di Francesco Carucci

L’argomento “ruralità” dei fabbricati sembra non avere una fine.

E per questo pare mi venga mossa l’accusa di ritornare troppe volte sulla questione, ma voglio rassicurare tutti che non è mia intenzione infastidire nessuno! Al contrario, il mio intento – che tra l’altro coincide con il mio dovere di amministratore – è esclusivamente quello di informare la cittadinanza dell’evoluzione di una situazione di interesse parecchio diffuso.

Amministrando una cittadina a vocazione prettamente agricola, sto sostenendo contro tutto e tutti una vera e propria battaglia sin dal 2012, anno di debutto dell’IMU e dell’esordio della mia esperienza amministrativa da consigliere comunale: l’esenzione dal pagamento dell’IMU per i fabbricati rurali strumentali alle attività agricole.

Tale tesi, che non tutti condividono probabilmente per non aver approfondito davvero l’argomento, è stata confermata di recente dalla Direzione Regionale della Puglia dell’Agenzia delle Entrate e dall’IFEL (Istituto per la Finanza e l’Economia Locale) in risposta ad una richiesta di chiarimenti che ho formulato al fine di fugare ogni dubbio agli “scettici”.

Da quel momento molti contribuenti palagianesi sono stati stimolati a presentare, direttamente o tramite professionisti incaricati, le istanze per l’annotazione della sussistenza del requisito di ruralità negli atti del catasto all’Ufficio Provinciale Territorio dell’Agenzia delle Entrate (ex Catasto).

L’iscrizione di tale annotazione è una formalità da cui non si può prescindere per godere dell’esenzione IMU.

Con mio grande dispiacere, tuttavia, accade che molti cittadini assistono ad un rigetto delle istanze riconducibile essenzialmente alle seguenti motivazioni:

  1. inferiorità della superficie aziendale a 10.000 mq di terreno (nel caso in cui l’appezzamento di terreno sia esteso meno di un ettaro);
  2. mancanza di autocertificazione del conduttore dei fondi (se diverso dal proprietario);
  3. presunto obbligo di registrazione di contratto di comodato verbale in caso di conduzione del fondo e del fabbricato strumentale da parte di soggetto diverso dal proprietario.

L’Ufficio Provinciale non supporta le motivazioni del rigetto delle istanze con riferimento ad alcuna norma di legge. Ed effettivamente, anche se volesse, non potrebbe poiché le motivazioni sono del tutto infondate!

Ricevute diverse segnalazioni da cittadini e professionisti del settore, ho dovuto prendere nuovamente carta e penna per scrivere, questa volta, al Direttore dell’Ufficio Provinciale dell’Agenzia delle Entrate di Taranto.

Nella nota, con riferimento a ciascuna delle motivazioni di rigetto elencate, ho esposto le ragioni giuridiche della loro infondatezza citando tutte le norme in vigore che, al contrario, giustificano la legittimità e l’accoglibilità delle istanze. In particolare, con riferimento al presunto requisito dell’estensione minima di un ettaro del terreno, ho fatto emergere che tale requisito è richiesto esclusivamente per i fabbricati rurali abitativi e non per gli strumentali!

Nella speranza di non essermi dilungato troppo e con l’augurio di essere riuscito ad esporre al meglio la spiacevole situazione, nell’interesse della collettività che il ruolo politico/amministrativo mi obbliga a rappresentare, ho chiesto quindi al Direttore di intervenire presso il competente Ufficio Provinciale Territorio in modo che le istanze rigettate o non accolte possano essere ritrattate ed evase con esito favorevole per i contribuenti.

Il Consiglio Comunale  (che rappresento) è l’organo preposto a deliberare in materia di tributi locali, ma ha anche l’onere di garantire i diritti dei cittadini sanciti dalla legge in tema di agevolazioni tributarie comunali.

È per questo che, nella duplice veste di professionista e di Presidente del Consiglio Comunale, continuerò la battaglia in tutte le sedi preposte affinché quei diritti vengano salvaguardati, sempre!

Sarà mia premura tenere la cittadinanza aggiornata sull’evoluzione della vicenda, anche a costo di ricevere qualche altra “critica”.