Ho letto con molto interesse la discussione tra Mimmo e Life, riguardo al tema delle liberalizzazioni. E’ lampante, come i due interlocutori si trovino su posizioni molto lontane. Mimmo è un appassionato liberalista, mentre Life strenuo difensore della produzione locale (giustamente), propende per la realizzazione di una “terza via”.

Non sono convinto di quello che scrive Mimmo, riguardo agli effetti positivi delle liberalizzazioni. Ho avuto la sensazione di vivere in un mondo diverso. Probabilmente, ha ragione quando dice che siamo circondati da una quantità di beni superiore a qualche decennio fà. E’ certamente positivo il fatto che, ad esempio, dalle cabine telefoniche a gettoni, siamo passati agli smartphone che ci collegano al mondo con un click.

Tuttavia nutro dei dubbi sul fatto che tutti ci possano guadagnare da questo processo. Anche perchè da una parte c’è la teoria economica, secondo cui in regime di concorrenza perfetta, i prezzi diminuiscono e le aziende concorrono attraverso ricerca e sviluppo tecnologico; dall’altra c’è il mondo reale. E la realtà ci dice cose molto diverse.

Ci ho messo cinque minuti a trovare questa tabella, sul sito della CGIA di Mestre e sono rimasto colpito dai risultati. Ecco a voi:

Andamento   delle tariffe nei settori liberalizzati    
Variazioni   % del prezzo/tariffe e dell’inflazione tra l’anno di liberalizzazione e il   2011 (**)  
         
 

Anno di   liberalizzazione (**)

Var. % del prezzo o   della tariffa

Var. % inflazione

Aumento prezzi o   tariffe rispetto l’inflazione

Assicurazioni   sui mezzi di trasporto (*)

1994

+184,1

+43,3

+4,2 volte

Servizi   bancari/finanziari (*)

1994

+109,2

+43,3

+2,5 volte

Trasporti   ferroviari

2000

+53,2

+27,1

+ 2 volte

Pedaggi   autostradali (***)

1999

+50,6

+30,3

+1,7 volte

Trasporti   aerei

1997

+48,9

+35,1

+1,4 volte

Gas

2003

+33,5

+17,5

+1,9 volte

Servizi   postali

1999

+30,6

+30,3

uguale

Trasporti   urbani (***)

2009

+7,9

+4,1

+1,9 volte

Energia   elettrica

2007

+1,8

+8,4

inferiore

Prodotti   farmaceutici

1995

-10,9

+43,3

diminuito

Servizi   telefonici

1998

-15,7

+32,5

diminuito

         

Elaborazione Ufficio Studi CGIA di Mestre su dati Istat e fonti varie

 Note:

(*)   Dati di partenza del prezzo e dell’inflazione riferiti al 1995.    
         
(**)   Per ciascuna voce si è identificato l’anno in cui ha cominciato a svilupparsi   il processo di liberalizzazione
ed   è stata calcolata la variazione dei prezzi fino agli ultimi dati disponibili   (2011 media primi 10 mesi)
  •   Assicurazioni:   a partire dalla liberalizzazione del 1994
  •   Servizi   finanziari: a partire dall’entrata in vigore del Testo Unico Bancario (1994)
  •   Trasporti   ferroviari: a partire dall’anno di separazione tra Trenitalia e Rete   Ferroviaria Italiana (2000)
   
   
 

Come vediamo, in alcuni settori, c’è stato un calo evidente dei prezzi. Purtroppo in altri si è verificata una totale esplosione, tutta a svantaggio degli utenti finali. L’unica cosa che possiamo chiederci, è come mai sia potuta crearsi una situazione del genere. Sarà perchè in Italia abbiamo solo privatizzato e non liberalizzato? Può essere. Possiamo, però, anche affermare un altro principio: non esiste la “lunga mano” regolatrice del mercato. Le aziende, giustamente, cercano il profitto e questo non sempre coincide con l’interesse dei consumatori.

Mimmo dice una cosa sacrosanta, quando afferma che la politica non deve intervenire nel mercato. Deve essere lo Stato a farlo. E lo deve fare attraverso delle autority veramente indipendenti (non come succede in Italia).

Siamo di fronte ad una fase economica molto difficile, in cui ci sono molti commentatori che parlano di crisi irreversibile del capitalismo. Io sono convinto che quello capitalistico sia il sistema economico premiato dalla storia. Questo però non deve farci perdere di vista un principio fondamentale: oltre ad essere dei consumatori, siamo anche dei cittadini. E come tali abbiamo anche dei diritti fondamentali, che devono essere garantiti dallo Stato, non dal mercato.

