Il Punto dei Coldiretti

22 Marzo 2005 Off Di Life


 PAOLO BEDONI CONFERMATO PRESIDENTE DELLA COLDIRETTI
Paolo Bedoni ? stato confermato presidente nazionale della Coldiretti, la principale  organizzazione degli imprenditori agricoli a livello europeo con oltre 600.000 imprese associate, la maggioranza assoluta di quelle iscritte alle camere di commercio. L?elezione con 296 voti su 299 ? avvenuta a scrutinio segreto nel corso del XXXIII Congresso (16-18 marzo 2005) che ha confermato l?intera giunta nazionale.
Paolo Bedoni, 49 anni, ? un imprenditore agricolo veronese. Sostenitore del metodo della concertazione progettuale, che ha portato all?istituzione del tavolo agroalimentare, ha guidato la Coldiretti in una fase di grande rinnovamento per l?agricoltura italiana.
In questi anni sono state varate importanti riforme del settore, a livello nazionale a comunitario, con l?approvazione della legge di orientamento per l?impresa agricola e la riforma della politica agricola comune.
?Abbiamo ottenuto queste conquiste attraverso un percorso di ?rigenerazione dell?agricoltura? – ha affermato Paolo Bedoni al momento dell?elezione – migliorando le nostre produzioni e puntando con decisione sulla qualit? e sulla sicurezza degli alimenti e dimostrando che la nuova agricoltura ? in condizioni di fare impresa nella gestione del territorio e dell?ambiente, valorizzandone, al tempo stesso, le risorse nell?interesse collettivo?.
La giunta nazionale risulta cos? composta: Presidente Paolo Bedoni, vice presidente Nino Andena (Lombardia), vicepresidente Sergio Marini (Umbria), vicepresidente Gennaro Masiello (Campania). Componenti della Giunta esecutiva: Massimo Gargano (Lazio), Pietro Salcuni (Puglia), Giorgio Ferrero (Piemonte), Giuseppe Guastella (Sicilia), Mauro Tonello (Emilia Romagna).
 

 STRALCI DALLA RELAZIONE DI APERTURA DEL PRESIDENTE PAOLO BEDONI
Made in Italy: ? in Europa che si afferma o si disperde suo valore – ?In queste settimane si ? discusso sui giornali se avesse senso o no parlare di ?patriottismo economico? a proposito di Made in Italy?. ?Una verit? ? emersa per? con grande evidenza: nel tempo della globalizzazione, per un grande Paese come il nostro, l?accettazione dell?omologazione e la rinuncia all?identit? ? un suicidio politico, sociale ed economico. L?importante ? ricordarsela soprattutto quando si discute e si negozia nei consessi internazionali: soprattutto in Europa, che ? la dimensione primaria nella quale quel rischio di omologazione va scongiurato e quella identit? va affermata, prima ancora che semplicemente e pateticamente difesa. Oggi l?Italia paga un prezzo altissimo in termini di efficienza e di competitivit? a causa dei ritardi accumulati nei decenni sul terreno comunitario?. ?Di conseguenza oggi non c?? niente di pi? velleitario che misurarsi con il resto del mondo ? e specialmente con l?aggressivit? commerciale dei paesi emergenti dell?Asia ? senza avere, prima di tutto, messo a regime il nostro rapporto con l?Europa. E? qui che si gioca il fondamentale confronto sulla competitivit?. E? qui che si afferma o, al contrario, si disperde il valore del Made in Italy?.

Made in Italy: battersi per sciogliere la logica del direttorio in Europa – ?E? fin troppo evidente ? e non da oggi ? che il nostro Paese non ? stato incluso e non verr? incluso ?per grazia ricevuta? nel ristretto club dei Paesi che pensano di doversi riservare il privilegio di appartenere ad un ?Direttorio?. Se c?? una preoccupazione bipartisan che dobbiamo condividere ? proprio questa: sapendo che l?obiettivo non ? quello di essere cooptati in questo o quel Direttorio del momento,  ma semmai quello di batterci per scioglierlo definitivamente in una visione realmente condivisa  della politica estera e della sicurezza dell?Unione Europea. L?esperienza della politica agricola ci ha insegnato che, quando noi abbiamo una posizione forte e la sosteniamo con argomenti seri e coerenti nelle sedi giuste, i dirett?ri e gli assi privilegiati fanno una gran fatica ad imporsi. Non siamo cos? ingenui da pensare che queste battaglie sacrosante si possano vincere  dall?oggi al domani. Ma proprio per questo, in sede comunitaria, non possiamo accettare come un dato di fatto la coesistenza di ?pi? Europe? che si formano a seconda dei temi e dei livelli decisionali: l?Europa del direttorio a tre, del mercato unico a dodici, della comunit? a 25. Altri paesi possono accettare questa impostazione. Non l?Italia, che ? in assoluto il Paese maggiormente danneggiato da questa divaricazione tra politica ed economia?. 

