Palagiano

SUL DRAMMA DEI 4 BIMBI DI PALAGIANO. Di Preneste Anzolin, dirigente scolastico.

SUL DRAMMA DEI 4 BIMBI DI PALAGIANO

Non ci sono parole per definire l’efferatezza, la brutalità  e la drammaticità di quanto accaduto ai quattro fratellini di Palagiano cui la cronaca parla in questi giorni. Una vicenda che toglie il fiato, lacera il cuore e la mente e carica di un atroce dubbio chi ha avuto o ha responsabilità istituzionali, quello di un fallimento, anche personale. Ed è su questo versante, ora che i fatti sono drammaticamente noti, che vorrei svolgere qualche considerazione.

Tutti i mezzi di informazione, anche di rilevanza nazionale hanno riportato, tra le altre nefandezze commesse a danno delle bambine e dei bambini, anche quella di aver loro impedito di frequentare la scuola dell’obbligo. Questo non è vero. E basterebbe fermarsi qui. Ma la cosa  merita un approfondimento perché potrebbe innescare un giudizio negativo e di negligenza sulla Istituzione Scolastica, magari enfatizzato dalla circostanza che trattasi di una scuola del sud.  E’ noto, infatti, che le scuole (ed i dirigenti scolastici in primis) hanno l’obbligo della vigilanza sull’adempimento dell’obbligo scolastico insieme a quello della segnalazione agli Organi competenti (Servizi Sociali e, se del caso,  Tribunale per i Minorenni).

I minori hanno frequentato la scuola ed anche assiduamente; e non solo la scuola dell’obbligo (per chi era in età), ma anche la Scuola dell’Infanzia che – è bene ricordarlo – in Italia non è ancora obbligatoria. E questo grazie anche all’intenso e proficuo lavoro svolto dalla scuola in termini di coinvolgimento, apertura al territorio, diffusa accoglienza ed efficace strategia di inclusione. Un compito tanto più importante per una scuola inserita in un contesto sociale complesso (PEEP 167 con numerosi insediamenti di case popolari) e con diffuse problematiche di disagio sociale e deprivazione socio-culturale, con la presenza di famiglie “allargate” e talvolta promiscuità. Tanto che, in passato, era stata classificata come “scuola in area a rischio”. Un contesto nel quale talvolta bisognava persino “andare a casa” per convincere dell’utilità di iscrivere i bambini a scuola sin dal compimento dei 3 anni; anzi, sin dai 2, visto che questa è una scuola che da ormai 10 anni fa ha istituito due Sezioni Primavera. Un contesto nel quale è stato punto di forza il costante raccordo con i Servizi Sociali e gli altri servizi territoriali, ma anche la collaborazione con  Associazioni  culturali, sportive e di volontariato operanti sul territorio. Una scuola in cui si è arrivati ad avere 7 Sezioni di Scuola dell’Infanzia a Tempo Normale su 14 e 10 classi di Scuola Primaria a Tempo Pieno su 20: cioè, scuola a tempo lungo, con i bambini che fanno attività per 8 ore al giorno, compreso il momento mensa.  Una realtà che non aveva nulla da invidiare a quelle  del nord. Una scuola nella quale gli abbandoni e la dispersione scolastica sono stati azzerati.

Ecco, questo il contesto scolastico che ha dato ai quattro minori il meglio che si potesse, con le risorse disponibili, anche in termini di sostegno didattico, nonostante i continui tagli di organico, lavorando per inserirli  nelle sezioni/classi  a tempo pieno, così da garantirgli almeno un pasto completo e di qualità (vi era la mensa biologica) al giorno e il maggior numero di ore possibili a scuola. Con un grandissimo impegno del personale docente e non docente (che non si finirà mai di ringraziare), che spesso si sono assunti anche compiti e funzioni che esulavano dal loro ruolo, nei confronti, peraltro,  di bambini con una disabilità intellettiva, come è stato ricordato dalle notizie di stampa.   E la collaborazione stretta con i Servizi Sociali, fino alla decisione di sottrarli a quel contesto famigliare e affidarli ad una casa-famiglia. Decisione sicuramente positiva per i minori, ma che gettò in una profonda tristezza ed angoscia l’intera scuola.

E, tuttavia, un dubbio atroce continuerà a corrodere il pensiero: è stato fatto tutto quello che si poteva per evitare questo dramma e questo dolore incancellabile per quei bambini? Forse no! Forse se la scuola avesse avuto più risorse umane a disposizione; forse se in ogni scuola ci fossero state quelle equipe socio-psico-pedagogiche previste dalla legge 517 fin dal lontano 1977; forse si il Servizio Sociale e gli altri Servizi territoriali avessero avuto più operatori qualificati per garantire un più continuo servizio domiciliare, piuttosto che in maniera episodica, forse…

Anche se con i forse non si cancellerà quel dramma, né le responsabilità, forse almeno conviene riflettere che quando si sottraggono risorse alle scuole, piuttosto che ai servizi pubblici essenziali,   direttamente o indirettamente si incide su queste condizioni sociali.

                                                                                  Preneste Anzolin  –  già Dirigente Scolastico

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Libero da ogni schema e appartenza di pensiero. Tutto cio' che non conosco nutre la mia vita. Nel momento che riesco a capirmi... ho gia' fatto un altro giro!

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