La legge di bilancio 2018 ha confermato anche per quest’anno il significativo incentivo per i lavoratori autonomi agricoli di età inferiore a 40 anni che, nel corso dell’anno, decideranno di iscriversi all’INPS per la propria posizione previdenziale nella gestione dei Coltivatori Diretti o degli Imprenditori Agricoli Professionali.

Tali soggetti potranno beneficiare di un importante esonero contributivo per i primi cinque anni di iscrizione nella previdenza agricola. In particolare per i primi tre anni potranno godere del totale esonero dal pagamento dei contributi previdenziali. Il quarto anno beneficeranno di una notevole riduzione del pagamento nella misura del 66% e il quinto anno nella misura del 50%. Il periodo di contribuzione agevolata sarà comunque pienamente valido ai fini pensionistici.

Tutto ciò è chiaramente spiegato nella circolare INPS n. 36 del 28 febbraio 2018 che illustra, tra l’altro, le modalità di presentazione delle istanze per fruire del beneficio.

Inoltre, occorre considerare un altro aspetto: i terreni di proprietà di coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali sono ormai normalmente esentati dal pagamento dell’IMU. In questo caso, dunque, il beneficio diventa doppio!

A proposito di IMU agricola, lo scorso 27 febbraio si è riunito il Consiglio Comunale che, tra le altre cose, ha deliberato le aliquote d’imposta per il 2018.

Pur avvertendo la necessità di dare un segnale al mondo agricolo cercando di ridurre ulteriormente la tassazione locale, ciò non è stato possibile in quanto si sarebbero fortemente compromessi gli equilibri di bilancio. Ricordiamo infatti che, per i terreni agricoli, Palagiano ha sempre applicato l’aliquota standard prevista dalla legge, senza averla mai maggiorata.

 

Tuttavia, tanto nella professione quanto nella veste di rappresentante del Consiglio Comunale avverto fortemente l’inadeguatezza delle norme inerenti la materia tributaria locale e il disagio, più o meno notevole, che tali norme generano tra i cittadini.

Nel nostro territorio il disagio è fortemente avvertito con riferimento ai terreni agricoli che, se da un lato rappresentano il principale strumento dell’economia locale, dall’altro vengono tassati per un valore fortemente al di sopra di quello reale.

E’ bene fare un esempio: ai fini IMU un ettaro di agrumeto, che è la coltura maggiormente diffusa, vale circa € 65.400,00. Con la crisi del settore che ormai perdura da anni, il valore commerciale di quell’ettaro di agrumeto oscillerebbe tra un minimo di € 30.000,00 e un massimo di € 40.000,00. Ovviamente il prezzo varia a seconda di diversi fattori.

Se l’imposta venisse corrisposta sul valore commerciale reale, sarebbe di gran lunga inferiore a quella oggi dovuta.

Allora quali le soluzioni possibili? O una rivisitazione dei coefficienti da applicare alle risultanze catastali per ottenere i valori imponibili degli immobili da tassare (non solo dei terreni) o una rivisitazione delle tariffe di reddito dominicale e agrario dei terreni che sono ferme addirittura al 1984.

L’augurio è quello che la classe dirigente scelta col voto di domenica 5 marzo, metta seriamente mano a queste tematiche andando realmente incontro alle esigenze del Paese.

 

Con soddisfazione, invece, nella seduta di martedì 27 febbraio, ho potuto ribadire ufficialmente all’Assise consiliare che per i fabbricati rurali strumentali risulta confermata la tesi – che ormai porto avanti da diversi anni – della esenzione IMU in presenza del solo requisito oggettivo di strumentalità all’esercizio dell’attività agricola, non dovendosi tener conto di eventuali requisiti soggettivi in capo al soggetto passivo d’imposta. Lo ha confermato dapprima la Direzione Regionale della Puglia dell’Agenzia delle Entrate in risposta al mio quesito e, con una nota inviatami solo qualche giorno prima della adunanza di Consiglio Comunale, l’Istituto pel la Finanza e l’Economia Locale (IFEL), fondazione istituita in attuazione del Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 22 novembre 2005.