Made in Italy: non confondere il declino di taluni settori con quello dell?intera economia – ?E? a partire da questo recupero di consapevolezza del nostro peso e del nostro ruolo in Europa che possiamo affrontare il  problema della ?crisi di competitivit?? della nostra economia?. ?L?importante ? correggere le inefficienze laddove ? necessario e possibile ma soprattutto rinnovare le scelte produttive e ripensare le opzioni di sviluppo. Una sorta di inspiegabile attitudine conservatrice porta oggi taluni settori, specie in ambito industriale, a confondere il proprio ?declino? con quello dell?intera economia nazionale. E a riproporre politiche economiche a sostegno di un modello di sviluppo che si reggeva su basi molto diverse: un forte incidenza del settore pubblico, un capitalismo delle grandi famiglie tenute insieme dai cosiddetti ?salotti buoni? della finanza una politica monetaria che ha fatto largo uso della pratica della ?svalutazione competitiva?. Quel modello ? andato irreversibilmente in crisi con la globalizzazione e con il mercato unico europeo. Non lo si pu? rimpiangere al punto di riproporlo. Ha certamente svolto una funzione propulsiva ma non ha corretto minimamente gli squilibri territoriali e settoriali all?interno del Paese. Nel caso del Mezzogiorno li ha accentuati con strategie di industrializzazione tanto onerose per il bilancio pubblico quanto devastanti sul piano sociale ed ambientale. Nel caso dell?agricoltura ne ha frenato lo sviluppo non cogliendone le reali opportunit? e potenzialit? in rapporto con l?ambiente, con il turismo e con il territorio. Questo, alla lunga, ha pesato non poco sulla perdita di competitivit? del nostro sistema nella nuova fase post-industriale?. 
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Made in Italy: dall?impresa agricola linfa vitale per sviluppo – ?Il Made in Italy in campo alimentare? ?? un sistema di imprese che dispone di capacit? innovativa e di risorse imprenditoriali che possono creare nuove, importanti occasioni di reddito e di lavoro. E? un sistema di imprese che fornisce linfa vitale ad un nuovo modello di sviluppo. E se davvero questo modello di sviluppo lo vogliamo far decollare abbiamo bisogno di un comparto agroalimentare rinnovato e ridisegnato, un comparto che scelga con decisione la strada della valorizzazione della qualit? del prodotto agricolo italiano e del suo legame inscindibile con un territorio dotato di altre straordinarie risorse come il turismo, l?artigianato, le attivit? di fruizione dei beni culturali ed ambientali. L?agricoltura italiana ? in condizione di assumere oggi questo ruolo di  traino dell?intero comparto agroalimentare  perch? ha saputo mettersi alle spalle impostazioni assistenzialistiche di politica agricola che la spingevano ad accettare la marginalit? economica e sociale in cambio di una protezione corporativa; perch? ha saputo cogliere le sollecitazioni di una nuova cultura dell?alimentazione, del consumo critico e consapevole, del rispetto della natura e dell?ambiente; perch? sta dando una risposta sempre pi? convincente in termini di qualit?, trasparenza e professionalit? nell?attivit? imprenditoriale vera e propria (produzione, coltivazione e allevamento) oltre che nella gestione del paesaggio e del territorio  perch?, in ultima analisi, ha superato le vecchie concezioni della ruralit? e ristabilito un rapporto di grande fiducia tra l?impresa agricola e il consumatore.

