Nel caso non lo sappiate, anche la politica è dotata di un bel sottobosco: ovverosia politici trombati in attesa di una prossima chance (candidatura) e bisognosi di arrotondare il magro reddito che può venirgli dai vitalizi già maturati. Purtroppo però, la stessa politica che pensa alle necessità di tutti, scopre talvolta di non aver previsto alcun paracadute per i propri figli più meritevoli; avverte allora la necessità di inventarsi qualcosa pur di alleviare le pene terribili che questi suoi figlioli sono talvolta costretti a dover sopportare.

Cosa c’è di meglio allora di bell’incarico, magari una “prestazione d’opera intellettuale”, teso a valorizzare le numerose competenze che ogni politico si ritrova e che possono tornare utili all’intera società e in particolare ai più indigenti?

Di norma l’incarico in questione prevede “l’analisi approfondita e lo studio” di problematiche relative a qualche grosso problema che affligge il genere umano. Uno di questi problemi, sappiatelo, riguarda senz’altro la “residenzialità pubblica, in riferimento anche alla situazione economica delle famiglie disagiate” di una certa regione: il Lazio.

Oggi vogliamo appunto parlarvi di questo problema, che dev’essere davvero grave nel Lazio, atteso che la Presidenza del Consiglio di quella Regione ha pensato bene di stanziare 33.000,00 Euro allo scopo di capire “come viene gestito il settore” e farsi suggerire “soluzioni per il miglioramento organizzativo dello stesso”.

Il delicato e importante incarico, di durata annuale e rinnovabile solo per un altro anno, venne affidato in data 27 Maggio 2010, quindi a un mese dalla vittoria elettorale di Renata Polverini e già due giorni dopo che ne era stata presentata formale richiesta, a un nostro concittadino, il dott. Antonio Paolo Scalera.

Bella forza!, direte voi, dal momento che tanto il dottore quanto il Vice Presidente D’Ambrosio, richiedente la prestazione per sue “esigenze”, militano nello stesso partito, l’UDC, e sono per giunta conterranei, sono infatti Tarantini entrambi.

Ma è qui che vi sbagliate, forse perché afflitti dal naturale complesso d’inferiorità che affligge tutti noi meridionali e ci rende ciechi quando sono in gioco le consistenti competenze che solo il nostro territorio sa mettere in mostra.

Lanciate prima un’occhiata qui e poi diteci se il dottor Scalera non aveva tutti i titoli necessari per svolgere al meglio la delicata mansione affidatagli. Per agevolarvi nel compito, stendiamo una sintetica rassegna delle competenze che Scalera poteva vantare a quella data:

  • Diploma di Laurea, in Pedagogia, conseguito nel 1989;

  • Frequenza della Scuola di Specializzazione Post-Laurea “Scienze delle Autonomie Costituzionali”, negli anni 1996/97;

  • Diploma di lingua inglese “Grado A”, conseguito nel 2003;

  • Impegno profuso a iosa nel sociale, con particolare attenzione alla tematiche riguardanti il turismo, l’ambiente, le problematiche giovanili, la famiglia e le tipicità del territorio jonico (agricoltura, artigianato, commercio, ecc.);

  • Sin dal 1993, anno di nascita del CCD/UDC, ha sempre seguito con coerenza e addirittura sposato i valori del partito e del suo leader Pier Ferdinando Casini;

  • Nel 1983 è stato assunto presso l’Istituto Autonomo Case Popolari di Taranto con la qualifica di funzionario ed è a tutt’oggi in servizio;

  • Nel 1988 è stato nominato Presidente del Collegio dei Probiviri dell’Associazione “Nuova Pro-Loco” di Palagiano, rimandovi in carica fino al 1989;

  • Nel 1988 è stato nominato Presidente del Collegio Sindacale dell’associazione Basket Palagiano, carica mantenuta sino al 1993;

  • Nel 1988 è stato nominato Presidente del Collegio Sindacale della Cooperativa “Pianeta Pesce” di Palagiano, in carica fino al 1994;

  • Nel 1998 è stato nominato Presidente dell’associazione sportiva e culturale “Prometheus” di Palagiano, carica nel 2010 ancora detenuta.

