Il comizio del PDL tenuto domenica sera e un articolo apparso su Repubblica offrono materiale abbondante per potere riflettere a proposito della biblioteca, della cultura e, tema quanto mai spinoso, intorno al rapporto esistente tra politica e cultura in generale.
Quanti leggono sanno che non è ancora sopita la polemica generata questa estate da un concerto organizzato dall’Arci: ancora domenica sera, a maggior riprova della tesi, ricevevo un sms nel quale venivo accusato, insieme a Donato Piccoli, di aver favorito gli attacchi presenti nell’intervento di Francesco Serra al comizio del PDL e indirizzati nei confronti dell’Arci e dell’Amministrazione comunale.

È abbastanza ovvio che non è l’sms in sé a rendere necessario questo articolo, non vedo infatti il motivo per cui dovrei essere io a farmi carico delle accuse che il PDL ha mosso. Se a quelle accuse, tanto l’Arci quanto chi ha la responsabilità del settore cultura, non riescono a replicare, mi pare evidente che qualche fondamento quelle accuse devono pur averlo. La mia sola “colpa” è, semmai, di non aver fatto come gli struzzi, infilare cioè la testa sotto la sabbia per poter sostenere che tutto va nel migliore dei modi.

So bene che all’Arci avrebbero molto gradito l’atteggiamento che – a torto o a ragione – siamo soliti attribuire agli struzzi, ma la politica impone, quando si ha a cuore l’interesse generale e non quello di parte, di essere – se occorre – spietatamente feroci contro la propria parte e di disinteressarsi perfino dei rapporti di amicizia. Soprattutto quando si ha coscienza di aver dato fondo a tutti quegli strumenti, dal provare a far ragionare fino al consiglio vero e proprio, che potevano evitare gli sviluppi incresciosi che immancabilmente sarebbero seguiti.

L’articolo, dunque, si rende necessario per altre ragioni: per via di alcune imprecisioni contenute nell’intervento di Serra; per i troppi silenzi dell’Arci, che pur risultando gestore della biblioteca, mai si è preoccupata di far sapere quale sarebbe la filosofia che ispirerebbe la sua gestione; per le troppe contraddizioni contenute nell’operato dell’Amministrazione a proposito di un tema delicato qual è quello culturale.

Il comizio
Non è affatto vero che il servizio biblioteca costerebbe 60.000 euro l’anno alla comunità palagianese. Francesco dovrebbe sapere bene che il Comune non può permettersi un tale esborso; attraverso il ricorso ad almeno 4 mesi di “volontariato”, il costo reale del servizio è di 40.000 euro. Si tratta sicuramente di una somma importante, soprattutto se si considerano due aspetti: a) negli anni passati con la stessa somma, o con una molto vicina a quella, si garantivano 2 anni di gestione; b) continua a latitare la politica degli “investimenti” che, trattandosi di una biblioteca, consiste nell’acquisto di libri, ma si tratta comunque di una somma inferiore di un terzo a quella denunciata nel comizio.

Francesco, inoltre, propone di assumere un paio di persone soltanto per assicurare il servizio, ad un costo inferiore.
Si può essere d’accordo con la proposta, ma a patto di considerare la “biblioteca” unicamente come biblioteca (prevedendo cioè due soli servizi: la lettura in loco e il prestito dei libri). Perché la proposta funzioni, però, è necessario prevedere un costante acquisto di libri; mi pare ovvio, quindi, far osservare che il “risparmio” ipotizzato nel comizio, e fatto valere come assoluto, è del tutto fuori luogo. Il denaro risparmiato dal lato degli stipendi sarebbe assorbito dall’acquisto di libri.