Made in Italy: dal patto con il consumatore la legittimazione sociale – Questo processo di innovazione culturale l?abbiamo vissuto, maturato e metabolizzato nella nostra diretta esperienza. E per questo abbiamo potuto trasferirlo nell?ambito della politica agricola prospettandone una riforma profonda e radicale. Ma abbiamo potuto intraprendere con decisione questa strada, proprio perch? ci siamo messi in gioco prima di tutto come organizzazione. Il nostro rinnovamento ? partito dal ?Patto con il Consumatore? e ad esso resta fermamente ancorato. E? un patto che abbiamo firmato sulle piazze delle citt? italiane e che confermiamo ogni giorno nelle nostre aziende e nei mercati. L?abbiamo verificato nei giorni duri e difficili della crisi della Bse quando abbiamo lanciato a noi stessi, prima che agli altri, la sfida della rigenerazione assumendo impegni inequivocabili a favore della sicurezza alimentare. L?abbiamo fatto quando abbiamo raccolto oltre un milione di firme in poche settimane a sostegno di una proposta di legge sull?indicazione obbligatoria dell?origine del prodotto agricolo che poi ? stata approvata in Parlamento. L?abbiamo fatto battendoci per una nuova legge per l?impresa, con un ampliamento straordinario delle sue possibilit?, e per una revisione anticipata della politica agricola europea che fosse coerente con questo ampliamento degli orizzonti imprenditoriali. La nostra legittimazione come forza sociale l?abbiamo cercata ed ottenuta conquistandoci la fiducia del cittadino-consumatore. L?abbiamo ottenuta migliorando le nostre produzioni e puntando con decisione sulla qualit? e sulla sicurezza dei prodotti. L?abbiamo ottenuta dimostrando che la nuova agricoltura ? in condizione di fare impresa nella gestione del territorio e dell?ambiente, valorizzandone al tempo stesso le risorse nell?interesse collettivo. E? stato importante a questo fine la scelta di ricercare un dialogo intenso e proficuo, a cui vogliamo dare ulteriore sviluppo, con le associazioni ambientaliste e con quelle dei consumatori. Il nostro potere contrattuale ? quindi espressione della forma pi? nitida e trasparente di consenso sociale?.

Made in Italy: dalla concertazione risultati positivi – E? da questa conquista di legittimit? sociale che ? partita la nostra proposta di una concertazione progettuale con cui i Governi hanno accettato di misurarsi, dal 1997, quando ottenemmo l?istituzione del Tavolo agroalimentare. Il percorso lineare che la concertazione ha fatto al Tavolo agroalimentare ci ha portati ? un pezzo dopo l?altro ? a dare consistenza ad una riforma che lo scorso anno, con la revisione della Politica agricola comune, ha trovato il suo quadro di riferimento europeo di medio-lungo periodo.  Interpreto la presenza, a questa Assemblea, del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, come un segno di grande attenzione e sensibilit? verso i temi dell?agricoltura. A questo Governo riconosciamo il merito di aver rispettato l?impegno assunto su tre obiettivi fondamentali da noi posti ad inizio legislatura: sviluppare al Tavolo agroalimentare il confronto sul terreno della concertazione progettuale e realizzare la riforma anticipata della Politica agricola europea, fino al concretizzarsi della stabilizzazione dell?Iva agricola inserita in questi giorni nel decreto sulla competitivit?. Questi impegni sono stati mantenuti con risultati che noi consideriamo positivi. La  concertazione, che in tanti hanno sub?to e vanamente ostacolato, in pochi anni ha cambiato profondamente l?agricoltura italiana. Il metodo da noi proposto non ha niente a che fare con la concertazione intesa come mediazione del conflitto tra le parti sociali?. ?La concertazione, come noi l?abbiamo sempre impostata, ? gi? proiettata in questa nuova dimensione. E? un confronto tra Governo e forze sociali del comparto agroalimentare in cui si definisce un percorso ed un progetto. Su di essi si concorda o ci si scontra, ma sempre e comunque in piena autonomia: cio? nella chiara distinzione dei ruoli senza mediazioni, senza interferenze, senza allusioni e collusioni politiche. E? su questo terreno di chiarezza istituzionale che noi abbiamo potuto sviluppare un confronto davvero costruttivo con il Ministro delle Politiche Agricole, Gianni Alemanno; un confronto franco e leale che ha portato ad importanti risultati nel percorso, che si va completando per la rigenerazione dell?agricoltura italiana. E? un percorso che presenta ancora ostacoli e difficolt?, soprattutto per le incrostazioni corporative che sopravvivono nel settore, ma che pu? essere portato a conclusione con buone prospettive di successo?.
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Made in Italy: non possiamo pensare a barriere protezionistiche – Si ? fatto un gran parlare, in queste settimane, di minacce alle produzioni italiane, specie del settore tessile, soprattutto provenienti dalla Cina, dall?India e dal sud-est asiatico.  Conosciamo bene  l?aggressivit? di quei mercati e la spregiudicatezza nelle contraffazioni che colpiscono i prodotti agricoli non meno di altri prodotti. Ma non possiamo certamente pensare di alzare barriere protezionistiche, a maggior ragione dopo che ci siamo battuti perch? la Cina entrasse, come ? avvenuto, nel Wto e accettasse le regole del gioco del mercato internazionale. E? vero che le economie dei Paesi cosiddetti emergenti, in alcuni settori in cui il Made in Italy ? tradizionalmente forte, sfornano prodotti a prezzi notevolmente pi? bassi. Dobbiamo fronteggiarle puntando sulla qualit?, fin dove ? possibile e ragionevole, e altrimenti diversificando e puntando su produzioni a pi? alto tasso di innovazione, di creativit? e di valore di piacere e di godimento da parte del consumatore. Non pretendiamo di dare una risposta generale a questo problema che comunque va affrontato in sede europea. Certo non possiamo fare a meno di sottolineare che se c?? un comparto che dispone in grandi dosi di queste caratteristiche, e che su queste basi pu? reggere il confronto con le economie dei paesi emergenti, questo comparto ? proprio quello agroalimentare. Ad una condizione: che si capisca che la sua forza sta nella sua ?non omologabilit?? e che esso pu? portare sul mercato una qualit? davvero imbattibile solo se valorizza fortemente, insieme alla capacit? e all?innovazione imprenditoriale, l?origine del prodotto e il suo legame con il territorio?.

