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ACCORPAMENTO DELLO “G.M.SFORZA” DI PALAGIANO, QUALCHE DOVEROSO CHIARIMENTO

È opportuno un intervento sulla vicenda della presunta privatio dignitatis (sottrazione di dignità) con la revoca dell’autonomia all’Istituto commerciale e per geometri “G.M.Sforza” di Palagiano, che rischia di prendere pieghe poco chiare e avventurarsi in sentieri scivolosi dalle logiche cieche, considerato anche quanto sta accadendo per altri settori nevralgici del territorio, senza tema di smentita, con gradi maggiori di sensibilità (per esempio strutture ospedaliere chiuse e criticità consequenziali). Il malessere parte dalle recenti disposizioni del Governo nazionale che impongono a 600 (art.69 Legge di Stabilità 2012) la soglia minima di alunni per ogni istituto secondario di secondo grado (con una tendenza a toccare cifre più elevate). Il nuovo elemento di legge introdotto ha purtroppo condizionato non poco la ridefinizione della rete d’istruzione e della formazione sull’intero territorio provinciale, gravoso compito spettante, come da normativa vigente, all’Ente con sede in via Anfiteatro. Detto compito non reca intrinsecamente una decisione ultima e definitiva, ma costituisce parere trasmesso al competente organo della Regione Puglia la quale è chiamata a dare una determinazione conclusiva. Rispetto a ciò si è avuta una doverosa e legittima discussione in seno agli organi ed enti deputati a fornire pareri in tale materia. Essa ha assunto toni che dire agitati avrebbe il sapore di eufemismo, in quanto la soppressione di diverse autonomie scolastiche si scontra a muso duro con l’identità, la storia e il radicamento della singola istituzione scolastica nel proprio tessuto culturale, sociale ed economico. Su questo aspetto come si può non essere d’accordo? La convergenza e l’unità delle varie rappresentanze politiche e amministrative sono totali, come totale è l’impegno di tutelare l’ingente lavoro e i tanti sacrifici sopportati dai docenti, dagli studenti e dalle famiglie, che hanno vissuto lo “G.M.Sforza” nei circa tre decenni a questa parte. Tutto ciò non può e non dev’essere oscurato da una norma ancorché inaccettabile, ma pur sempre da applicare. Giunto a questo punto, è doveroso introdurre un ulteriore dato di conoscenza,da cui non si può prescindere per tentare di dirimere la questione. Ciò va fatto, prendendo le precauzioni del caso onde evitare di parteggiare per fronti solo in apparenza opposti, perché ci si possa dirigere, in modo pacato e ragionevole, verso la soluzione che i tempi delle normative impongono. Chi si trova a ricoprire cariche all’interno delle Pubbliche Amministrazioni ha come primo suo dovere, ritengo, l’essere corretto e rispettoso della legge, non subendola supinamente, ma, d’altro canto, neppure evitandone la sua applicazione. Nelle Linee di indirizzo della Regione Puglia, fonte disciplinante di riferimento per gli addetti ai lavori pugliesi, che afferiscono alla rete dei punti di erogazione scolastica, nella sezione denominata “criteri, parametri e procedure di dimensionamento”, si parla di “perdita dell’autonomia” per le istituzioni al di sotto di 300 alunni e la revoca dell’autonomia degli istituti sottodimensionati (500 alunni, parametro previsto dal DPR 233/98), a meno che non “si evidenzino situazioni particolari indispensabili e indilazionabili di opportunità inversione di tendenza nelle iscrizioni, scuole presidio di formazione e legalità in aree difficili)”. Il dato di 500 è evidentemente in contrasto con il nuovo tetto sancito con decreto. Vi è, comunque, un passaggio che precede quello riportato e che auspica “ipotesi di omogeneità di filiere formative, anche afferenti ai diversi settori di ripartizione (Licei, Tecnici, Professionali)”, tale da corrispondere “ad esigenze didattiche e organizzative di fondo, che attengono all’orientamento degli allievi ed alla costruzione del loro progetto di vita e, quindi, alle possibilità reali di passaggio tra diversi ordini di scuola in maniera consapevole;- a stabilizzare gli organici, allargando gli ambiti di utilizzo delle classi di concorso afferenti a medesimi ambiti disciplinari;- a favorire la formazione dei docenti, migliorando il passaggio di competenze didattiche da un ordinamento all’altro.” Il principio affermato, oltre a rispondere ad ‘esigenze di cassa’ per lo Stato, assunto in termini positivi, potrebbe configurarsi come una sfida ove la politica e la scuola, nelle sue diverse componenti, concorrono ad elevare il profilo culturale delle comunità in esso operanti. Solo così la mutata situazione, non assorbita alla stregua di una sottrazione di dignità e di valore aggiunto storico-sociale, nel quadro di una connessione di opportunità integrate di istruzione e formazione delle nuove generazioni, potrà rappresentare il volano verso la strutturazione di abilità singole interfaccianti tra di loro, le quali vanno ad allinearsi in competenze rispondenti alle vocazioni economiche del territorio. La soluzione al problema non è distante e non va ricercata al di fuori della nascente istituzione scolastica. I carichi e gli equilibri fra le diverse realtà scolastiche congiunte andrebbero concordati d’intesa tra la Dirigenza scolastica, il Dirigente dei Servizi Generali ed Amministrativi (DSGA) e il corpo docente nel suo insieme. A maggior ragione dunque, in questa fase di particolare fibrillazione parlare di buon senso non è fuori luogo, anzi vale come criterio guida per raccordare ed organizzare le risorse umane e professionali in un nuovo orizzonte scolastico e per utilizzare al meglio le dotazioni strumentali a disposizione. Un capitolo che non va accantonato, infine, la valorizzazione delle capacità interne alla scuola a intercettare finanziamenti europei, volti ad arricchire l’offerta formativa in maniera equa e sostenerla al cospetto di una platea giovanile sempre più esigente.
Carmine Montemurro, Consigliere Provinciale PD

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Libero da ogni schema e appartenza di pensiero. Tutto cio' che non conosco nutre la mia vita. Nel momento che riesco a capirmi... ho gia' fatto un altro giro!

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