Vi risparmiamo l’elenco degli incarichi di tipo politico vantati dal dottor Scalera, atteso che nessun’altra competenza potrebbe ulteriormente consolidare un quadro di competenze “tecniche” già solido quanto questo e, per pura curiosità, ci limitiamo a farvi osservare che in Italia anche un’arte marziale quale il Karate può far brodo.

Mimmo Forleo e Giacomo Di Pietro

Di Life

Libero da ogni schema e appartenza di pensiero. Tutto cio' che non conosco nutre la mia vita. Nel momento che riesco a capirmi... ho gia' fatto un altro giro!

6 pensiero su “Così fan tutti. Ovvero: strategie per concimare il sottobosco”
  1. invece di spaccarsii le corna a vicenda e dire sempre stronzate dalla mattina alla sera…….forse sarebbe meglio che i politici pensassero al degrato vergognoso di questo paese e no a dire sempre cavolate h24 in piazza……..uno dei problemi gravi e indecorosi da risolvere con urgenza,sarebbe quella della disinfestazione di vespe a chiatona…….perchè chi sta in piazza,non sa che li c’è un invasione spaventosa e che tanta gente è stata punta e si è fatta male……….compreso io personalmente

  2. Ciao Michele, ho letto attentamento il tuo scritto, dopo tanta lettura la mia attenzione si è soffermata sul termine “stronzate”. a tal proposito mi preme sottolineare che la parola stronzata è un termine colorito di uso comune che sta ad indicare un oggetto o una cosa di poco conto o un’affermazione ridicola pronunciata da qualcuno (una sciocchezza) o anche un’azione stupida e insensata compiuta da una persona.
    Ora la domanda nasce spontanea chi dice stronzate?

    Aggiungo che il termine in sé deriva da stronzo (“cilindro solido di sterco” ma anche, per estensione, epiteto dispregiativo), e da qui il valore primario di “cosa di poco conto”.

    La domanda che mi pongo io è,le persone sono guidate dalle loro credenze “sia nel mentire sia nel dire le stronzate”, oppure no?
    Alcuni filosofi pensano che : “queste credenze le guidano sia che si sforzino di descrivere correttamente il mondo sia che lo facciano in maniera ingannevole. Per questa ragione, dire bugie non inficia la capacità di dire la verità quanto invece il raccontare stronzate. A causa di un eccessivo indulgere a quest’ultima attività, che implica il fare asserzioni senza prestare attenzione ad alcunché, tranne che a ciò che fa comodo al proprio discorso, la normale abitudini di badare a come stanno le cose può attenuarsi o perdersi. Uno che mente e uno che dice la verità giocano in campi opposti, per così dire, ma allo stesso gioco. Ognuno reagisce ai fatti per come li percepisce, anche se la reazione dell’uno è guidata dall’autorità della verità, mentre quella dell’altro sfida quell’autorità e si rifiuta di obbedire alle sue esigenze. Chi racconta stronzate ignora completamente tali esigenze, Non rifiuta l’autorità della verità, come fa il bugiardo, e non si oppone ad essa. Non le presta attenzione alcuna. A causa di ciò, le stronzate sono un nemico più pericoloso delle menzogne”.

    Uno persona dice che :
    “Le stronzate sono inevitabili ogni volta che le circostanze obbligano qualcuno a parlare senza sapere di cosa sta parlando. Pertanto la produzione di stronzate è stimolata ogniqualvolta gli obblighi o le opportunità di parlare di un certo argomento eccedono le conoscenze che il parlante ha dei fatti rilevanti attorno a quell’argomento”.

    Io. del tuo discorso ho capito che sei stato punto da una zanzara, cosa molto fastidiosa, visto che sei molto interessato a questo problema, sappi che le competenze per la disisfestazione e disinfezione sono a carico della provincia e della teckoservice ( che paghiamo lautaamente) cosi come previsto dall’art. 31 del capitolato d’appalti, il quale prevede ogni anno 4 interventi di disisfestazione, n.4 servizi di derattizzazionee n. 3 interventi di disinfezione. Ora sai a chi rivolgerti per segnalare e sensibilizzare la risoluzione di quessto problema.
    La domanda è la Teckoservice ha ottemperato ai suoi compiti?
    Io, certo di no!
    C’è chi dice stronzate h.24 e chi invece preferisce conoscere per poter parlare.

    Cordiali saluti Michele.