Made in Italy: gli industriali vogliono l?etichetta di origine per il tessile, ma non per l?alimentare – ?Parlando del settore tessile Peter Mandelson, il Commissario europeo al Commercio, si ? impegnato a difendere il Made in Italy. E? significativo il modo in cui pensa che si debba farlo: ?I consumatori ? dice il Commissario –  vogliono e devono conoscere l?origine e la natura di ci? che comprano. Devono disporre di indicazioni precise e veritiere che diano loro la possibilit? di compiere scelte libere ed informate?. La sua opinione ? dunque che ?ci vogliono regole rigorose in materia di etichettatura? e che ?una regolamentazione sui marchi di origine delle merci sarebbe un passo importante nella direzione giusta?. Sono parole sagge, che i nostri industriali del tessile hanno dimostrato di apprezzare e di condividere. Queste parole dovrebbero essere condivise, a maggior ragione, dalla rappresentanza dell?industria alimentare che ha addirittura scelto di far ricorso a Bruxelles contro la legge italiana che rende obbligatoria l?indicazione dell?origine del prodotto agricolo nell?etichetta. Nel ricorso si sostiene che con questa legge si favorisce il prodotto agricolo italiano e che questo fatto comporta drammatiche conseguenze per l?industria alimentare. Sembrerebbe che l?indicazione dell?origine sia un toccasana per il tessile ed un disastro per l?agroalimentare. Per fortuna del Made in Italy i fatti daranno ragione al signor Mandelson. L?Europa non potr? che andare verso soluzioni di maggiore trasparenza e di massima informazione per il consumatore. Solo cos?, peraltro, si possono combattere le contraffazioni. Abbiamo cercato in tutti modi di portare i problemi del Made in Italy al Tavolo agroalimentare con una proposta organica. Noi non vediamo un?alternativa ad un dialogo tra tutti i componenti della filiera e a tutto campo. Vi pu? essere divergenza di vedute sulle prospettive economiche ed anche sulle leggi ma non vi pu? essere conflitto, tanto pi? se tutti insieme ragioniamo dentro la logica e gli orizzonti, peraltro straordinari, del Made in Italy. A noi sembra che la drammatizzazione sulla legge che rende obbligatoria l?indicazione dell?origine del prodotto agricolo sia del tutto fuori luogo. E tuttavia siamo convinti che, entro lo spirito della legge e con un accordo in sede istituzionale sulle regole di attuazione, si possano trovare soluzioni pragmatiche e articolate a seconda delle caratteristiche dei vari settori. Premessa di tutto ci? ? per? che vi sia un forte impegno reciproco tra agricoltura e industria alimentare: pi? qualit? del prodotto agricolo italiano, pi? investimenti su di esso da parte dell?industria. Insomma non ? certamente dall?indicazione dell?origine del prodotto agricolo che viene l?attentato alla competitivit? e alla credibilit? verso il consumatore dell?industria alimentare.

