Ressa e Cervellera. Ovvero: come diventammo democratici a nostra insaputa.

Ressa e Cervellera. Ovvero: come diventammo democratici a nostra insaputa.

21 Aprile 2012 5 Di Life

La storia (ma si potrebbe definire anche “Quer pasticciaccio brutto”, per parafrasare Emilio Gadda) che sto per raccontarvi è di quelle che avrebbero dell’incredibile, se non fosse che la fertile fantasia di Ressa ci ha ormai abituati a ben altre imprese. Ressa ha litigato un po’ con tutti, persone, numeri e logica, e ha sempre privilegiato il rapporto che ama intrattenere con la fantasia, la sua. Ma veniamo al dunque.

Saprete senz’altro che il calendario dei comizi per consuetudine viene stabilito attraverso un’estrazione. La legge non è molto chiara circa la modalità da scegliere, anzi non ne parla affatto. La ragione sta nel fatto che la materia elettorale è talmente delicata che il legislatore ha preferito privilegiare, come fonte dell’accordo, l’unanimità alla democraticità decisionale. Questo per evitare il fenomeno della cosiddetta “dittatura della maggioranza”, del quale abbiamo più volte trattato qui su Palagiano.net.

Escluso quindi che possa essere il “numero” a dirimere i possibili conflitti insorgenti tra le varie coalizioni, ha da tempo preso piede l’uso di affidarsi alla “prassi” o “consuetudine”. È quanto ha dovuto ricordare il Prefetto anche in questa occasione, ma di questo dirò poi.

Tornando al giorno dell’estrazione dei comizi, Ressa, il quale si è definito successivamente solo “arbitro”, proponeva di sottoporre a voto il seguente criterio: l’attribuzione degli spazi comiziali va suddivisa secondo il numero delle coalizioni, che sono tre, e in seguito si procede all’abbinamento di ogni spazio a una coalizione attraverso estrazione della stessa. In verità, per dire quanto la logica gli sia ormai estranea, aveva proposto di estrarre gli spazi comiziali, invece delle coalizioni, e aveva gratificato con un bel “deficienti” coloro ai quali la sua proposta aveva strappato un riso compassionevole.

In sede di discussione i rappresentati delle liste di centro-destra facevano notare che la prassi consolidata è un’altra: gli spazi comiziali vanno suddivisi secondo le liste e non secondo il numero delle coalizioni. Inoltre, dopo previa dimostrazione del fatto che sottoponendo a estrazione gli spazi comiziali, invece delle liste o delle coalizioni, si giunge a un bel… nulla di fatto, gli chiedevano se non era il caso di correggere il tiro anche circa l’attribuzione dell’appellativo di deficiente.

La prassi da seguire, dunque, era la medesima che lo stesso Ressa aveva gradito 5 anni fa, quando era lui a poter contare sul maggior numero di liste. Circa la bontà di tale prassi si pronunciava positivamente anche il rappresentante di una delle liste che sostengono Cervellera, salvo rimangiarsi tutto al momento del voto. Cos’era accaduto nel frattempo? Era accaduto che alle liste di Cervellera, che sono solo 3, non era parso vero di poter usufruire, secondo la proposta di Ressa, dello stesso spazio accordato alle altre due coalizioni, rispettivamente composte da 6 e 7 liste, e vi ci si erano buttati a tuffo, come si suole dire.

I discorsi sulla par condicio e sulla democrazia sono bei discorsi, ma appunto fino a quando rimangono solo discorsi. Quando invece si tratta di capitalizzare un utile a proprio vantaggio, li si può mandare tranquillamente a quel paese. Questo in sostanza era accaduto.

Si procedeva comunque con la votazione, che registrava il prevalere del centro-sinistra sul centro-destra (9 a 7). Si concretizzava così il rischio paventato dal legislatore, che determinava la decisione di non sottoscrivere il verbale della seduta da parte delle liste di centro-destra.

Di fatto, la mancata sottoscrizione del verbale rendeva nulle le decisioni prese e “provvisorio” il calendario comiziale. Ma Ressa non si arrendeva e provava imperterrito a dare un seguito al “pasticcio” (è la definizione utilizzata da un rappresentante del governo) combinato.

Come se nulla fosse stato, nei giorni successivi invitava le coalizioni a voler comunicare le turnazioni delle liste all’interno del calendario. A tale appello, com’è ovvio, rispondevano soltanto le due coalizioni di centro-sinistra.

Gli veniva fatto presente che a lui, come a tutti gli altri Sindaci dei comuni interessati dalle Amministrative, era stata fatta pervenire una nota prefettizia che smentiva categoricamente e senza ombra di dubbio il metodo utilizzato a Palagiano. Riporto qui di seguito un passaggio di quella nota:

Si richiama, inoltre, l’attenzione sulla circostanza che il predetto protocollo [il protocollo è quello d’Intesa siglato a Taranto in data 11/04/2012 e riguardante le consultazioni amministrative], confermando una prassi elettorale di questa provincia, prevede ai fini dello svolgimento dei comizi elettorali, che per le piazze ove consuetudinariamente si tengono le manifestazioni elettorali siano predeterminate – dalle locali Autorità di pubblica sicurezza – tramite sorteggio le fasce orarie in cui i singoli partiti terranno i comizi stessi.” (il grassetto è mio)

Ressa, così dimostrando che lui e la logica vivono ormai in due mondi paralleli destinati a non incontrarsi mai, rispondeva in questo modo:

la Prefettura di Taranto, si è limitata a comunicare il protocollo d’intesa sottoscritto dai rappresentanti e/o delegati delle liste presenti nella compitazione elettorale della città di Taranto” (grassetto ancora mio).

A forza di vedere cassonetti “targati” Città di Alessandria, Ressa si è forse davvero convinto di vivere in Piemonte!

Questa mattina siamo comunque giunti all’epilogo di questa nuova commedia: in data di ieri Ressa ci ha fatto pervenire un’ultima nota contenente quanto segue:

ritengo sia utile esperire un ulteriore tentativo affinché i delegati delle liste giungano ad un saggio accordo perché non si creino intralci ad una campagna elettorale che deve garantire a tutti, nel pieno rispetto della nostra Costituzione, il pieno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero…” (grassetto sempre mio)

Ci sarebbe tanto da dire sul fatto che Ressa si atteggi a dispensatore di saggezza, ma ve lo evito.

Vi basti sapere che, alla presenza del Questore Vicario, Ressa ha fatto dietrofront ed è addivenuto a più miti consigli; in pratica si sarebbe dovuto procedere a un nuovo sorteggio che provvedesse ad assegnare gli spazi elettorali alle liste. Solo la saggezza, quella vera espressa da altri, ha evitato che si desse realmente il nuovo sorteggio e ha consentito di raggiungere un accordo, grazie al quale il centro-destra vede riconosciuto il proprio diritto a una maggiore visibilità nelle piazze.

Mimmo Forleo