Circa 700 lavoratori con le loro famiglie gettati letteralmente sul lastrico dopo essere stati sfruttati e spremuti dall’ILVA. Situazioni in molti casi drammatiche, al limite della sussistenza e che già stanno sfociando in gesti di tensione ed esasperazione. Lavoratori che, dopo essere stati costretti a lavorare in condizioni di precarietà, di insicurezza, letteralmente “buttati” sugli impianti senza un minimo di formazione, costretti persino a non denunciare infortuni per paura del mancato rinnovo di un già umiliante straccio di contratto precario di qualche mese: questo, innanzitutto, narra la storia dei lavoratori “somministrati ILVA”, questa condizione lesiva della dignità umana persino nella definizione!

Di qui bisogna partire se si vuole inquadrare correttamente questa battaglia in difesa dl lavoro e della dignità del lavoro. Tanto più in un contesto di drammatica crisi economica che le scellerate politiche del governo di centro-destra e le strategie dell’alleata Confindustria stanno scaricando sui lavoratori. Ed anche qui in provincia di Taranto si manifesta con ormai numerose situazioni di crisi con migliaia di lavoratrici e lavoratori licenziati o in mobilità e cassa integrazione in esaurimento e prospettive di licenziamento. Noi diciamo che nessun posto di lavoro deve essere perso! E’ il tempo in cui i padroni, che hanno fatto milioni di profitti sulla pelle dei lavoratori e lucrato milioni di finanziamenti pubblici, ci rimettano un po’ dei propri profitti per salvaguardare il patrimonio umano e professionale delle aziende.

Ecco perché non è possibile accettare alcuna mediazione al ribasso sulla condizione dei somministrati ILVA. La proposta di padron Riva di stabilizzazione solo di coloro che hanno cumulato 24 mesi di precariato è una vergogna: salverebbe, infatti, solo 111 lavoratori su 700!

Più decente, ma ancora insufficiente, ci appare la proposta del sindacato di abbassare il limite a 12 mesi: questo, infatti, stabilizzerebbe solo il 50% dei precari.

Noi crediamo che ci siano tutte le condizioni perché ILVA (che ancora in questi giorni, contrariamente agli impegni che assume ai tavoli istituzionali di confronto, continua ad assumere nuovi lavoratori precari!) proceda con un preciso crono-programma alla stabilizzazione di tutti i 700 lavoratori, tenuto conto che: 1) 1500 lavoratori sono andati in pensione, anche con i “benefici amianto”; 2) per settembre riapre AFO 4 per la prevista ripresa produttiva. E senza dimenticare di quanto lavoro “buono” ci sarebbe bisogno per adeguare la fabbrica agli standard di sostenibilità ambientale e sanitaria!

Questo chiediamo che siano le condizioni da porre a Riva al tavolo istituzionale di domani in Prefettura: in maniera decisa e non “col cappello in mano”. Regione, Provincia e Comune di Taranto devono ricordare a Riva che questa città e questo territorio hanno già dato: ora è il tempo della restituzione e del risarcimento.

In caso contrario, non ci potrà che essere una accentuazione del conflitto e Rifondazione Comunista continuerà ad essere, così come lo è stata in queste settimane, al fianco delle lotte dei lavoratori e pronta a costituire anche qui a Taranto una “Cassa Di Resistenza” per una pratica di mutualismo e sostegno ai bisogni dei lavoratori e delle loro famiglie.

?

Preneste Anzolin

Segretario Provinciale PRC

Nicola Cesaria

Segretario Regionale PRC

Di Life

Libero da ogni schema e appartenza di pensiero. Tutto cio' che non conosco nutre la mia vita. Nel momento che riesco a capirmi... ho gia' fatto un altro giro!

Lascia un commento