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” LIBER…A” continua a leggere. A Palagiano.

La vita si è divertita a mettermi spesso alla prova. Perfino il giorno in cui sono nata. La prima faccia che ho visto venendo al mondo è stata quella di una vecchia levatrice, che guardandomi esclamò: “un’altra merda!” Aveva voluto sottolineare così il suo sconforto nello scoprire che quel neonato era una femmina. Era il 1952 e Senise, non lontano dalla Eboli di Carlo Levi, non era un posto facile in cui vivere, per una donna.”

ARBIA FOTO GRUPPO

Questi alcuni dei primi passi del  terzo libro della rassegna “LIBER…A”, organizzata dal Presidio Libera Palagiano “Giovanbattista TEDESCO” che racconta il genocidio più sanguinoso  dell’Africa del XX secolo, presentato sabato 2 aprile, nell’Auditorium comunale a Palagiano. In 100 giorni furono massacrate a colpi di macete ed altre armi rudimentali un milione circa di persone. Il primo genocidio ad essere dichiarato crimine contro l’umanità, grazie al lavoro e alla passione della dott.ssa Arbia che ancora oggi custodisce un turbine di sensazioni divise tra l’atrocità di un atto così raccapricciante e violento e, la straordinaria bellezza di un’Africa dove un’armoniosa sequenza di caldi colori sembra quasi sovrastare la brutalità di tanta disumanità. Dove il netto contrasto tra Pauline – Ministro della famiglia a difesa delle donne nonché regista e mandante della mattanza con la complicità del figlio che agiva da esecutore – e Prudence – a cui fu  sferrato al collo un fendente con un coltello e che, ha rappresentato un segno di speranza e di rinascita –  non può che lasciare un segno indelebile nella vita di chi di quella storia ha voluto dare notizia al mondo che, fino ad allora, era rimasto a guardare inerme ed indifferente.

 

Chissà oggi cosa direbbe quella levatrice di una piccola nata in un paesino della Basilicata, in un periodo in cui la nascita di una  donna non rappresentava una gioia. Chissà quali parole troverebbe difronte ad un Magistrato Internazionale con un bagaglio professionale e culturale come quello della dott.ssa Arbia… “fare il magistrato non è un lavoro da donne” ma lei è riuscita in maniera egregia ad esorcizzare questa leggenda.

 

Ma la storia del Ruanda, anche nella sua atrocità, non è l’unica triste storia.

Sarebbe giusto  raccontare le storie di tutti coloro che sfidano il mare in un barcone sovraffollato e con la grande incognita della salvezza.  Sarebbe giusto far conoscere le ragioni che spingono ad abbandonare la propria terra per cercare un riparo dall’altra parte del mare… riparo che spesso non c’è, riparo  che spesso viene sopraffatto dallo sfruttamento, dal maltrattamento e, peggio ancora, dalla morte.

E’ per questa ragione che abbiamo voluto ascoltare anche la storia di Yussuf, arrivato dal lontano Mali a bordo di un gommone stracolmo di uomini, donne e bambini che, come lui, lasciavano le proprie radici in cerca della  terra promessa. Ora Yussuf è in Italia, a Palagiano, accolto grazie al progetto Koinè   dall’Arci e spera di poter restare, desidera  studiare ma soprattutto spera di essere accettato!

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Libero da ogni schema e appartenza di pensiero. Tutto cio' che non conosco nutre la mia vita. Nel momento che riesco a capirmi... ho gia' fatto un altro giro!

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