    Au revoir

    N.B. Le segnalazione di un problema come quello della disisfestazione del territorio per avere un minimo di efficacia vanno fatte per iscritto, altrimenti si corre il rischio di dire stronzate h. 24 per il semplice gusto di parlare.

  3. Costi della politica/Dal marasma dell’appena sciolto Consiglio regionale spunta un vecchio incarico per l’assessore provinciale

    Dal Lazio a Palagiano… 33mila euro per Scalera

    di Massimo D’Onofrio

    Gira e rigira la Casta torna sempre a Palagiano. Nel paese in cui, come recita l’adagio popolare, è sempre festa, ci sta che per qualcuno ci sia da festeggiare più che per tutti gli altri.
    Stavolta, però, non c’entra l’ormai celeberrima ex Comunità montana col suo “picco” palagianese di 39 metri sul livello del mare. A far notizia è un incarico da 33mila euro (per un anno) acciuffato da Antonio Scalera nel “fiorito” sottobosco del Consiglio regionale del Lazio. Proprio quello che, pochi giorni fa, è stato sciolto per le dimissioni del presidente Renata Polverini, disgustata dalle spese folli della Casta romana.
    Ecco, in quel calderone di sprechi pubblici per privati interessi è spuntata pure una delibera che ha fatto arrivare (lecitamente, sia chiaro) un po’ di soldini nelle tasche dell’attuale assessore provinciale all’Agricoltura. Tutto comincia nel maggio 2010, quando l’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale del Lazio, su richiesta del vicepresidente Raffaele D’Ambrosio (Udc), delibera all’unanimità (!?) di affidare un “incarico di prestazione d’opera intellettuale” proprio al casiniano Scalera, che nel marzo precedente non era riuscito d’un soffio a rientrare nell’Assise regionale pugliese. Non eletto, nonostante 4010 preferenze, per colpa del limite posto a quota 70 consiglieri. E siccome ad un collega di partito, per giunta “trombato” d’un nulla, un salvagente va tirato, toh un bell’incarico in forza delle “esigenze del vicepresidente del Consiglio regionale D’Ambrosio”.
    Nulla quaestio sulla legittimità dell’atto, né sui titoli sfoggiati da Scalera per fortificarne i presupposti, ma sul merito e l’opportunità qualche riflessione appare doverosa. Soprattutto perché la cronaca – e i tempi – si stanno incaricando di aprire uno spaccato non certo edificante sugli andazzi spenderecci della politica regionale (ma non solo) e più in generale sull’incredibile capacità della Casta di autorigenerarsi sfruttando i mille rivoli della spesa pubblica. E quindi se Scalera, in quanto funzionario dello Iacp ed esponente dell’Udc (“a tutt’oggi in servizio”… in entrambi i casi), poteva “assicurare un’analisi approfondita e uno studio delle problematiche relative alla residenzialità pubblica in riferimento anche alla situazione economica delle famiglie”, è forte la curiosità di sapere quali “soluzioni per il miglioramento dello stesso” abbia a fine analisi suggerito.
    D’accordo che la politica, a tutti i livelli, non ha confini – e soprattutto limiti di spesa – ma dal Lazio a Palagiano di strada ce n’è parecchia. Peraltro non è dato sapere se Scalera sia riuscito effettivamente a trovar case per gli abitanti della Regione Lazio. Di sicuro, nel febbraio 2011, la “casa” (politicamente parlando) l’ha trovata per sé, nell’accogliente Giunta Florido. In fondo, un assessorato o un incarico ad un amico non lo si nega mai.

    Palagiano, Provincia di Taranto

  4. ho letto attentamente tutto…….ho letto il discorso della filosofia……che a mio parere il bicchiere sara’ sempre mezzo vuoto e mezzo pieno in quanto,ci sara’ sempre una filosofia che buttera’ a terra un’altra………se parliamo a botta di filosofia qui non ne usciamo piu’.Invece.la mia domanda concreta è questa: se un povero cittadino come me,dovrebbe essere lui ad informarsi e andare alla tekno service per risolvere il problema (come sto gia’ facendo ) e visto che non mi hai detto niente di nuovo perchè mi sono informato gia’ ieri sera……..mi dici cosa ci stanno a fare i politici li…….visto che dovrebbero provvedere loro stessi……in quanto sono pagati per questo? au revoir

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