Sembra che i due l’abbiano combinata davvero grossa. Questa almeno è l’impressione che si ricava leggendo i resoconti forniti dalle due maggiori testate giornalistiche del Belpaese, Corriere e Repubblica.

Ma procediamo con ordine e partiamo dai “fatti”.

Oscar Giannino viene accusato, da Luigi Zingales, di aver fornito false credenziali accademiche nel corso di un’intervista a Repubblica TV. In pratica, secondo il bocconiano ora accademico a Chicago, il peccato mortale di Giannino sarebbe consistito nell’aver millantato il possesso di un master in economia, che avrebbe conseguito tra l’altro nella stessa università in cui ora insegna Zingales, «anche se non era vero». Vale la pena evidenziare il modo in cui Zingales dice di aver scoperto il “falso”: «quattro giorni fa, per caso».

Dopo aver visionato la parte d’intervista in cui Giannino, sempre a parere di Zingales, si macchierebbe di sì grave “reato”, viene lecito domandarsi se, per caso, il professore l’abbia davvero visionata quell’intervista. Giannino, infatti, dichiara semplicemente di aver conseguito un master a Chicago, senza specificare in quale materia e omettendo pure di indicare in quale università.

Zingales però pare saperla lunga e afferma con sicumera che il master sarebbe in materia economica e l’università senz’altro la sua. Vai a capire come abbia fatto ad estrarre tutte queste informazioni aggiuntive, atteso che l’intervista non le lascia venir fuori neanche riascoltandola un milione di volte, rimane però che ormai Zingales si dice convinto di quanto crede e, coerentemente, prende le distanze dall’imbonitore Giannino: «Questo è un fatto grave, soprattutto per un partito che predica la meritocrazia, la trasparenza, e l’onestà».

Se può servire, ad aggravare ulteriormente lo sdegno di Zingales sarebbe intervenuta questa infelice circostanza: «la prima reazione avrebbe dovuto essere una spiegazione di Giannino ai dirigenti del partito, seguita da un chiarimento al pubblico. Invece Oscar si è rifiutato, nonostante io glielo abbia chiesto in ginocchio».

Deve davvero ritrovarsi un cuore di pietra Giannino, se è vero che non si è lasciato intenerire nemmeno dall’immagine di uno Zingales «in ginocchio». Peccato soltanto che questa edificante immagine, degna dei migliori madonnari di sagre paesane, non risponda al vero nemmeno un po’. Infatti, Giannino, già nella giornata di domenica aveva fatto circolare questa versione dei fatti raccontati dal professore: «Io non ho preso master alla Chicago Booth. Sono andato a Chicago a studiare l’inglese. Bastava chiederlo e avrei risposto. [..] Io sono stato a Chicago da giovane, a studiare, e non ho preso il master alla Chicago Booth».

Prima di dirvi quale idea mi son fatto su questo “caso”, e sul perché Corriere e Repubblica l’abbiano tanto pubblicizzato, permettetemi di presentarvene un altro: quello riguardante Beppe Grillo.

Grillo, se possibile, l’avrebbe fatta ancor più grossa di Giannino. Qui ad essere in ballo è addirittura la capacità di tener fede alla parola data, a una televisione. Grillo, dopo aver promesso a Sky un’intervista, si è negato senza neppure addurre giustificazioni.

Se prestiamo ascolto al direttore di Repubblica, Ezio Mauro, il cui pensiero è desumibile da quanto dice nel filmato sopra linkato, Grillo si sarebbe dimostrato poco o per niente educato e perfino irrispettoso dei valori fondanti una democrazia.

Ora. Con tutto il rispetto che si deve a Mauro, gli va pure detto che, per le cose che dice, è semmai lui a dare dimostrazione di averci capito poco o niente della funzione assolta dai media e di quanto sia facile talora esagerarne il ruolo, definendoli “fondamentali” per la democrazia, e talaltra sminuirlo, non prestando costante attenzione al metodo che dovrebbe informarli.

