Esisteva la Palagiano odierna nel XIII secolo?

Le tesi ad oggi sono due.

Io personalmente propendo per quella che vuole un insediamento medievale nella piana.

La mia convinzione è dovuta a considerazioni di vario genere, tra cui la conformazione urbanistica del centro storico, con l’ingresso principale rivolto verso la “civitas”di Mottola, di cui Palagiano era un suffeudo al pari di Noci, Casaboli, Barsento e Putignano.

Non solo la cittadella, invero già delimitata da Vincenzo Cetera nel suo “S’arrcord li vign d’mminz la chiazz”, aveva l’apertura verso nord e non verso sud, come il quadrilatero cinquecentesco palagianellese, ma la stessa residenza del suffeudatario palagianese aveva (e ha) l’ingresso principale a nord. Residenza che nel corso degli ultimi secoli ha subito rimaneggiamenti e aggiunte di corpi di fabbrica.
Inoltre, occorre tener presente che lo stesso palazzo nel 1744, come risulta nel catasto onciario di Palagiano, risultava “quasi diruto”.
Infine la strada che oggi corrisponde alla via che da Mottola scende nei pressi della cappella della Madonna del Carmine, prosegue per Palagiano, intersecandosi prima con via Piccinni, poi con via Cuoco e che arriva nello spiazzo delimitato dall’attuale piazzetta Santa Francesca Romana probabilmente si divideva in due rami: uno entrava dall’ingresso della cittadella nella larga piazza d’armi dell’”Palajanum oppidum”, l’altro costeggiava il “kastellion” passando per l’attuale via le mura, via Pagano, proseguiva per l’attuale largo Fra Pantaleo, all’inizio del quale era con molta probabilità situata una cappella, del Santissimo nel XVIII e nel XIX secolo, slargo che non era chiuso come oggi, proseguiva per vico Sannella, si immetteva, all’altezza dell’allora chiesetta di Santa Maria della Nova (oggi Immacolata), “extra moenia quasi diruta e prossima a rovinare” nel 1538 (vedasi Platea del Convento di Santa Maria della Nova della Terra di Paliggiano, custodita nell’archivio di sato di Lecce), e continuava il suo percorso lungo l’attuale Corso Lenne, verso le antiche saline di Mottola. Una strada che il Lugli definisce “istmica” in quanto di collegamento tra del due sponde adriatica e ionica: infatti l’antica pista partiva dalla località Cozze nel territorio di Conversano e terminava nell’area gravitante intorno alla masseria Chiatone.

Ma torniamo all’abitato di Palagiano.

La mancanza di un’apertura centrale rivolta a sud a cui fa da contraltare il ben visibile ingresso a Nord, puo essere l’indicatore di una semplice ipotesi: il “palajanum oppidum” in quanto fortezza con funzione di antemurale di Mottola aveva una popolazione prettamente militare, sicuramente non agricola. E’ molto probabile che a ridosso della cittadella esistessero dei piccoli agglomerati di povere case abitate da pastori e contadini (come il “casalis veteris” in cui insiste la “ecclesia” di San Donato, che nel corso dei secoli successivi verrà inglobato da una Palagiano in forte sviluppo demografico (si passa dagli 800 abitanti circa della prima metà del XVIII secolo ai 1.700 abitanti della seconda metà dello stesso secolo, cfr. M.A. Visceglia), diventando il “borgo San Donato” presente a più riprese nel catasto onciario palagianese del 1744.

E i documenti archeologici?

Si è parlato molto di documenti archeologici mancanti per Palagiano. Bene, è facile rispondere: è difficile rintracciare reperti archeologici se nel corso degli anni non sono stati effettuati saggi di ricerca nell’area di cui stiamo parlando.

Cosa che invece è accaduta in centri abitati con caratteristiche urbanistiche e storiche molto simili a Palagiano, ovvero Bitritto (BA) e Muro Leccese (LE) con cui condividiamo gli stessi feudatari, i Protonobilissimo.

Per concludere, io penso che occorra lavorare ancora molto prima di porre la parola fine alla questione.

Altrimenti si rischia di creare falsi storici che pur nella loro limitata dimensione localista, possono davvero procurare danni irreparabili alla ricerca storica prossimo ventura.

p.s.

in riferimento alla serata del 17 agosto, devo purtroppo sollevare una piccola polemica: non mi è piaciuta assolutamente l’impostazione della tavola rotonda da parte del moderatore, il prof. Biagio Lorè, perché i tempi televisivi non si addicono, secondo il mio modesto parere, a momenti d’incontro tra appassionati e cultori di storia locale. Se la preoccupazione principale era quella di non tediare l’uditorio sicuramente la modalità-timer utilizzata non ha sortito gli effetti sperati. Si è perso di vista l’obiettivo principale della serata: un’immersione collettiva nella storia di Palagiano, la possibilità di coinvolgere attivamente i presenti con la suddivisione in gruppi di lavoro. Invece il tutto si è risolto in sterile polemica, smarrime

nto dei presenti (mi duole constatarlo, ma in tanti assolutamente disinteressati all’argomento trattato), interventi fiume da parte della rappresentanza politica. Io la vedo come un’occasione sprecata e me ne dispiace tenuto conto anche dell’autorevolezza del moderatore e dei relatori. Questo è quanto

Luigi Putignano

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Di Life

Libero da ogni schema e appartenza di pensiero. Tutto cio' che non conosco nutre la mia vita. Nel momento che riesco a capirmi... ho gia' fatto un altro giro!

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