di GIACOMO RIZZO

Fonte: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it

TARANTO – Ora il serial killer è credibile. Dopo le confessioni di Ben Mohamed Ezzedine Sebai, per il 48enne tunisino di Kairouan già condannato a sei ergastoli (quattro dei quali passati in giudicato) per gli omicidi di altrettante anziane donne pugliesi e lucane, si riaprono tre processi. Sarà la Corte d'appello di Potenza, dopo le pronunce della Cassazione, ad occuparsi delle richieste di revisione del processo avanzate dalla difesa degli imputati condannati con sentenza definitiva. Di questi tre delitti si è accusato Sebai, soprannominato il «collezionista», che ha ammesso di aver ucciso 14 anziane in Puglia tra il 1995 e il 1997.

Le richieste di revisione riguardano le posizioni dei detenuti Vincenzo Faiuolo (condannato a 25 anni, 15 dei quali già scontati), di Giuseppe Tinelli, condannato all'ergastolo; e di Davide Nardelli, libero dopo aver scontato sette anni in carcere. Di Tinelli e Nardelli dovrà occuparsi la sezione per i minorenni della Corte d'appello potentina perché erano entrambi minori quando vennero accusati di aver ucciso Celeste Commesatti a Palagiano (Taranto) il 13 agosto 1995. Tinelli è stato condannato all’ergastolo anche per l’uccisione di Maria Valente (Palagiano, 29 luglio 1997). Faiuolo è invece detenuto per l'omicidio di Pasqua Ludovico, compiuto a Castellaneta (Taranto) il 14 maggio 1997.

Gli imputati «ingiustamente» coinvolti nei delitti ma tornati frattanto in libertà, sono Francesco Orlandi (fratellastro di Faiuolo, condannato a 11 anni) e Cosimo Montemurro (condannato per l’omicidio della zia Grazia, di 75 anni, uccisa a Massafra il 4 aprile 1997). Vincenzo Donvito, invece, si suicidò il 7 luglio 2005 nel carcere di Teramo dopo essere stato condannato, in concorso con Nardelli e Tinelli, per l'omicidio di Celeste Commesatti.

«Dopo le decisioni della Cassazione – ha sottolineato l’avv. Claudio Defilippi, che ha fatto ricorso per gli imputati condannati – si faccia la revisione dei processi, si fermi il ping-pong giudiziario che va avanti ormai da cinque anni e si sospenda la pena nei confronti dei due detenuti. Da cinque anni chiedo un provvedimento umanitario che oggi reclamo con ancora più forza dopo le decisioni univoche della Suprema Corte».

Sebai, il serial killer per destinazione, ha svelato il motivo per il quale si è trasformato in pluriomicida. «Bevevo 11 litri di vino al giorno e sentivo delle voci che mi dicevano di uccidere le vecchiette» ha detto il tunisino ai giudici. «Ho avuto un’infanzia difficile. Mia nonna mi faceva picchiare dagli zii. Mi legavano e bastonavano e per questo sono stato sempre abituato a girare con il coltello in tasca. Dopo il mio arresto avevo bisogno di un ospedale per essere curato, non di un carcere. Ora chiedo perdono».

Sebai è considerato un vero fenomeno da antologia criminale. Il tunisino fu arrestato a Palagianello, il 16 settembre del 1997 poco dopo aver ucciso la 75enne Lucia Nico. Il tunisino fu bloccato da un coraggioso finanziere e riconosciuto da mezzo paese. Sempre in zona, fra i binari e una casupola per attrezzi, furono rinvenuti un borsone bianco contenente vestiti macchiati di sangue e più in là, nelle travette, un coltello anch’es so insanguinato. Lui, Sebai, fumava e simulava sicurezza. Anche quando lo misero alle strette, perfino quando gli contestarono una serie di bugie sul suo nome. Scavando nel suo passato, collegando i suoi movimenti con la scia di sangue che stava terrorizzando le anziane donne pugliesi, si fece strada la pista più inquietante: l’extracomunitario poteva essere il «collezionista» assassino tanto temuto.

«Dalle nostre indagini – ha aggiunto l’avv. Defilippi – emerge che a carico di Sebai c'è una montagna di prove in ordine agli omicidi per i quali sono stati condannati ingiustamente i miei assistiti»