Gli interrogatori nella stazione dei carabinieri proseguivano. Furono ascoltati anche Vituccio Manotorta e Ninuccio Vivurré, il paralitico ed il cieco guariti dal dottor Tabasco.Arrivò per primo Vituccio, il paralitico, uno spilungone magro e tutto ricurvo. Entrò nell’ufficio come una furia, roteando scoordinatamente gli arti lunghi, sottili, e bestemmiando come un dannato: “Marescia’, marescia’, mannaggia alla baldracca della scrofa di tutte le anime del giorno che mi ha visto di nascere, mannaggia!”

“Oh! E che modi sono? Si contenga!” gridò il brigadiere, mentre il maresciallo restava con gli occhi sbarrati, sbigottito.

“Si contenga? Si contenga?” gridava il paralitico miracolato, “mannaggia alla pupazza della bugigattola di me e che mi sono svegliato vivo ieri, ché se morivo sul colpo era meglio! Marescia’, io c’ho un fratello disoccupato, due sorelle e otto nipoti che stavano tutti attaccati alla pensione mia! E quello che fa? Ditemi un po’, che fa?”

“Che fa?” chiesero insieme il maresciallo ed il brigadiere.

“Alzati e cammina, dice; ed io, come un fesso, che mi alzo veramente, e cammino. E tutti a gridare: ‘Il miracolo! Ha fatto il miracolo! Il dottore ha fatto il miracolo!’ Ma vaff…”

“Adesso basta!” tuonò il brigadiere.

“Un onesto cittadino,” continuò adirato lo spilungone, “invalido, non può nemmeno prendere una boccata d’aria nella veranda di casa sua, che passa uno e lo rimette in piedi, così, e gli fa perdere la pensione… Marescia’, e che devo fare adesso? Devo lavorare? Ditemelo voi! Devo lavorare? Mannaggia alla bazzeccola della scarfagnola della miseria di quel giorno che sono nato che era meglio se mi cadeva una pietra di sette quintali sulla testa! Mannaggia!”

“Va bene, va bene,” il maresciallo troncò con severità le imprecazioni, “ma dopo il miracolo, signor Manotorta, lei cosa ha fatto? Dove è andato?”

“E che cosa ho fatto, marescia’, dove sono andato? Da nessuna parte sono andato, marescia’: la prima cosa, sono caduto lungo lungo di muso a terra nella veranda, ché io non avevo mai camminato, marescia’, e le gambe mie sono magre e storte come due stecchini masticati! Anzi, che se mi fate un favore, la potete scrivere una carta che io, anche se mi hanno fatto il miracolo, comunque non posso lavorare e la pensione devono continuare a darmela? Io c’ho un fratello disoccupato e due sorelle e otto nipoti, marescia’, mannaggia alla scorza delle mandorle delle anime del purgatorio, mannaggia!”

“Signor Manotorta, questo documento non è di mia competenza,” tagliò corto il maresciallo, “mi dica, piuttosto, cosa è successo dopo.”

“Cosa è successo, marescia’? L’alluvione dentro a casa, è successa! Sono arrivate tutte le femmine della chiesa, e tutte a gridare: ‘Il miracolo! Ha fatto il miracolo! Il dottore ha fatto il miracolo!’
Ci stava una cugina mia – quella, marescia’, va tutti gli anni alla Madonna, e mi porta la bottiglietta di plastica con l’acqua benedetta, e me la fa bere, e mi fa dire le preghiere; ma io alla Madonna glie lo dico sempre: ‘Madonna mia, per favore, non me la fare la grazia ché io c’ho un fratello disoccupato, due sorelle e otto nipoti, e ci serve la pensione.’
– Quella, stavo dicendo, mia cugina, ha cominciato a dire: ‘Nossignore! Non è stato il dottore a fare il miracolo, è stata la Madonna! Vituccio, dì le preghiere alla Madonna.’
E Mariettina, la mia vicina di casa, s’è messa a gridare: ‘Non è stata la Madonna, è stato il dottore! L’ho visto io con gli occhi miei stessi!’
E mia cugina s’è messa ad urlare: ‘Zitta, Marietti’, non è stato il dottore, è stata la Madonna! Vituccio, dì le preghiere alla Madonna!’
E Mariettina s’è messa a strillare: ‘Sì, la Madonna delle mandorle che tieni in capo! Quello è stato il dottore che ha fatto il miracolo! L’ho visto io con gli occhi miei stessi mentre scotolavo la tovaglia! Vituccio, domenica gli devi dare il voto al dottore, ché quello ti ha fatto il miracolo!’
E mia cugina s’è messa a sbraitare: ‘Qua ti volevo! Bella cosa andare in giro a fare i miracoli per farsi dare il voto! Vituccio, non la sentire a quella! E’ stata la Madonna! Lascialo perdere al dottore! Il voto glie lo devi dare a Ciccio Pesca, ché quello è un bel giovane, e va a messa tutte le domeniche!’
E Concettina, quella che abita di fronte a casa, se l’è mangiate vive a tutte e due: ‘E che schifo è questo! Dal miracolo, siamo arrivati al voto! La politica è la politica, e la religione è la religione: e non bisogna mischiarle! Vituccio, sentimi a me: domenica, vai a messa, fatti la comunione, e ringrazia direttamente il Signore che hai avuto la grazia. E alla prima messa devi andare! Quella di mattina presto, quando non ci sta nessuno, così nessuno deve dire niente: queste sono cose da tenersi per sé, nel silenzio sacro del cuore. Poi, dopo, quando esci dalla chiesa, vai e vota Vito Cervicale, ché ’sta vergogna di mischiare la politica con la religione deve finire una volta per tutte!’
Marescia’, Concettina manco aveva finito di parlare, che si stavano tirando per i capelli e si stavano prendendo a botte…”

“E come è andata a finire?” chiese il maresciallo.

“In quel momento è entrato il prete, e si sono date una calmata.”

“Be’, meno male…”

“Meno male le corna! Se invece del prete venivano quelli della televisione, era meglio, marescia’! Almeno, se mi fanno andare ad un programma, o mi fanno fare una fiscion, vediamo di recuperare le spese… Marescia’, io sto inguaiato: ho un fratello disoccupato, due sorelle e otto nipoti! Voi, quella carta che dice che non posso lavorare, me la dovete firmare…”

(4 – continua)