Una premessa è d’obbligo prima di ricordare la bomba esplosa alla banca dell’agricoltura di Milano nel 1969, strage che fece da apripista ad una serie d’altri attentati con lo scopo di creare un clima di terrore protrattosi per circa mezzo secolo.

Sconfitto il nazifascismo, militarmente, il nuovo governo si trovò di fronte ad una decisione, anche imposta dagli alleati, se lasciare tutto il potere della macchina organizzativa della nazione come polizia, poste, scuola sanità ecc. ai fascisti sconfitti che avevano già la capacità di far funzionare, oppure lasciare il paese nel caos.

Sopattutto per questa ragione si decise di graziare tutti i fascisti che furono lasciati ai loro posti di comando della macchina dello stato con un semplice, da parte loro, giuramento ipocrita al nuova stato democratico.

Questa decisione fortemente voluta dai dirigenti dell’allora partito comunista italiano che non intendeva aprire un nuovo corso rivoluzionario in Europa nonostante la contrarietà della sua base che rifiutarono gli ordini del partito, di sospendere le ostilità e di consegnare tutte le armi, continuando con oltre ventidue colonne partigiane la resistenza.

Il governo provvisorio pur di non avere fra i piedi alcun oppositore al nuovo corso aprì le porte delle carceri degli antifascisti-anarchici due anni dopo la liberazione e dopo aver liberato i fascisti e i delinquenti comuni.

La liberazione della manovalanza fascista e l’aver lasciato quasi tutti i dirigenti ex fascisti ai loro posti, che nel frattempo erano diventati democristiani, diede la speranza alla reazione di una possibilità successiva di riscatto.

Questa ragione, il non essersi liberati completamente dei fascisti portò l’Italia ha subito per oltre mezzo secolo una guerra definita di bassa intensità, che dalla strage di piazza fontana continuando per Brescia, Bologna e così via oltre ai tentativi di colpo di stato tentati con la regia dei servizi segreti italiani e statunitensi in combutta con nuovi e vecchi fascisti, hanno messo in atto, un clima di terrore e di paura allo scopo di fermare il movimento d’emancipazione in ascesa e di riportare il paese sotto le grinfia della reazione.

Immediatamente la strage di piazza fontana furono accusati, d’averla compiuta, gli anarchici che pagarono un prezzo molto alto nonostante che in seguito scagionati.

Giuseppe Pinelli anarchico ferroviere assassinato, Valpreda incarcerato e tutto il movimento criminalizzato complice la stampa da quella di destra a quella di sinistra salvo qualche eccezione.

Grazie alla controinformazione, alla mobilità collettiva, il disegno di riportare il paese nelle mani di un regime autoritario non è andato a buon ( mal ) fine.
Oggi dopo 41 anni, si sono solo individuati i manovali fascisti che hanno eseguito l’attentato, mentre rimangono ancora nel mistero i mandanti protetti con il pretesto del “segreto di stato”.

Mentre Giuseppe Pinelli perdeva la vita per causa di un malore attivo, così è stato definita la sua morte, al commissario Calabrese che a quell’epoca era responsabile dell’arresto di Pinelli e delle torture subite è proposto la beatificazione.
Pur di non risalire ai mandanti ancora oggi che il paese sembra “ normalizzato” si tenta di lasciare abbandonati tutti i faldoni del processo, dagli interrogatori, alle istruttorie le foto e altro che interessa il processo stesso negli scantinati dell’archivio del tribunale di Catanzaro ove fu trasferito nel 1972 il processo con il pretesto dell’ordine pubblico, dove si spera che muffe, umidità, topi distruggano definitivamente le prove raccolte.

La segnalazione dell’abbandono è stata segnalata da prima da una studentessa poi raccolta dal quotidiano della Calabria e dall’associazione altra Catanzaro che ha permesso ancora una volta di chiamare a raccolta e alla mobilitazione intellettuali, giornali, storici oltre chiaramente gli anarchici, quasi tutti Calabresi, che con una sottoscrizione hanno permesso di salvare i documenti che con un lavoro che è durato circa 3 anni sono stati portati su supporto magnetico, cd, il tutto.

Questo lavoro permette di conservare una parte della nostra memoria ed è stato già presentato il 26 Novembre a Catanzaro in una pubblica iniziativa che ha riconfermato dopo 41 anni che la strage di piazza fontana è stata una strage di stato com’è stato ripetuto anche questo anno, 12 Dicembre, sugli striscioni e i manifesti apparsi in molte città italiane.

Vitaliano

Di Life

Libero da ogni schema e appartenza di pensiero. Tutto cio' che non conosco nutre la mia vita. Nel momento che riesco a capirmi... ho gia' fatto un altro giro!

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