Diciamo subito qualcosa circa la funzione che i media assolvono o dovrebbero assolvere. Come dice la stessa parola usata per definirli, essi sono nient’altro che mezzi di cui si dispone per comunicare. Un mezzo, se è davvero tale, di per sé dovrebbe risultare neutro e unicamente vettore del significato che il suo utilizzatore vuole trasmettere. Inoltre, dovremmo aver imparato da tempo che al significato trasmesso dall’utilizzatore, se ne aggiunge un altro che il mezzo è capace di produrre per il solo fatto di funzionare; non a caso si usa dire, di ogni cosa veicolata dai media, che “non è importante come se ne parli, quanto che se ne parli”.

In altre parole, Grillo, che in fatto di comunicazione ha abbondantemente dimostrato di capirne più di Ezio Mauro, ha legittimamente deciso di utilizzare un media, la televisione, calcolando in che modo trarne il massimo vantaggio per sé e per il movimento che rappresenta. Come? Ve lo spiego subito.

Non bisogna dimenticare, per valutare in che modo Grillo ha calcolato il massimo vantaggio per sé, che il M5S è stato il primo a diramare un proprio programma, e che quel programma è ormai stato reso oggetto di saccheggio da un po’ tutte le altre coalizioni – che ne diffondono così ulteriormente i messaggi in esso contenuti (quando Berlusconi promette la non pignorabilità della prima casa, in realtà sta sviscerando pubblicamente un punto già presente nell’agenda di Grillo). Inoltre, quel programma contiene già di tutto e di più, e sarebbe impresa davvero straordinaria riuscire ad aggiungergli qualcosa di inedito. Questo significa che per Grillo è diventato impossibile riuscire nell’impresa – riuscita a Berlusconi contro Prodi, quando dichiarò che avrebbe eliminato l’ICI in caso di vittoria – di tirar fuori dal proprio cilindro il coniglio (ovvero la proposta) capace di sorprendere tutti.

Ecco allora spiegato perché Grillo – favorito in ciò dalla scarsa copertura che giornali e televisioni garantiscono ai suoi interventi pubblici – ha preferito puntare tutto sulle piazze e sul potere immaginifico che i telespettatori devono attivare per “scoprire”, in mancanza di resoconti puntuali, quello che starebbe accadendo in piazze di cui si dice soltanto che sarebbero affollatissime. In conclusione, giornali e televisioni, credendo erroneamente di starlo boicottando, in realtà stanno rendendo un servizio grandissimo a Grillo, e questi, da par suo, gli sta rendendo pan per focaccia negandosi perfino quando è lui stesso a pubblicizzare una sua possibile presenza sugli schermi!

Detto di Grillo comunicatore impareggiabile, resta ora il tema più spinoso affrontato da Mauro: il rapporto cioè esistente, a suo dire, tra media e democrazia.

Che i media possano risultare utili alla democrazia è vero, ma è anche vero il contrario, come abbiamo appena visto a proposito del “boicottaggio” nei confronti di Grillo. Di più, i media (tradizionalmente intesi) sono soltanto uno degli svariati mezzi di cui può nutrirsi la democrazia; non andrebbe dimenticato che nell’era di Internet non è affatto necessario ricorrere a giornali o televisioni per mantenersi informati, talvolta in maniera qualitativamente perfino migliore. Non va neanche dimenticato, infatti, che molto spesso è stata proprio Repubblica a denunciare il presunto ruolo nefasto giocato da Mediaset, allo scopo di “traviare” il pubblico italiano.

Se l’idea che a Repubblica hanno del pubblico è quella appena vista, appare davvero curioso che all’improvviso si dicano “preoccupati” per le sorti della democrazia. Non è forse vero che, in ossequio all’alto valore pedagogico che sicuramente attribuiranno alla loro “missione”, finora hanno provato in tutti i modi a ignorare Grillo? Non è forse vero che, guardandosi bene dall’interpellarlo direttamente, hanno fornito ampia copertura solo agli episodi che, si presumeva, potessero danneggiare la sua immagine?

