“…il non riconoscimento e il disprezzo dei diritti dell’uomo hanno condotto ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità e che l’avvento di un mondo in cui gli esseri umani saranno liberi di parlare e di credere, liberati dal terrore e dalla miseria, è stato proclamato come l’aspirazione più alta dell’uomo”.

 Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, Assemblea ONU 10 Dicembre 1948, Preambolo.

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Il richiamo alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, in un pezzo che vuol parlare di Taranto e della sua manifestazione per la vita del 7 Aprile p.v., non deve apparire come un’esagerazione.
Perché quella Dichiarazione, con il carico di dolore che ne rappresenta la radice, deve rappresentare il punto di riferimento di ogni ragionamento e riflessione rispetto a quanto, in questi mesi, sta accadendo alla nostra Città capoluogo ed alla sua provincia.

Il 26 Luglio 2012, con una decisione che non si può non definire coraggiosa per le sue implicazioni, la dottoressa Todisco, Giudice delle Indagini Preliminari presso il Tribunale di Taranto, su richiesta della Procura, nell’ambito di un’indagine su reati ambientali commessi dall’ILVA, dispose il sequestro senza facoltà d’uso degli impianti dello stabilimento tarantino.
Una decisione forte, coraggiosa abbiamo detto, tenuto conto del notevole impatto sociale, in un territorio con indici di disoccupazione a doppia cifra, che la stessa avrebbe avuto sulla città e sulla sua economia.

Da quel momento la Città, i suoi bambini, le sue donne, i suoi uomini, è stata abbandonata a se stessa ed al suo destino, oggetto di un braccio di ferro tra chi, come i Giudici, ha fatto della legge, della Costituzione e dei principi in esse consacrati, la sua stella polare e chi, invece, come la Politica ha deciso di intraprendere la strada più semplice, priva di sforzi tesi ad immaginare per il nostro territorio un futuro diverso, sostenibile, in cui il lavoro si traduca effettivamente in uno strumento per la vita e non, al contrario, in un mezzo di sofferenza, malattia e morte.
Questa strada facile, che ha consentito alla politica di dire ai 12.000 dipendenti ILVA “abbiamo salvato, forse, il vostro posto di lavoro”, si è tradotta nella Legge 231/2012, con la quale l’ILVA è stata autorizzata a produrre, per 36 mesi, nelle more degli interventi per l’applicazione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale.

Nel casino, perché tale va definito, nato da decenni di omissioni e di connivenze, la città di Taranto, la sua Provincia, devono trovare in se stesse la volontà e la forza per non continuare ad essere considerate fatte da cittadini di serie D, da trattare alla stregua di marionette da usare sul palcoscenico fin quando i fili reggono, fin quando il pubblico apprezza lo spettacolo, salvo poi buttarle nella spazzatura, dimenticandole, quando hanno esaurito la loro funzione scenica.

Per questa ragione Domenica 7 Aprile è necessario che siano in tanti a marciare per le strade di Taranto.

Perché due giorni dopo la Corte Costituzionale sarà chiamata a discutere e decidere sulle 17 presunte violazioni di costituzionalità da cui sarebbero affetti i c.d. provvedimenti Salva-ILVA.
La Città di Taranto lo deve a se stessa, ai propri figli, perché nessuno debba più piangere il dolore della malattia, della morte, della mancanza di una prospettiva di futuro in una terra che, per storia, cultura e morfologia, non meriterebbe di essere condannata alla monocoltura dell’acciaio.
Occorre scendere in piazza non solo a sostegno della Magistratura ma, soprattutto, per rivendicare il proprio diritto a non essere posti dinnanzi l’alternativa tra il morire di fame ed il morire di cancro.
Occorre testimoniare la vicinanza a quei medici che, ogni giorno, sono costretti a combattere la propria battaglia silenziosa contro patologie che diventano sempre più diffuse e gravi, che colpiscono soprattutto i nostri bambini.

Noi, da Palagiano, ci saremo, perché siamo convinti che lo slogan della rinascita di Taranto, pur consapevoli dei prezzi di breve periodo che saremo costretti a pagare, possa essere: “Taranto, perché tra morire di cancro o morire di fame è meglio vivere una Città bella!”.

Perché siamo convinti della necessità di riappropriarci della bellezza delle cose, della vita, e siamo coscienti che la nostra generazione è chiamata alla sfida più difficile: quella di garantire ai nostri figli una Città diversa, che guarda al futuro con rinnovata speranza e che è forte al punto da ribellarsi alla sua condanna a morte decretata a Roma.

Noi ci saremo e invitiamo altri ad esserci, perché il futuro ed il rispetto dei diritti non è cosa che riguarda pochi ma tutti!

Rocco Forleo – dipendente ILVA
Donato Piccoli – cittadino

Ps: per chi fosse interessato a partecipare l’invito è a contattarci sui profili Facebook.
Qualora dovessimo raggiungere un numero sufficiente di persone, potremmo decidere di organizzare un autobus con partenza da Palagiano per la manifestazione.

https://www.facebook.com/rocco.forleo?fref=ts

https://www.facebook.com/piccoli.donato?ref=tn_tnmn

Di Life

Libero da ogni schema e appartenza di pensiero. Tutto cio' che non conosco nutre la mia vita. Nel momento che riesco a capirmi... ho gia' fatto un altro giro!

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