Dream Team Comes Taranto – Elecom Roma 77-68

Scrivo ed ancora stento a credere a ciò che ho visto.
Non esistono parole nel vocabolario dei comuni mortali per parlare della prima gara dei pay-off scudetto così, per trovare i termini giusti, per riuscire a trasmettere un pizzico di quelle emozioni vissute, bisogna chiudere gli occhi ed inseguire il linguaggio dei sogni.
Quello che i ragazzi del Dream Team hanno compiuto buca la dimensione del reale per entrare in maniera diretta nella mitologia dello Sport, quello fatto di lacrime e sudore, di uomini veri in grado di guardare dritto negli occhi il destino e di sfidarlo ad essere più forte di loro.

Non eravamo favoriti per l’infortunio di Dirk Passiwan, il top scorer della serie A-1, e solo un’impresa avrebbe potuto permetterci di tenere testa alla corazzata della Elecom Roma.
Tuttavia, con quella incoscienza tipica di chi conosce che l’unico limite dell’uomo è quello di non saper rincorrere i sogni, nei dintorni del Pala Mazzola serpeggiava una strana aria, a metà tra la curiosità di sapere come sarebbe andata a finire e la volontà di stupire.
Geniale la trovata di distribuire al pubblico dei fischietti prima della partita e lo capirete subito.
L’inizio è stato un po’ contratto da parte dei ragazzi del Dream Team, quasi che si dovesse compiere lentamente il destino di vittime sacrificali in questa tornata di play-off; un battito di ciglia, il tempo sufficiente a mettere a fuoco la macchina fotografica e l’Elecom era già volata a +11.
Lo ammetto, personalmente, ho avvertito parecchio sconforto ed ho iniziato a pensare che sarebbe finita male.
Ma è a questo punto che, come se un artista invisibile si fosse impadronito delle mani dei nostri Campioni, le cose hanno cominciato a girare diversamente; il regista di un film già scritto ha dovuto mettere da parte il copione già preparato ed ha dovuto cominciare ad inseguire con la sua macchina da presa l’improvvisazione del fato, in grado di ribaltare ciò che pareva essere certo al fine di renderlo meravigliosamente imprevedibile ed affascinante.
Il pubblico capisce che è giunta l’ora e come se ci fosse un maestro invisibile a dirigerlo, come se fosse la più prestigiosa filarmonica al mondo, comincia a ritmare le giocate dei nostri ragazzi con il suono dei fischietti distribuiti all’inizio; è un frastuono sempre più forte, sempre più coinvolgente, in grado di farti venire i brividi sulla pelle e di dare agli atleti in campo quella forza in più che serve per afferrare il sogno.
Counts, Dror, Miceli, Mazzi, cominciano lentamente ad apparire dei giganti, in grado di rosicchiare punto su punto il vantaggio di Elecom, di annullarlo e di portarsi ad un incredibile + 8 a conlusione del secondo quarto.
Vincenzone Di Bennardo è un monumento; vedi quest’uomo grande e grosso, vedi la delicatezza con cui oggi carezza il pallone indirizzandolo a canestro, vedi la grinta con cui sotto canestro sale al cielo per prendere un rimbalzo e capisci.
Capisci che esiste un Dio dello sport, innamorato dello spettacolo e di chi è in grado di lanciare il cuore ogni oltre ostacolo; capisci che questo Dio esiste e che oggi, almeno per oggi, ha preso casa al Pala Mazzola.
In panca non abbiamo più voce, siamo stremati ed esausti ed è sempre più difficile riuscire a rimanere concentrati per registrare i punti e i falli sul tabellino dello scorer.
Vedi Dodò Miceli che come una saetta luminosa entra tra le maglie avversarie e deposita il pallone nel cesto, prendendo anche il fallo, e senti una dolce piacere che lentamente si impadronisce dei tuoi sensi.
Vedi Jacob e Jamie correre da una parte all’altra del campo dietro ogni pallone, sempre col sorriso sulle labbra, e diventa sempre più difficile rimanere seduti in panchina rispettando le ferree norme del regolamento.
Vedi Lior imprecare con se stesso per il suo quinto fallo e comprendi che Taranto è una città stupenda, in grado di far innamorare questi atleti venuti da lontano e disposti ad ore ed ore di sacrifici per regalare alla nostra città un altro motivo di orgoglio.
Entrano Stella e Latagliata e la musica non cambia, come se lo spartito fosse ormai scolpito sul granito a note grandi e ciascun interprete fosse chiamato ad eseguirne alla perfezione la parte ad esso spettante.
Quinto fallo di Stella e Di Bennardo e tocca a Nino Diana entrare in campo, per la prima volta nella stagione, e partecipare ad una partita che rimarrà nei nostri occhi per molto, molto, ma molto tempo.
C’è da perdersi nell’abisso di questo spettacolo e lo abbiamo già fatto da un pezzo; i minuti scorrono lentissimi e sembra che questa partita non debba finire mai.
Suona la sirena della liberazione ed è 77-68 per il Dream Team Comes.
A questo punto sono solo abbracci e qualche lacrima.
A voi ragazzi, a tutti quelli che vi accompagnano nel cammino, GRAZIE!

Forza Dream Team

Donato Piccoli

Di Life

Libero da ogni schema e appartenza di pensiero. Tutto cio' che non conosco nutre la mia vita. Nel momento che riesco a capirmi... ho gia' fatto un altro giro!

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