Saluti

Di Life

Libero da ogni schema e appartenza di pensiero. Tutto cio' che non conosco nutre la mia vita. Nel momento che riesco a capirmi... ho gia' fatto un altro giro!

4 pensiero su “Alcuni dati sulle liberalizzazioni”
  1. Daniele, una tabella (quella tabella) messa lì da sola non dice assolutamente nulla, provoca anzi solo confusione, atteso che le “liberalizzazioni” italiane sono solo nella mente degli “analisti” della CGIA di Mestre. Ma a quest’ultima constatazione ci sei arrivato anche tu, in quanto hai compreso perfettamente che alla CGIA hanno confuso le privatizzazioni con le liberalizzazioni, e quindi non mette conto nemmeno continuare a parlarne. Forse l’unica domanda seria da porsi a questo proposito riguarda l’orientamento politico della CGIA, e dopo averlo scoperto chiedersi come mai a sinistra sono tanto inclini a fare confusione tra i due termini.

    Dicevo che la tabella non dice nulla. Non dice in nulla in quanto a tale tabella bisognerebbe intanto aggiungerne un’altra: quella riguardante la variazione media percentuale dei salari e degli stipendi negli stessi anni presi a riferimento delle variazioni tariffarie.

    Inoltre bisognerebbe calcolare a quanto ammontava la “partecipazione pubblica” al prezzo della tariffa, finanziata attraverso la fiscalità generale, e venuta meno dopo che sono state introdotte le privatizzazioni. Per fare un esempio, oggi il prezzo dell’acqua al consumo viene tenuto artificialmente basso attraverso la “contribuzione” pubblica, ma quella “contribuzione” viene finanziata con la fiscalità generale e quindi ricade comunque sulle tasche dei contribuenti.

    Mi riprometto di scrivere un articolo con delle risposte meglio articolate, per l’intanto mi limito a farti notare che nel settore ferroviario, checché ne dica la CGIA di Mestre, si è avuta solo la separazione gestionale tra trasporto e rete e che la timida liberalizzazione introdotta nel primo ramo è stata prontamente soffocata, Governo Berlusconi, da norme prevedenti che i privati devono adeguarsi alle regole gestionali utilizzate dall’unico vettore pubblico.

    Mimmo Forleo

  2. Ma no…la discussione era nata da un possibile “aumento” di posti di lavoro (palagianesi) con la creazione di un nuovo “centro commerciale”. Io avevo solo espresso i miei dubbi in quanto “centri commerciali” ne abbiamo a decine.
    Poi Mimmo si diverte a trovare ragionamenti estremi di tipo economico cercando di “eliminare” la politica dal ragionamento.
    Poi io mi perdo e abbandono la discussione. Tutto qui.

    Rimango convinto che l’economia e i sistemi economici non possono essere divisi dalla politica.
    L’attuale governo e’ la prova lampante.

    Poi tocca alla politica decidere delle nostre vite e dei nostri territori.
    Vedi la questione TAV.

    Qualsiasi cosa facciamo abbiamo sempre a che fare con la politica.
    Che non e’ un male.

    … e con i politici! Che quasi sempre sono un male!

    Soluzione?
    Be, questa e’ un’altra storia…

    Statemi bene.

    Life.

  3. Dimentichiamo un piccolo particolare che le tabelle non dicono: in Italia ci sono i “cartelli” e le lobby che sviliscono ogni tentativo di liberalizzazione seria con grave danno dei contribuenti onesti.

    1. No, Giovanni, prima ancora dei cartelli e delle lobby in Italia viene la mancanza di liberalizzazioni serie.

      Ti ringrazio per questo commento, in quanto mi consente di dare a Life la risposta che merita. Life sostiene che la politica è sempre “buona”, mentre sono i politici ad essere spesso pessimi. Bene. Oggi ci ritroviamo un governo composto di tecnici che, stando all’affermazione rilasciata ieri da Monti, se dovesse lavorare davvero bene si inimicherebbe la politica, tutta la politica.

      Quel che dice Monti si traduce in un solo modo: più questo governo lavorerà seguendo i dettami di una scienza economica rigorosa, più saranno i grattacapi politici che riuscirà ad attrarre. Tanto che, sono sempre parole di Monti, se dovesse davvero dar seguito al programma di liberalizzazioni che ha in mente, questo ne decreterebbe la sua fine anticipata.

      Monti, in altre parole, sa bene che la durata del suo governo è strettamente dipendente dalla capacità di saper essere “politico”. Vale a dire che per durare dovrà mettere da parte le liberalizzazioni (come è già accaduto con taxi e farmacie) e inseguire il “buon senso” politico. Quello che piace tanto anche a Life.

      Mimmo Forleo

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