Con un articolo di agosto 2016, mi ero occupato delle novità introdotte dalla Legge di Stabilità 2016, per gli agricoltori, a proposto dell’IRAP.

L’acronimo sta per “Imposta Regionale sulla Attività Produttive”, ma l’effetto del tributo regionale sortito dai titolari di attività economiche – agricole in primis – spinse i contribuenti a soprannominare l’IRAP “Imposta Rapina”.

La Legge di Stabilità per l’anno 2016 (come ampiamente spiegato nell’articolo della scorsa estate che si può visionare cliccando su http://www.palagiano.net/?p=19172) ha introdotto l’apprezzata novità di aver abrogato le norme che prevedevano l’applicazione della detta imposta ai proventi derivanti dall’esercizio delle attività agricole.

Anche se la novità decorre dall’anno d’imposta 2016, i produttori agricoli beneficeranno degli effetti dell’esenzione fiscale a partire da quest’anno.

Infatti, sebbene non avrebbero già dovuto versare gli acconti IRAP nel corso del 2016, è questo il primo anno in cui non dovranno determinare l’imposta e versare il relativo saldo. Ma non solo! I nostri agricoltori non dovranno neanche presentare all’Amministrazione Finanziaria la dichiarazione IRAP.

Tuttavia, se da un lato la novità introdotta dal legislatore rappresenta per gli imprenditori agricoli un notevole risparmio in termini economici, dall’altro potrebbe creare qualche problema.

Difatti per la gran parte degli agricoltori (a Palagiano oserei dire tutti), la presentazione della dichiarazione IRAP ha rappresentato per anni l’unica maniera di far conoscere al fisco i redditi derivanti dalle loro attività e di documentare all’esterno una adeguata capacità contributiva.

Per rendere meglio l’dea delle mie perplessità, vi spiego quali siano le domande che mi sto ponendo.

L’Agenzia delle Entrate non sarà più in grado di conoscere i redditi dell’imprenditore agricolo, ma, attraverso altri meccanismi, conoscerà il normale andamento della sua vita familiare: possesso di un’autovettura, acquisto di alcuni beni, ammontare delle spese universitarie dei figli, spese per ristrutturazione di immobili, ecc.. Agli occhi del fisco, dunque, emergerà una notevole incongruenza tra i redditi dell’agricoltore, pari a zero, e il suo normale tenore di vita. Questa situazione innescherà in maniera automatica una serie di controlli?

Si pensi ancora al caso in cui il nostro agricoltore debba chiedere un finanziamento o un mutuo per l’acquisto di casa o di un appezzamento di terreno. Come potrà dimostrare alla banca di poter pagare le rate del mutuo non essendo in possesso di apposita documentazione fiscale che attesti l’ammontare dei suoi redditi?

Tali situazioni saranno ancora più esasperate per gli imprenditori agricoli e i coltivatori diretti iscritti nella relativa previdenza che, a partire dal 2018 con riferimento all’anno fiscale 2017, non dovranno più neanche dichiarare i redditi agrari e dominicali dei terreni risultanti in catasto in quanto non più imponibili ai fini IRPEF.

Ma, come si dice? Chi vivrà vedrà!

 

 

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