Made in Italy: l?agroalimentare valorizzi il legame con il territorio –  ?I veri attentati purtroppo li avevano portati i crack Cirio e Parmalat che, al di l? dei gravissimi comportamenti criminosi, dimostravano come una parte significativa dell?industria alimentare italiana avesse gi? da anni completamente rotto il suo legame con il territorio d?origine del prodotto perdendo in questo la natura e la  qualit? di Made in Italy. Sappiamo bene che altri e non meno significativi settori dell?industria alimentare hanno invece rifiutato queste logiche e, negli ultimi anni, hanno ricercato un rapporto pi? stretto con l?agricoltura di qualit? e  con il territorio. Lo ha sicuramente fatto l?industria espressione della cooperazione delle imprese agricole alla quale guardiamo con crescente interesse per il ruolo che sta svolgendo nel presidio dell?agroalimentare italiano e dalla quale ci aspettiamo  un ruolo che ricopre maggiore responsabilit? nella tutela  del vero Made in Italy. C?? poi il problema della commercializzazione dei prodotti che ? un altro dei punti critici della filiera agroalimentare che penalizza l?impresa agricola da una parte e il consumatore dall?altro. Mentre cresce, grazie alla nuova legge di orientamento dell?impresa, la capacit? di vendita diretta delle imprese agricole, pi? travagliato ? il settore della grande distribuzione organizzata nel quale sembra inarrestabile un processo di internazionalizzazione che procede a senso unico, a spese della presenza di gruppi a propriet? italiana. Anche se il fatto in s? non ? contestabile, negare che questo sia destinato a diventare in prospettiva un ulteriore punto di debolezza del Made in Italy ? negare l?evidenza. E? questo uno dei settori in cui l?Italia perde il confronto con Paesi all?interno del mercato unico e dell?area dell?Euro. E, anche in questo caso, a nulla serve ragionare in termini protezionistici. Occorre dialogare con chi sul mercato si ? conquistato spazio e credibilit?. Il sistema delle imprese agricole deve sapersi misurare con questa realt? non subendone passivamente le scelte ma strutturando la sua forza contrattuale:  organizzando cio? al meglio la sua capacit? d?offerta e trovando le necessarie alleanze sul territorio?.
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Made in Italy: la forbice dei prezzi ? un suicidio collettivo –  ?Non c?? dubbio per? che la politica economica debba mettere mano alle inefficienze del sistema distributivo nel suo complesso. Oggi il prodotto, specie nell?ortofrutta, arriva alla tavola dei consumatori a prezzi che non hanno giustificazione alcuna e che sono pagati  molto meno (fino ad un sesto del prezzo finale) all?impresa agricola. Questo divario impressionante tra il prezzo al produttore e il prezzo al consumatore d? un?idea di dove sia la soluzione del problema della competitivit? nel comparto agroalimentare. Mantenere una forbice cos? ampia tra produzione e consumo significa colpire al cuore il Made in Italy agricolo ed alimentare. E decretare una sorta di suicidio commerciale collettivo. Noi diciamo a tutte le componenti della filiera: mettiamoci intorno al Tavolo agroalimentare insieme al governo e affrontiamo seriamente questi problemi. Un fatto ? certo: nessuno pu? farcela da solo ad affrontare strozzature cos? gravi e cos? onerose del sistema produttivo che si scaricano sul prezzo. E? una ragione di pi? perch? sia il Governo a prendere l?iniziativa?.

Made in Italy: un marchio dei marchi per ridare competitivit? –  ?Un impegno comune di tutte le componenti a ridare competitivit? al comparto agroalimentare ci pu? portare alla scelta di varare un ?marchio dei marchi? dell?autentico Made in Italy alimentare. Noi pensiamo ad una forma di certificazione che il sistema Italia propone al mercato a garanzia della qualit? e dell?originalit? delle sue produzioni di qualit?. Sarebbe una dimostrazione di lungimiranza ed anche una prova di grande maturit? perch? un ?marchio dei marchi? del Made in Italy presuppone l?accettazione da parte di tutte le componenti della filiera di regole assoluta trasparenza del processo produttivo?. ?Alla politica chiediamo non gi? provvedimenti tampone o misure congiunturali ma un intervento organico sui problemi strutturali ed infrastrutturali per abbattere i costi della distribuzione e per facilitare l? integrazione tra i vari momenti del processo produttivo nel comparto agroalimentare. Occorrono misure per lo sviluppo dei servizi alla produzione, per l?implementazione dei sistemi di rete per l?innovazione tecnologica, per la ricerca e formazione?. ?Il messaggio che noi vogliamo lanciare con questo congresso ? fondamentalmente il seguente: la politica agricola ? entrata a pieno titolo nella politica economica?.
  

