, specie altrimenti libera di gironzolare a piacimento. Un po’ troppo per la Coldiretti di Taranto che, preoccupata per le dimensioni del fenomeno, ha chiesto un incontro urgente all’assessore provinciale Antonio Scalera per affrontare il problema dei danni causati da questi animali selvatici.
Secondo quanto riferisce Franco Carbone, direttore della Coldiretti, si è di fronte ad uno «stato di malessere che vivono gli imprenditori agricoli che operano sia nell’area del “Parco Regionale Terra delle Gravine” che nelle aree contigue al Parco, le cosiddette “zone cuscinetto”». «La presenza diffusa ed invasiva di cinghiali – continua – sta arrecando danni ingenti alle colture praticate nella zona, compreso l’uva da tavola e, recentemente, per la presenza di lupi».
E’ facilmente comprensibile quanto questo fenomeno, collegato alla già critica situazione di mercato, possa preoccupare le imprese agricole del comprensorio.
«La preoccupazione si amplifica – insiste Carbone –  se si considera che i cinghiali sono animali molto prolifici e capaci di adattarsi facilmente ai cambiamenti ambientali». Così come, dopo un periodo nel quale la specie era scomparsa, a seguito degli interventi di ripopolamento, «i lupi sono ricomparsi anche in molte zone in cui non era più presente da molti anni e ciò sta mettendo a rischio la stessa presenza e il lavoro degli agricoltori in molte aree della Provincia, soprattutto nel comprensorio di Mottola; infatti si moltiplicano sempre di più le segnalazioni di attacchi ad animali e non è più possibile lasciare gli animali, soprattutto cavalli e vacche allo stato brado».
«Occorre sicuramente lavorare sulla prevenzione – conclude Carbone – ma è anche necessario rivedere il sistema di accertamento e risarcimento dei danni  non solo da animali selvatici, ma anche quelli causati da cani inselvatichiti».