Alla ricerca dell’ ”Arca Perduta”.
Questa frase mi ha offerto lo spunto per questo pezzo. Me l’ha suggerita un caro compagno, uno di quelli che ha fatto vita di sezione quando c’erano i partiti politici e non i temporanei comitati elettorali, volgari specchietti per le allodole di oggi. Quando NON c’era il vuoto pneumatico di adesso, ma idee e progetti, democrazia, collegialità e confronto, magari anche duro e soprattutto non c’era l’uomo solo al comando il “salvatore della patria”, l’uomo degli yesman alla bisogna!
La politica allora era arte, invece l’hanno voluta dipingere i cultori nel nuovismo quale materia da disprezzare. So bene che in passato c’è stato una degenerazione del sistema politico, ma ciò che l’ha sostituito è una vero e proprio pericolosissimo degradamento a tutti i livelli.
Mi piace ricordare che la politica è letteralmente l’arte della Polis o della Città-Stato. Per gli antichi Greci dunque la politica era soprattutto l’arte di realizzare tre condizioni:

1. Quella del ben vivere all’interno della ” Città-Stato “;
2. Quella di educare i cittadini della Polis a gestire e migliorare le forme e le strutture di quel loro ben vivere;
3. Quella in fine di rendere coscienti i membri della Polis che per perpetuare nel tempo la condizione di quel loro ben vivere era indispensabile restare uniti ed essere decisi a difendere contro chiunque e con ogni mezzo l’interesse generale della loro società nei confronti di (o in rapporto con) altre società. Gli affari pubblici – di conseguenza – erano tutto ciò che investiva o riguardava l’interesse generale della loro società.

Che cos’è, oggi, la politica? E che significato hanno, nel nostro tempo, i concetti di affari pubblici e di governo del popolo?
La politica – come sappiamo – è semplicemente diventata l’interesse specifico e particolare di uno o più cittadini, di uno o più gruppi o di uno o più partiti, nei confronti di (o in rapporto con o nell’indifferenza di) altri cittadini, altri gruppi o altri partiti, tutti facenti parte della stessa società. Il contrario, cioè, di quello che è o dovrebbe essere la politica!
Inutile, quindi, meravigliarsi se gli affari pubblici di un paese, siano semplicemente diventati tutto ciò che investe o riguarda l’interesse specifico di una fazione momentaneamente al potere, nei confronti di (o in rapporto con o nell’indifferenza di) altre fazioni ed altri interessi, momentaneamente all’opposizione, nell’ambito della medesima società.
La nuova forma di direzione della società, che pochi gestiscono, amministrano e fanno funzionare, proprio perché solo “pochi”. Quei “pochi”, infatti, per garantire l’esercizio di un potere, hanno inventato un sistema che permette ai “furbi”, di dominare impunemente i “fessi”, con il loro consenso e senza che questi ultimi se ne accorgano o se ne rendano conto. (Leggi elettorali dove il popolo non elegge nessuno, bensì i parlamentari si auto-NOMINANO, non parliamo poi delle province, un’ABERRAZIONE!).

Sono uomo di sinistra poiché socialista, pertanto focalizzo l’attenzione su quell’area politica di riferimento, a meno che sinistra non si voglia considerare quale mero luogo geometrico dato che non saprei dire cosa possa significare oggi. È chiaro che la “sinistra” di cui parlano coloro i quali si collocano nell’area politica avversa, non è quella che il Pd spaccia di essere, ma è una realtà storica, sociale, culturale e politica che non esiste più, almeno in Italia. Alla sua decomposizione ha contribuito in maniera determinante proprio la nascita del Pd.

La sinistra, quella storica per intendersi, pur nelle sue divisioni, differenziazioni e diversità, si configurava come una vera e propria comunità politica, quale luogo storico del mondo del lavoro che perseguiva una nuova civiltà nei rapporti sociali e il riconoscimento della dignità di una vita che valesse la pena di essere vissuta.
Anche i luoghi associativi sono scomparsi: se ne sono andati coi partiti nei quali stava la gente e che la organizzavano civilmente e politicamente. La cosa non riguarda solo le vecchie sezioni che avevano una funzione di riferimento e di educazione alla politica molto, ma molto, più alta di quanto si pensi. Oggi il termine “sezione” non è più di moda e le strutture periferiche si chiamano “Circoli, quando va bene, altrimenti diconsi Meetup a 5 stelle.

Verrebbe da dire che, se si ha paura delle parole, figuriamoci delle idee e, in effetti, il dibattito politico è di una tale aridità a tutti i livelli, mai conosciuta prima. La gente non è più nella politica, quasi sempre è CONTRO la politica, ma, lo stesso concetto di “gente”, proprio del soggetto partito, è stato sostituito da un fantasma concreto, senza volto e vivo periodicamente, diviso in crociate di gruppi l’un contro l’altro armati: il cosiddetto popolo delle primarie e delle piattaforme web. Una farlocca “americanata” la prima, un mito caricaturale di democrazia dal basso la seconda.

Qualche giorno fa leggevo un comunicato pubblicato recentemente e tra le righe notavo un riferimento ad un “neologismo politico”: RIFORMISMO DEMOCRATICO. Infierire su qualche balbettio locale è come sparare sulla Croce Rossa, pertanto mi astengo e mi limito a volgere una domanda:
Ma l’autore del documento ha mai letto Filippo Turati?
Dimenticavo che ormai siamo pervasi dalla “modernità” e dal “nuovismo” che equivale esattamente al NULLA POLITICO!

Hanno creato un deserto e l’hanno chiamato “seconda Repubblica”. Continuiamo a sperare e a credere nella democrazia repubblicana, ma certo ci auguriamo che venga una sua nuova stagione, positiva e costruttiva, anche se non se ne vedono, al momento, nemmeno pallidi segni a livello nazionale, men che meno a livello periferico.