 IL PAPA INVITA LA COLDIRETTI A CONTRIBUIRE AL PROGRESSO DELLA SOCIETA? 
L?accorato invito ai dirigenti e ai soci della Coldiretti ?ad offrire il proprio specifico contributo per il progresso integrale della societ?, fondato sulla centralit? della persona umana, sulla tutela dell?istituto familiare, sulla crescita economica improntata alla solidariet?, seguendo le fondamentali indicazioni della Dottrina sociale della Chiesa? ? al centro del messaggio che il papa Giovanni Paolo II ha inviato al presidente Paolo Bedoni in occasione del XXXIII congresso della Coldiretti, tramite il cardinale Angelo Sodano Segretario di Stato Vaticano.
Un?esortazione alla quale il Pontefice ha unito il ?beneaugurante saluto e l?assicurazione della spirituale vicinanza, con la preghiera e con l?incoraggiamento a proseguire generosamente nella testimonianza dei profondi valori del mondo rurale, animati dalla lunga e radicata tradizione di fede e di civilt? cristiana?. Giovanni Paolo II, inviando di cuore ai partecipanti la benedizione apostolica, ha inoltre formulato ?cordiali auspici per un intenso e proficuo svolgimento dei lavori congressuali? e ha concluso il suo messaggio di saluto invocando ?la celeste intercessione di Maria, Madre della Chiesa, e di San Giuseppe, Patrono dei lavoratori su tutti i quanti prendono parte al Congresso nazionale della Coldiretti?.
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 CIAMPI: AGRICOLTURA IMPEGNATA NELLA DIFESA DEI SUOI PRODOTTI NELL?ECONOMIA GLOBALIZZATA 
?A me stanno particolarmente a cuore i problemi che riguardano l?agricoltura italiana, sempre pi? impegnata a difendere l?autenticit? e la capacit? di penetrazione commerciale dei suoi prodotti in un?economia globalizzata, muovendo da una lungimirante vocazione europea?. Con queste parole di riconoscimento dell?importante ruolo dell?agricoltura il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi si ? rivolto, con un caloroso messaggio di saluto, al presidente della Coldiretti Paolo Bedoni, in occasione dell?apertura dei lavori del XXXIII congresso dell?organizzazione.
?I coltivatori diretti – ha aggiunto Ciampi nel suo messaggio al congresso Coldiretti – costituiscono una delle categorie di pi? antica tradizione nel mondo produttivo: essi sono i soggetti che, pur affrontando problematiche economiche di crescente complessit?, hanno costantemente chiara la percezione del senso della terra, nel significato pi? nobile dell?espressione. Ci? li rende sensibili all?esigenza primaria di conciliare le esigenze della conduzione imprenditoriale dell?agricoltura con la salvaguardia dell?ambiente e del paesaggio?.
?La Nazione – questo l?importante riconoscimento rivolto dal Presidente della Repubblica ai dirigenti della Coldiretti – sa di poter contare sulla presenza attiva di questi operatori nella soluzione dei pi? importanti problemi economici e sociali della sua vita civile. A tutti i convenuti, un fervido augurio di buon lavoro, con il mio saluto pi? cordiale?.

 STRALCI DELL?INTERVENTO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SILVIO BERLUSCONI 
Fin dal suo insediamento nel 2001, il Governo ha fatto proprio lo slogan di Coldiretti per la ?rigenerazione? dell?Agricoltura. Cos? ha esordito il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi intervenendo al XXXIII congresso di Coldiretti che si ? aperto oggi a al Palazzo dei Congressi di Roma. ?Coldiretti ? ha detto ? ha avuto la forza e il coraggio di rigenerarsi e di rigenerare l?agricoltura, trovando collaborazione nel Governo, come dimostra l?aumento record della produzione agricola che ha raggiunto il 10,8%, e la crescita del 2,7% degli occupati del settore?.
Berlusconi ha sottolineato che l?attenzione del suo Governo si ? concretizzata anche nel decreto sulla competitivit?, che assegna quasi un terzo dei fondi al settore agricolo.
Il capo del Governo ha poi elencato una serie di provvedimenti a favore del settore agricolo, dall?abolizione dell?imposta di successione, all?ampliamento delle possibilit? di ricomposizione fondiaria, dal potenziamento del fondo mutualistico per i rischi in agricoltura all?ampliamento della gamma delle attivit? agricole con la legge d?orientamento. ?Grazie al tavolo Agroalimentare ? ha detto il presidente del Consiglio ? siamo riusciti a varare normative importanti e qualcosa ? cambiato in questi anni e il made in Italy ? cresciuto, grazie anche all?azione di Coldiretti?. Berlusconi ha anche annunciato che il presidente di Coldiretti Paolo Bedoni vorrebbe farlo diventare socio dell?organizzazione, proponendogli in continuazione l?acquisto di tenute agricole. ?Prima o poi decider? di accettare? ha commentato.
Al termine del suo intervento, il presidente del Consiglio ha ringraziato Coldiretti ?per la sua collaborazione, per la sua capacit? di rappresentare gli interessi agricoli, per il suo peso sul territorio e per la sua chiarezza. Continuiamo cos? ? ha concluso ? e riusciremo a riportare l?agricoltura al centro dell?economia italiana?.

