Da millenni, cio? dai primi del 18mo secolo, la Madonna della Stella ? stata assurta dalla cittadinanza palagianese a protettrice e guida e questo ? testimoniato dalla fattura settecentesca della tela con l?effigie della santa custodita nella chiesa dell'Annunziata. In occasione della festa anche la curiosa sagra dei ?tagghiarin?, abbuffata di pasta casereccia condita in modo assai piccante.
Si tratta di una festa celebrata con riti tra sacro e profano, e quindi con non poche suggestioni, quella che a Palagiano (Ta) dedicano il 9 e il 10 ottobre alla Madonna della Stella nell'omonimo santuario in aperta campagna. Si chiama cos? da Stella del Mattino secondo quanto i contadini ionici vedevano nell'astro che orientava sin dalle prime luci dell'alba il lavoro tra gli agrumeti e gli oliveti delle contrade di Palagiano ed al quale ci si rivolgevano con preghiere e canti per avere buoni raccolti.
Gi? ai primi di ottobre cominciano le processioni, le novene dell'alba al richiamo sonoro ?du fiscarul? (la bassa banda), i rosari in onore della Madonna della Stella. Ma ? nel pomeriggio di sabato che in grande consesso davanti al santuario mariano, si svolgono i momenti pi? folcloristici e pittoreschi: i devoti si riuniscono per il rito dei “tagghiarin”. Su grandi fuochi e non meno notevoli calderoni si cucina una quantit? esorbitante di pasta, appunto i “tagghiarin”cio? fettuccine dai bordi arricciati e condite con salsa di pomodoro e infuocate, ma proprio tanto, dal peperoncino vengono consumate dopo la benedizione e un simbolico assalto ai pentoloni, come vuole la tradizione.
Secondo alcuni storici locali questa consuetudine risalirebbe alla storia, o meglio alla leggenda, delle sorelle Lenne e Stella che rifocillarono dei marinai naufraghi. Altri pensano, invece, alle lotte tra i proprietari terrieri e “padulari” ai tempi di Federico II.
Se oggi alla festa la pasta si consuma in piatti e posate di plastica, ma ancora c'? chi, per essere fedele alle consuetudini contadine si serve, come un tempo, di una pala di fico d'India, privato delle spine e per forchetta utilizza un pezzo di canna: una reminiscenza pagana e comunque un costume facilmente spiegabile con l'antica povert? della zona ricca di fichi d'India.
La domenica successiva con la messa celebrata dal vescovo e la processione per le vie cittadine ornate di sontuose luminarie, i fuochi d'artificio, la musica delle bande, si conclude la festa.
Ma c'? una coda di solitariet?: “tagghiarin” e preghiere anche per gli anziani e gli infermi.

Autore: Vittorio Stagnani
Fonte:    La Gazzetta del Mezzogiorno