Qualche giorno fa è stato presentato in Senato un disegno di legge che si prefigge di modificare le norme dettate dal Codice della Strada a proposito di immatricolazione e circolazione delle macchine agricole.

Il recente disegno di legge è stato soprannominato “legge Rovazzi” dal nome del giovane autore del tormentone della scorsa estate il cui ritornello intitola il presente articolo. Anche se la proposta è stata lanciata dal senatore Bruno Astorre del Partito democratico.

L’attuale art. 110 del Codice della Strada prevede che la carta di circolazione dei trattori agricoli o il certificato di idoneità tecnica alla circolazione vengano rilasciati esclusivamente a titolari di imprese agricole.

Questa previsione era stata a suo tempo formulata al fine di consentire l’assegnazione agevolata di carburante esclusivamente a soggetti agricoltori di “professione”. Oggi il gasolio agevolato non viene più assegnato agli agricoltori sulla scorta della carta di circolazione delle macchine agricole, ma dell’effettivo esercizio dell’attività agricola documentato dal possesso del numero di partita IVA e dall’iscrizione alla Camera di Commercio.

La “legge Rovazzi”, invece, si ripropone di modificare la norma in modo da poter consentire l’immatricolazione delle macchine agricole – e dunque la circolazione – anche a nome di chi non è titolare di impresa agricola.

In questo modo, ad esempio, potrebbe acquistare un trattore il privato cittadino che ha necessità di eseguire lavori sul piccolo appezzamento di terreno di famiglia con la possibilità di potersi spostare da un fondo all’altro (se l’appezzamento non è solo uno) o di portare il trattore in garage a fine giornata.

In realtà, ove l’attuale legge dovesse essere modificata, la nuova norma avrebbe anche un altro effetto che, al giorno d’oggi, non sarebbe di poco conto.

Si pensi a quegli agricoltori (e purtroppo ne conosco un bel po’) che hanno una situazione debitoria più o meno importante, ad esempio, con Equitalia. Con la nuova legge potranno più facilmente trasferire ai familiari la proprietà delle macchine agricole necessarie alla conduzione dei terreni in modo da porle a riparo da eventuali pignoramenti, soggetti comunque ad alcuni limiti imposti dalla legge in quanto beni strumentali all’attività esercitata.