Gaetano Tarasco, il trionfo della semplicità.

Gaetano Tarasco, il trionfo della semplicità.
Premetto che personalmente non lo conosco affatto eppure, provando a scrollarmi di dosso la narrazione popolare relativa alla sua attività di medico, è proprio questa la sensazione che mi ha provocato seguendo i suoi interventi televisivi o comiziali.

Sin dalla sua prima apparizione sulla scena il dott. Tarasco ha mostrato una carica di umanità e di semplicità che, nonostante la campagna elettorale tenda ad incattivire le persone, non ha mai dismesso per un attimo.
Poteva apparire banale, impreparato, impacciato nei suoi interventi.
Poteva risultare politicamente ed amministrativamente attaccabile, con decine di cose opinabili dette nel corso dei suoi comizi, eppure dei tre candidati è quello che meglio ha saputo parlare al cuore delle persone.

Quel ritornello continuo, quasi un mantra teso ad esorcizzare la paura di doversi confrontare con una nuova avventura, “dell’uomo da porre al centro” rappresenta un capitale politico da non disperdere, da sviluppare ed approfondire.

Tarasco ha saputo reagire alla durezza, sia pur civile, della campagna elettorale con la dolcezza e la tenerezza propria dei buoni.
Quei termini, monello e biricchino, hanno restituito una dimensione umana della politica, capace di trasmettere la tranquillità di un padre quando rimbrotta i figli, di comunicare che la lotta politica non è una guerra ma un confronto destinato ad avere come obiettivo il bene di tutti.
Quelle parole hanno messo a nudo un animo gentile di cui oggi, in una società sempre più disattenta al rispetto della dignità delle persone, si avverte un bisogno disperato.

In questo Tarasco, inutile nasconderlo, ha dato una lezione di stile anche ai propri compagni di viaggio incapaci, se non per soli fini propagandistici, di cogliere appieno la grandezza dell’uomo e di adeguarsi ad essa.
Le cadute di stile registratesi sui palchi del centro-sinistra, tra chi discettava di cavalli e pecore, chi denigrava il lavoro dello studente dimenticando di avere studenti accanto a sé, chi considerava la gioventù come sinonimo di incapacità ed irresponsabilità, altro non hanno fatto che accrescere la considerazione di cui il dottore gode presso i suoi cittadini.
Tarasco che sale su di un palco, dopo che l’oratore precedente aveva attaccato pesantemente Ciccio Serra invitandolo a tornare sui banchi di scuola, dicendo “avere 25 anni non è un peso ma una ricchezza” è un qualcosa che strappa applausi e lo fa apparire un gigante.

Chi ha guidato la sua campagna elettorale non ha minimamente compreso la grandiosità del “materiale” a sua disposizione.
Si, perché il dottore è parso convincente e coinvolgente quando ha parlato a braccio, quando ha parlato della sua esperienza di vita e della sua vita professionale, mentre, al contrario, è apparso assolutamente inadeguato quando si è messo a leggere ciò che gli era stato preparato in materia di IMU, di spazzatura, di PIP.
In quel momento, dovendo calarsi in una parte non sua, il dottore ha denotato tutti i limiti derivanti dall’assoluta assenza di esperienza e conoscenza politica ed amministrativa.

Tarasco, dunque, va lasciato libero.
Non può e non deve essere ingabbiato in un ruolo, quello del perfetto conoscitore della macchina amministrativa, che al momento non può essere assolutamente suo per la semplice ragione che, almeno sino a questa tornata elettorale, ne è sempre stato adeguatamente lontano.
Tarasco deve essere lasciato libero, senza la paura di perdere voti, di poter salire su di un palco e poter dire: “Ho accettato questa candidatura per poter continuare a servire gli uomini e le donne del mio paese”.
Nessuno potrà dubitare della bontà di tale affermazione ed il dottore avrà tutto il tempo di imparare meglio come si gestisce un Comune, come si può ridurre l’IMU, cosa è una conferenza di servizi e tutti gli ammennicoli vari della macchina amministrativa.

A Ciccio Serra abbiamo consigliato di entrare nelle case delle persone, di ascoltarne i drammi e di farsene interprete.
Al dottor Tarasco, invece, chiediamo di parlarci della solidarietà, di cosa significhi stare nel proprio studio professionale per ore al servizio delle persone che hanno bussato per anni a quella porta, di quali sono le ragioni che lo hanno spinto a dedicare la sua intera vita alla professione di medico, di cosa rappresenti nella sua vita l’osservare il sorriso di una donna che aspetta un figlio o l’asciugare le lacrime di un volto segnato dalla sofferenza di una scomparsa.
Gli chiediamo di parlarci ancora dell’uomo, di esprimere a parole sue quel meraviglioso concetto dell’uomo al centro di tutto.
Ci apra Tarasco, in questo scorcio di campagna elettorale, una porta che ci consenta di affacciarci su quel mondo di persone speciali, che vivono con abnegazione e passione ciò che fanno, cui lui appartiene a pieno titolo.
Si tratta di un appello che farà storcere la bocca ai puristi delle campagne elettorali fatte di alchimie tattiche e di elucubrazioni programmatiche.
Ma è un appello fatto col cuore da chi, oggi, sente il bisogno di respirare un’aria diversa, più leggera, più umana.
Vada sul palco, il dottore, e liberi l’energia della bontà che tutti gli riconoscono, con la speranza che siano tanti quelli che ne potranno essere contaminati.

Rollo Tommasi

Ps: Chi conosce la mano che, nella vita reale, stringe la penna di Rollo Tommasi rimarrà sbigottito da questo articolo.
Onestamente poco mi interessa perché, in esso, ho anteposto il cuore alla ragione.
Ed è quello stesso cuore che mi porta ad anteporre gli uomini ad ogni cosa quando, giorno dopo giorno, mi approccio alla difficile impresa della vita.

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