IL MISTERO DEL CANDIDATO SCOMPARSO, quando Ciccio Pesca, Gaetano Tabasco e Vito Cervicale si sfidarono per la poltrona di Sindaco (terza puntata)

IL MISTERO DEL CANDIDATO SCOMPARSO, quando Ciccio Pesca, Gaetano Tabasco e Vito Cervicale si sfidarono per la poltrona di Sindaco (terza puntata)

18 Aprile 2012 6 Di Life
Intanto, il maresciallo Pippo Segugio continuava ad interrogare sospetti e testimoni nella locale stazione dei carabinieri. Per primi furono interrogati gli altri due candidati, Vito Cervicale e Ciccio Pesca.Quando Vito Cervicale si sedette di fronte al maresciallo, questi lo guardò fisso negli occhi.
“Signor Cervicale,” disse il maresciallo con voce insinuante, inquisitoria, “sbaglio o la sua lista è una lista di sinistra?”

“Non si sbaglia, maresciallo,” rispose il candidato sindaco dell’Arca di Noè, “anzi, la nostra è l’unica lista di sinistra.”

“Bene, da ciò che mi risulta lei ha detto che supererete il primo turno; è vero?”

“Corretto, maresciallo, ho detto che supereremo il primo turno perché noi siamo le uniche persone oneste, e gli elettori lo sanno, perciò ci premieranno!”

“Bene, bene… Diciamo, però, che io mi sono fatto un’idea diversa… Poniamo il caso, per esempio, che per avere qualche possibilità di superare veramente il primo turno abbiate deciso di forzare un po’ la mano in questa campagna elettorale, ed abbiate deciso di far sparire il vostro principale competitore di centro-sinistra così da rastrellare i suoi voti…” affermò il maresciallo con uno sguardo tagliente.

Vito Cervicale sembrò per un momento smarrito, incerto, confuso.

“Perché,” riprese il carabiniere, “mi sembra che solo in questo modo potreste avere qualche possibilità reale di superare il primo turno, è vero?”

“Marescia’, marescia’,” si difese rapidamente il signor Cervicale, “quando ho detto che avremmo superato il primo turno, io mi riferivo alla nazionale, e stavo parlando degli Europei di calcio… la mia vera passione, marescia’, è il calcio! La politica è soltanto un hobby…”

“Un hobby?” chiese il maresciallo, tamburellando i polpastrelli sulla scrivania.

“Un hobby, marescia’, ma per favore, non lo dica a nessuno… non mi rovini proprio adesso: dopo cinque anni di opposizione, finalmente ero venuto bene sulla fotografia dei manifesti…”

Vito Cervicale uscì vistosamente nervoso dalla stazione dei carabinieri. “Brigadiere,” disse il maresciallo seguendolo con lo sguardo dalla finestra, “teniamolo d’occhio: mettiamogli addosso un uomo perché mi è venuto un sospetto.”

Subito dopo arrivò il giovane Ciccio Pesca, candidato sindaco del Polipo della Libertà.

“Allora,” chiese il maresciallo, “è vera questa storia degli incubi notturni e delle grida nel cuore della notte?”

“Purtroppo sì, signor maresciallo, ma non credo che questo abbia rilevanza per le indagini sulla scomparsa del dottor Tabasco.”

“Quello che ha rilevanza lo decido io, va bene?”

“Signorsì, signor maresciallo…”

“E ci vuoi spiegare, di grazia, di che si tratta?”

“Signor maresciallo, io tutte le notti faccio lo stesso sogno. Sogno che mentre sto facendo un comizio, arriva sul palco Silviuccio Vergadifuoco in persona per sostenere la mia candidatura. E quando lui comincia a raccontare le barzellette, le persone che stanno ascoltando il comizio iniziano a gridare, a fischiare, ad insultarci. All’improvviso tutti si ricordano che il Polipo della Libertà è il partito di Silviuccio Vergadifuoco, e di quel senatore che non sa nemmeno parlare in italiano, e così non ci crede più nessuno al nostro slogan che noi siamo la nuova politica. E poi sale sul palco anche Ninetta Cinquantalire. Ed allora le persone cominciano a ridere, e ridono, ridono, ridono e non ci votano più… E così io gli dico a Silviuccio Vergadifuoco che forse è meglio se sul palco rimaniamo solo noi, i giovani, e lui si offende: ‘Perché? Ti vergogni di me?’ dice. Ed io mi metto a gridare: ‘No, non mi vergogno! Io in Silviuccio Vergadifuoco ci credevo! Ci credevo veramente! E non sono pentito!’ E così mi sveglio tutto sudato.”

Il maresciallo Pippo Segugio restò con la bocca spalancata per lo stupore.

“Lo vede, maresciallo? Glie l’avevo detto che il mio incubo non aveva rilevanza per le indagini…”

Quando Ciccio Pesca fu uscito dalla stanza, il maresciallo si rivolse al brigadiere: “Brigadie’, e mo chi cazzo è ’sta Ninetta Cinquantalire?”

“Marescia’, Ninetta Cinquantalire è la puttana del paese,” rispose il brigadiere con un sorriso malizioso, “il nomignolo, comunque, non deve far pensare che si tratti di una prostituta economica, di basso bordo. Anzi… Il fatto è che lei fa la puttana così come sua madre era stata puttana, e puttana era stata pure la nonna. Il soprannome era stato affibiato all’ava, ai tempi della quale cinquanta lire erano una tariffa di tutto rispetto.”

“Ah…” balbettò il maresciallo, “e che c’entra una puttana con la politica?”

“Niente, marescia’, è una storia complicata legata al vecchio governo nazionale di Silviuccio Vergadifuoco… Questi giovani sono bravi ragazzi che vengono da famiglie perbene: la formazione politica che hanno fatto nel Polipo della Libertà deve averli traumatizzati un poco…”

(3 – continua)