 STRALCI DELL?INTERVENTO DEL MINISTRO DELLE POLITICHE AGRICOLE GIANNI ALEMANNO 
?L?agricoltura ? stata determinante per la crescita dell?1,2 del Pil italiano ed ? un settore che pu? dare indicazioni a tutti i comparti economici perch? oggi ha un ruolo d?avanguardia?. Lo ha detto il ministro delle Politiche Agricole, Gianni Alemanno, intervenendo al XXXIII Congresso Coldiretti. Il ministro ha sottolineato in particolare la forte collaborazione data da Coldiretti al suo ministero ?senza confusione di ruoli?.
Alemanno ha dichiarato di ?riconoscere a Coldiretti una grande capacit? di essere forza sociale e di capacit? di dare un orientamento al Paese. Ogniqualvolta ci sono stati problemi da affrontare ? ha detto Alemanno ? Coldiretti ci ha sempre messo la faccia?. Il ministro ha dichiarato di condividere la relazione del presidente Paolo Bedoni perch? ?ha collocato al centro il valore dell?identit? nazionale nel contesto europeo. Un?identit? non aggressiva, che diventa anche cifra economica?. Secondo il ministro, Coldiretti ?ha dato lezioni di concertazione, senza cadere nei veti reciproci e rimanendo sempre aperta al dialogo?.
?Dalla relazione di Bedoni ? ha detto ? dobbiamo raccogliere la sfida per accelerare ci? di cui abbiamo bisogno. L?agricoltura ? a una svolta e con la Riforma di medio termina, l?impresa ? libera di orientarsi verso il mercato, dove deve per? essere accompagnata dal sistema complessivo. Non tutte le imprese riusciranno a superare questo passaggio, ma noi lavoreremo per sostenere chi fa impresa e non chi resta legato all?assistenzialismo o chi dell?agricoltura fa un dopolavoro?.
Il problema principale, secondo il ministro, sono i redditi degli agricoltori che non crescono insieme all?agricoltura. ?Per questo ? ha ricordato ? oggi ? stato riproposto il decreto sulla situazioni di crisi che dovrebbe difendere le imprese agricole dai rischi indipendenti dalla loro volont?. Inoltre la Commissione Ue ha finalmente accettato di destinare parte delle sue risorse  alle crisi di mercato accogliendo la nostra equazione di crisi di mercato uguale calamit? naturale?.
Alemanno ha poi dichiarato che ? necessario lavorare per chiudere la forbice dei prezzi alla produzione e di quelli al consumo. ?Per far questo ? ha detto ? sar? necessario anche rivedere le figure delle associazioni di prodotto e la redistribuzione del reddito lungo la filiera, ricercando una collaborazione con l?industria e la distribuzione?.
Infine il ministro Alemanno ha dichiarato di non ?condividere l?esternazione giornalistica del professor Umberto Veronesi. Siamo stanchi di questa campagna stampa contro l?agricoltura che forse ha la colpa di non essere prona ai diktat delle multinazionali. A Veronesi rispondo con le dichiarazioni di un altro scienziato, il professor Ferdinando Aiuti, immunologo dell?Universit? la Sapienza di Roma, il quale ha dichiarato che c?? il pericolo che bambini e anziani possano recepire il messaggio di Veronesi ed eliminare dalla loro alimentazione proteine e minerali contenuti nella carne e nel latte?.

