La teoria di Cataldantonio A(r)tenisio Carducci

Di un teatro o anfiteatro esistente in Taranto in epoca romana parlano anche altri storici tarantini, i quali tutti fanno riferimento agli scrittori antichi (Appiano, Floro, Samn., Dione Cassio, Orosio, Polibio, Livio).
Una posizione particolare sul piano metodologico, per le scelte (alquanto arbitrarie) logico-critIco-deduttive fatte, a favore della tesi dell’esistenza dell’anfiteatro e della successiva sovrapposizione al teatro greco, assume Cataldantonio Atenisio Carducci, che io non esiterei a definire il vero inventore-creatore dello stesso, nel libro I Delle Delizie Tarantine libri IV opera postuma di Tommaso Niccolò D’ Aquino.
In realtà egli parte dalla MS. Dissertazione Epistolare di Mons. Ciocchi indirizzata dallo stesso all’eminentissimo Cardinale Annibale Albani. Il testo del manoscritto gli fu comunicato dall’Abate don Pasquale Rossi, tarantino, allievo del Cardinale Albani e all’epoca Vicario Generale per la seconda volta in Brindisi quando parla del culto e della venerazione dei Tarantini per il figlio di Giove e di Alcmena . Egli scrive che “Ebbe anche in Taranto Ercole dedicato il suo Tempio, sito al sinistro lato dell’Anfiteatro (ad laevum namque theatri latus), che ancora a quel nume fu sacro” . Poi aggiunge la precisazione secondo la quale “Dal lato orientale di Tiano Sidicino antico vedesi una parte, che sola sopravanza del famoso Anfiteatro che fu pure ad Ercole Vincitore consacrato, come nella mozza iscrizione ivi fatta scavare in sua presenza dal Pratilli, che la riporta nell’opera Della Via Appia, lib 2. C. 9. p. 230”. Il Carducci, poi, facendo riferimento al presunto tempio di Ercole di Taranto prosegue dicendo che “Questo Tempio era stato scoperto nel 1736, quando Monsignor Ciocchi era Vicario Generale della Chiesa di Taranto; i dettagli della scoperta furono letti dallo stesso Carducci nella anzidetta MS. (manoscritta) Dissertazione epistolare il quale aggiunge che “D’esso si ravvisano i rosi avanzi nel Giardino de’ PP. Teresiani tutti d’opera reticolata. Dovrebbe bensì scavarsi per osservar dove vadano ad unirsi quegli spezzoni che vi compariscono solitari, ed imbarazzano, anzi che giovino a formar l’idea dell’unità dellamacchina (dell’opera). Corrisponde il sito assai bene alla descrizione che ce ne lasciò Floro secondo il quale il Teatro imminet Portui (si riferisce al porto esterno) ad prospectum maris positus maius Theatrum: quod quidem causa miserae civitatis fuit omnium calamitatum ”. L’ autore, poi, osserva che “Dovea dunque questo estendersi sino alla riva del mare, a somiglianza del teatro scoverto nell’Ercolano, come ben riflette il Sig. Venuti nelle storiche notizie degli scavi di esso; e perciò crederei, ch’eziando comprendesse lo spazio del sottoposto giardino, che oggi appartiensi all’azienda Gesuitica. Nondimeno parmi difficil cosa, che possa formarsi idea di sua icnografia, non altro restando ivi dell’ampie sue rovine, che pochissimi informi ruderi; né di questi saprei che cennar di positivo per appagar la curiosità di chi legge: se non che all’orlo del fondo, ove sono quei vecchi muri del suddetto giardino de’ PP. Teresiani, fu per avventura rinvenuta l’anno passato una volta obliqua, appunto come una tromba di scala, che va sotterra, la quale veniva terminata da un muro che la chiudeva; e così non lasciò luogo a far nuove scoverte. Da ciò potrebbe venirsi forse in cognizione per dove correva l’ordine de’ sedili, che avean portici e scale: ma sarà meglio tacerne che dirne a caso. Del resto i suoi avanzi sembrano assolutamente residui di anfiteatro dalla figura ovale, e non già di Teatro, che dovea averla semicircolare, poiché si sa, che due Teatri formavano un Anfiteatro . Il Teatro essendo a forma di semicerchio avea davanti a sé la scena, la quale si stendea dall’una all’altra parte di esso, ma l’Anfiteatro di questa scena affatto era privo. Né solamente dalla figura differiva il Teatro dall’Anfiteatro, ma altresì nell’uso che di loro faceasi. Imperciocchè nel Teatro solean celebrarsi i giochi scenici, nell’Anfiteatro gli Spetacoli Cinegetici, ed i Circensi. Quindi quello a Venere, questo a Saturno, a Marte, ovvero ad Ercole fu sempre dedicato. E qui sappiasi, che tra gli altri avanzi che si ravvisano nel descritto luogo, oltre della figura ovale, vi sono tuttavia, spezialmente negli orti degli Innominandi, tante grotte separate, o sien cave, costrutte già per ricettacolo delle fiere. Come che però da segni, che ancora esistono, manifestamente appaja che questa gran macchina sia stata d’Anfiteatro, pur sia maraviglia, che gli antichi Scrittori il Teatro e non già l’Anfiteatro attribuiscano alla nostra Città. Ma di cotal difficoltà il discioglimento non par troppo difficile; perciocché nell’uso della voce Teatro adivenne presso gli Scrittori che vi si comprendesse ancora l’Anfiteatro. Così presso Dion Cassio, a cagion d’esempio, l’Anfiteatro chiamasi ancor (teatro in greco), benchè col distintivo cunegheticon in greco o sia venatorium. E L. Floro apertamente volle dinotar l’Anfiteatro col dire majus theatrum, tanto perché un Teatro più grande era infatti l’Anfiteatro, quanto perché gli avanzi, che nel luogo da lui disegnato si scorgono, di Anfiteatro sono piuttosto, che di Teatro. Del resto, che in Taranto, fuori dell’Anfiteatro, sievi il Teatro ancora stato, chi ‘l può dubitare? E pur conta la fama delle Timeliche e Mime Tarantine, le cui immagini abbiamo già espresse nelle dodici ninfe che (a cui anch’io attenendomi, ho soluto innanzi chiamarlo con tal nome) incise vanno nelle pubblicate pitture dell’Ercolano. Sicché, se del Teatro così propriamente detto, vogliasi credere, che abbia inteso Polibio nel lib. 8, ciò si creda pure, purché insiem si tenga fermo esservi stato con questa opera in Taranto ancor l’Anfiteatro; lo che si rileva dal contesto dello stesso Floro” .
(CONTINUA)

 

anfiteatro taranto(foto di Angelo Conte)

Di Life

Libero da ogni schema e appartenza di pensiero. Tutto cio' che non conosco nutre la mia vita. Nel momento che riesco a capirmi... ho gia' fatto un altro giro!

Un pensiero su “L’ANFITEATRO ROMANO DI TARANTO. di Gianni Carucci”

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