A dispetto di quanto possa apparire curioso tutto ciò, la verità è che hanno finalmente preso coscienza di essere stati fregati da Grillo – su quello che presumevano essere il loro terreno di gioco – e adesso provano a correre ai ripari cercando di ingabbiarlo con un altro giochino in cui si ritengono “esperti”: deve «sottomettersi alle domande dei cittadini», dei quali ovviamente si sono auto-nominati “rappresentanti” unici. È la solita storia in cui si crogiola da sempre la sinistra: i cittadini sono ignoranti e minorati, per loro fortuna, però, appaiono puntualmente esseri speciali ed eroici capaci di giungere là dove loro non si sognerebbero nemmeno.

Concludo tornando alla domanda con cui aprivo la seconda parte di questo lungo post: Perché Corriere e Repubblica hanno dato tanto risalto a questi due “casi”?

Davvero semplice la risposta, in questo caso. Tanto Grillo quanto Giannino sono gli unici due leader ad aver parlato apertamente oltre che di tagli ai costi della politica, e per quel che concerne Giannino pure alla spesa pubblica, anche di sparizione dei contributi all’editoria. Una buona notizia, soprattutto per la democrazia, però pessima per quanti di “democrazia” campano.

Mimmo Forleo

Di Life

Libero da ogni schema e appartenza di pensiero. Tutto cio' che non conosco nutre la mia vita. Nel momento che riesco a capirmi... ho gia' fatto un altro giro!

3 pensiero su “Spaccare in quattro il capello. I “casi” Giannino e Grillo”
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    “A dispetto di quanto possa apparire curioso tutto ciò, la verità è che hanno finalmente preso coscienza di essere stati fregati da Grillo”

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    Signor FORLEO complimenti per la sua analisi. L’avrei apprezzato ulteriormente se avesse detto che il nostro amato sindaco Tarasco, diversamente da GRILLO, ha fregato la maggioranza dei palagianesi che lo ha eletto.
    In effetti il suo slogan “TI PUOI FIDARE” ha permesso di fregare i suoi sostenitori.

    Sono entrata, come si suol dire, “a gamba tesa” in questo scambio di opinioni, per amplificare le problematiche che affliggono questa comunità. Non vorrei bloccarmi nelle sabbie mobili legate alla quetione dei rifiuti – conca d’oro, ecc., ecc., di cui si discute, egregiamente, da oltre 15 giorni.

    Il signor Forleo mi ha creato un assist motivo per il quale mi ha spinta ad intervenire. Il contenuto del commento, seppure potesse riguardare l’attualità pre elettorale, mi ha indotta a fare alcune riflessioni in ambito locale. Non vi nego che la mente si è soffermata sulla questione Giannino, “MASTER – SI MASTER NO”- Allora mi sono chiesta: “Ma anche il trota pare avesse conseguita la sua laurea in una università dell’Albania”
    A quel punto, mi sono ricordata che anche in palagiano vi sono noti politicanti, non politici, che pare, si dice in giro, abbiano conseguito analoghi titoli con una semplicità, quasi, invidiabile. Guardate, se costoro non fossero sulla scena politica locale da tanti anni, non ce ne fregava, ma siccome si ergono come esempio, allora il discorso cambia.

    Una ultima annotazione vorrei farla sul porto di mare della casa comunale che, a mio parere,ha raggiunto il massimo del degrado. Se qualche mattina vi soffermate nell’anticamenra dell’ufficio del sindaco, che non c’è mai, vi rendete conto che è affollata di gente in attesa di poter colloquiare con il primo cittadino o con amministratori in grado di dare risposte. Nulla di tutto questo. Nelle poche volte che si vede il nostro sindaco bisogna intervenire per evitare che la gente lo linci o lo aggredisca perchè attende risposte, ovvero per vedersi riconosciuti i porpri diritti che in questo comune,pare, siano diventati “concessioni”.

    Spero, un giorno, di poter utilizzare questo portale per poter urlare la rinata DEMOCRAZIA nel mio paese che AMO sin dalla nascita.
    ADANEGRO

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