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 STRALCI DELL?INTERVENTO DI ROMANO PRODI
?In un momento in cui la bilancia commerciale ? in difficolt? e si registra una crisi del settore industriale, ? l?agricoltura che deve assumere un ruolo di traino dell?economia, puntando sulla qualit? del Made in Italy e sulla specializzazione delle filiere?. Lo ha affermato il professor Romano Prodi, intervenuto nella giornata conclusiva della XXXIII Assemblea di Coldiretti.
Nel corso del suo discorso, l?ex presidente della Commissione Europea ha fatto una panoramica sulla situazione e sul futuro del settore primario. ?Occorre che l?agricoltura costruisca alleanze forti e stabili con i partner europei come con gli altri settori ? ha sottolineato – , poich? senza politiche forti e continuative non si va da nessuna parte. Coldiretti ? preparata a questo compito e deve essere pronta a proporlo, gestirlo e, magari, anche ad imporlo. Oggi registriamo alcuni problemi in filiere come l?ortofrutta o il florovivaismo che vanno ulteriormente modernizzati, ma, pi? in generale, occorre elevare la qualit? delle nostre produzioni e della nostra capacit? organizzativa, per gestire una globalizzazione che va avanti e spingere le nostre produzioni sui mercati?.
Certo, servono le regole. ?Dobbiamo essere forti e duri contro l?illegalit? e la contraffazione, difendendoci dall?agropirateria e dalla finta italianit?. Ma, in un momento in cui l?economia globale vede Cina e India protagoniste, non possiamo pensare di chiuderci in noi stessi, bens? dobbiamo essere consapevoli di poter lottare ad armi pari con tutti, ovviamente sulla base del rispetto delle norme?. Oltre a ci?, l?agricoltura, secondo Prodi, ?deve assumersi la responsabilit? di tutelare un turismo di elite che guarda al territorio? e gestire il suo ?ruolo  unico nella difesa dell?ambiente, che, del resto, non pu? essere preservato se non si assegna questo compito a chi fisicamente vive il territorio?.
Non ? mancato un passaggio sulla Riforma della Politica agricola comunitaria, che ha visto Prodi impegnato in prima persona a Bruxelles. ?Una Riforma che se non fosse stata fatta subito, sarebbe stata decisamente peggiore, ma anche una Riforma che ora premia i comportamenti e non le posizioni acquisite ? ha rimarcato il professore -. E in tutto ci?, va sottolineato il ruolo avuto da Coldiretti che, unica ad uscire fuori dal coro, ha saputo guardare avanti per costruire il nuovo, nell?interesse del futuro dell?agricoltura.
Certo, qualcuno afferma oggi che all?agricoltura finiscono troppi fondi, ma non bisogna dimenticare che le politiche industriali sono affidate alle nazioni, e se si fanno i conti ci si accorge che l?agricoltura ? un settore ancora in credito nei confronti degli stati e della comunit?, e non in debito?. 

 STRALCI DELL?INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA CEI CARDINALE CAMILLO RUINI
?Vi porto il saluto, l?apprezzamento  e la stima dei vescovi italiani per quello che state facendo per la societ? e la Chiesa?. Con queste parole il cardinale Camillo Ruini ha aperto il proprio intervento ai lavori della terza giornata della XXXIII assemblea congressuale della Coldiretti in svolgimento a Roma.
Ricordando il cammino e l?evoluzione compiuti dal mondo agricolo negli ultimi 70 anni, il presidente della Conferenza Episcopale Italiana ha sottolineato la nuova vitalit?  che sta caratterizzando la strategia di rigenerazione della Coldiretti, che in questa fase di rinnovamento non ha rinnegato le proprie radici ma al contrario ha saputo valorizzarle.
?E? importante che la Coldiretti e il mondo agricolo ? ha detto Ruini ? sappiano incidere nei nuovi assetti europei e mondiali restando fedeli ai valori fondamentali della Dottrina Sociale Cristiana. Desidero compiacermi per la vitalit? che state dimostrando non solo a livello economico, sociale e culturale ma anche spirituale?.
Ruini ha quindi indicato i due punti cardine cui fare riferimento: la persona umana e il suo valore come risorsa per il lavoro e l?ambiente .
?La Coldiretti- ha affermato ? ha saputo valorizzare la risorsa ambientale non in modo retrogrado ma in modo dinamico e all?avanguardia, rispondendo anche alle esigenze della societ? in termini di sicurezza alimentare?.
Commentando i dati recentemente diffusi sulla crescita del Prodotto Interno Lordo del Paese,  Ruini ha sottolineato il rilevante contributo apportato dal settore agricolo. ?I momenti di difficolt? – ha ricordato – devono servire anche da stimolo per individuare soluzioni creative ed efficaci. E? in questo modo che voi state operando?.
Ruini ha quindi annunciato che i Vescovi italiani hanno preparato un documento specifico per il mondo rurale, che ? gi? stato approvato e verr? diffuso entro giugno. ?La Chiesa ha fiducia nel mondo agricolo e nella Coldiretti ? ha concluso -; abbiamo molte aspettative sul vostro operato?.