Con un focus sulla modalità di gestione del fenomeno da parte della Prefettura di Taranto è facile verificare che l’ultimo bando per l’affidamento di richiedenti asilo bandito a febbraio con previsione di inizio dell’affidamento ad aprile, non trova esito a 4 mesi di distanza  dalla pubblicazione  della  gara,  mentre l’anno scorso ci sono voluti 6 mesi e l’anno prima ancora 8 mesi .

Ciò determina il sicuro rischio di perdere, per tale lungaggine, la disponibilità di alcune strutture  e determinare situazioni (a questo punto colpevoli), di sovraffollamento in altre, tanto da favorire le proteste  spesso plateali dei migranti che per far valere i propri diritti ad una accoglienza dignitosa  sono costretti a rendersi visibili bloccando le strade come avvenuto a Taranto in Via Cavallotti ma anche a Chiatona (Palagiano) e in altri posti documentati dalla cronaca locale.

E’ gravissimo, a nostro avviso, che solo le inchieste giornalistiche e le proteste plateali dei migranti riescono evidentemente a smuovere la Prefettura e ciò è tanto più grave se si pensa che tali proteste (giuste) alimentano il diffuso senso di pregiudizio delle comunità  accoglienti nei confronti dei migranti vanificando il nostro lavoro volto alla integrazione degli stessi.

Così come è gravissimo il fatto che la Prefettura di Taranto trattenga somme già erogate dal Ministero dell’Interno e destinate all’accoglienza per mesi e mesi (ora siamo a 6 mesi) sino a esporre  gli Enti Gestori dell’accoglienza tra cui la nostra Associazione ( che gestisce piccoli numeri) a situazioni di insostenibilità economica e al pagamento degli interessi alle banche a cui si fa ricorso pur di riuscire a garantire i servizi di accoglienza, tutela e integrazione ai migranti e  almeno il pagamento dei contributi INPS dei lavoratori (visto che degli stipendi neppure l’ombra), per essere in regola con la nostra etica di Associazione Arci e con il DURC.

Tale situazione a monte di tutte le altre rende quasi paradossale l’attività della numerosa commissione per il monitoraggio, (istituita tardivamente ma istituita) che si aggira per le strutture a verificare, a questo punto il grado di sacrificio a cui si sottopongono le piccole ma sane realtà come la nostra per mantenere un buono standard dei servizi. Chi non è in sofferenza in questa situazione è solo chi fa impresa sui migranti e probabilmente gode di capitali a cui attingere sperando di introitarne altrettanti.  Se è questa la scelta è pura retorica scandalizzarsi del business.

Ultimo ma non per importanza, la Prefettura non rende disponibili e consultabili le informazioni che riguardano gli affidamenti dei migranti alle varie strutture e quindi i dati relativi alle presenze effettive per struttura e i criteri con cui si dispongono gli affidamenti. Esiste solo una graduatoria iniziale a seguito di bando ma è negata la possibilità di accedere alla verifica delle effettive assegnazioni o sostituzioni effettuate nel tempo; è evidente che questo sistema potrebbe alimentare la discrezionalità dei funzionari preposti alla individuazione dei posti liberi e nega strumenti di controllo e di democrazia. Di questo abbiamo chiesto numi al Prefetto da diverso tempo a mezzo PEC ma ad oggi attendiamo ancora una risposta.

Spero non ci si affidi al fatto che contestare un atto amministrativo attraverso il TAR non sia per tutte le tasche.

 

Presidente Circolo Arci SvegliArci

Angela Surico