L’Arci
Nel corso di tutta la polemica avutasi questa estate, l’Arci ci ha tenuto a precisare che la sua gestione della biblioteca sarebbe riduttivo intenderla solo dal lato della gestione dei libri in essa presenti.
Da parte mia ho sempre fatto notare che, in una “biblioteca” caratterizzata dalla mancanza di libri e dalla manifesta volontà espressa da chi l’amministra a non voler investire nel loro acquisto, l’unico servizio che può in qualche modo sopperire a quella carenza è l’internet-point. Solo attraverso una buona conoscenza del web e un suo inteso utilizzo, infatti, è possibile sopperire alla cronica scarsità di materiale librario presente in biblioteca.

L’Arci non ha mai voluto farci conoscere l’utilizzo che è stato fatto dei computer presenti in biblioteca, in particolare quanti utenti e per quanto tempo ne hanno fatto uso. Va da sé che è lecito ipotizzare che quell’utilizzo, ammesso che ci sia stato, dev’essere stato molto basso.

Se quanto ipotizzato risponde al vero, è legittimo, oppure no, chiedersi che uso è stato fatto dell’ingente quantità di denaro messa a disposizione della biblioteca? E, soprattutto, non è forse altrettanto legittimo chiedersi chi sono stati i reali beneficiari di quelle somme: i cittadini, oppure quanti hanno trovato nella biblioteca un’occasione per sbarcare il lunario?

L’Amministrazione
Il nodo mai sciolto a livello amministrativo è quello riguardante l’indirizzo da dare alla biblioteca.
Ancora oggi non si capisce cosa essa sia o debba essere: luogo dei libri o qualcosa d’altro?

Che almeno la delegata alla cultura non la consideri luogo deputato per la lettura mi pare che sia evidente: l’unico importante acquisto di libri fatto negli ultimi anni è quello che è possibile far risalire ad un finanziamento regionale di 100.000 euro. Dispiace dirlo, ma di quel finanziamento è stato fatto il peggior uso che se ne poteva fare.

L’acquisto di libri realizzatosi grazie a quel finanziamento si è rivelato quanto di più illogico si poteva prevedere: una messe ingente di romanzi della collana “i Meridiani” (quanto di più costoso e scontato l’editoria italiana oggi mette a disposizione del lettore medio); una serie di titoli acquistati che per buona parte ripete quelli già presenti in biblioteca (si è in pratica dotata la biblioteca di “doppioni”); un paio di enciclopedie (una di diritto, l’altra di storia dell’architettura) dalla veste lussuosa e dal prezzo spropositato, di cui non si comprende neppure a chi possano servire e che da sole hanno assorbito quasi il cinquanta per cento del budget!

Anche relativamente a ciò che per comodità definiamo “qualcosa d’altro” non è ancora chiaro cosa si voglia con esso intendere.

Reso di fatto inutilizzabile l’internet-point, l’alternativa sembra di capire che sia consistita in qualche velleitario “caffè letterario” (magari avvalendosi di libri che i partecipanti hanno letto a casa loro e neppure presenti in biblioteca); in un corso di “scrittura creativa” rivolto agli scrittori in erba che sarebbero abbondanti a Palagiano; continue e ripetute presentazioni di autori con al seguito il proprio agente letterario e l’immancabile pacco di libri che le casse comunali devono acquistare.

Conclusioni
È facile comprendere, date queste premesse, che lo stato della cultura, almeno di quella libraria, a Palagiano non è dei migliori. A rendere deprimente il panorama concorrono due evidenze: a) Palagiano è un paese del sud Italia, basta questo per poter tranquillamente sostenere che la lettura dalle nostre parti non è esercizio capace di coinvolgere le masse; b) i politici si disinteressano completamente del problema.

Comprendo altrettanto bene che le risorse economiche, soprattutto in tempi difficili quali quelli che viviamo, sono scarse per non dire inesistenti, ma è proprio necessario continuare con la farsa prevedente l’affermazione che si sta comunque facendo politica culturale a Palagiano?

A chi giova la sopravvivenza di questa che è divenuta una vera e propria leggenda?

Mimmo Forleo

Di Life

Libero da ogni schema e appartenza di pensiero. Tutto cio' che non conosco nutre la mia vita. Nel momento che riesco a capirmi... ho gia' fatto un altro giro!

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