Non è un crimine essere ignoranti in economia, dopo tutto si tratta di una disciplina specializzata, considerata dalla maggior parte delle persone una triste scienza. Ma è totalmente irresponsabile fare la voce grossa ed esprimere opinioni in materie economiche mentre si persiste in tale stato di ignoranza” (Murray N. Rothbard).

Chi l’avrebbe mai detto che il campione locale delle politiche anti-liberali si sarebbe improvvisamente convertito al “liberismo”? Nessuno se si crede che la coerenza sia tipica di tutti i politici; tutti quanti se si considera che la disperazione (politica) consente anche il verificarsi di miracoli.

Accade così che chi ancora un anno fa definiva “sbagliate” le proposte di ottimizzazione della spesa pubblica, adesso sostiene di voler votare Renzi perché “Oggi la Pubblica Amministrazione costa troppo, dalla sua razionalizzazione si possono ottenere: efficienza e risparmio di 30/40 miliardi di euro all’anno di spesa pubblica improduttiva”.

Verrebbe da chiedergli come faccia a sapere di un possibile risparmio pari a “30/40 miliardi di euro all’anno”, ma omettiamo di farlo poiché sappiamo bene del suo deficit oltre che in materia economica anche in matematica elementare. Facciamo allora noi i calcoli al posto suo e portiamogli pure un esempio pratico attestante come la quantificazione in miliardi di euro sia sbagliata, in difetto.

Ottenere il dato relativo a quanto sarebbe possibile risparmiare ottimizzando la spesa pubblica è possibile in un solo modo: comparando i costi sopportati in dato territorio, per l’acquisto di beni e servizi da parte della pubblica amministrazione, con quelli medi risultanti in altri territori. Altre volte ho portato l’esempio contenuto in uno studio, risalente all’anno 2000, effettuato presso l’università di “Milano-Bicocca” e comprovante che mediamente la spesa pubblica italiana si discosta di un buon 30% dalla spesa dei restanti paesi europei. Vale che per ogni euro speso in Europa per l’acquisto di beni servizi, in Italia se ne spendono 1,30.

Non saprei dire adesso quali dati abbiano utilizzato per elaborare la loro previsione di risparmio i renziani, ma sapendo che la spesa pubblica italiana, per beni e servizi, è pari a circa 135,6 miliardi di euro (fonte: ilSole24Ore), possiamo presumere che i 30/40 miliardi di risparmio di cui parlano i renziani si ottengono proprio facendo riferimento all’aliquota di spesa “eccedente” risultante dallo studio dell’università milanese.

Va quindi riconosciuto che i renziani, a differenza del loro “referente” palagianese, proprio ignoranti non sono.

Va pure detto, però, che proprio il loro “referente” palagianese disporrebbe, se solo fosse un po’ più bravo in matematica e meno ignorante in economia, del dato destinato a far saltare il banco previsionale. Ragioniamo un attimo su due episodi di spesa verificatasi a Palagiano nel periodo in cui il “referente” ne era sindaco, e verifichiamo se l’aliquota del 30% regge ancora.

Partiamo da un episodio di spesa per “potatura”: un costo che avrebbe potuto tranquillamente essere contenuto (essendosi trattato di potare 23 alberelli) entro i 4.000 euro, a Palagiano si è attestato intorno agli 11.000. Altro allora che eccedenza del 30%, qui abbiamo battuto ogni record immaginabile e siamo giunti a una rispettabilissima aliquota del 275% !

Confrontiamo adesso il costo per l’acquisto del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti: sappiamo già che se Ginosa avesse la stessa popolazione di Palagiano, per tale servizio avrebbe speso non più di euro 1.270.000 annui (e non sto considerando due fatti: la raccolta “porta a porta” che a Chiatona non viene effettuata e i 27 operatori che a Palagiano diventano 17), mentre a Palagiano se ne spendono 1.500.000. Trasformando attraverso un banale rapporto di proporzionalità tali numeri in aliquota percentuale, si ottiene che a Palagiano, rispetto a Ginosa, il prezzo di tale servizio risulta essere superiore del 18%.

Effettuiamo adesso la media tra le due aliquote (275% e 18%) e otteniamone una che possiamo considerare media a Palagiano: 146,5%. Vale a dire che per ogni euro di spesa considerato “necessario” nel resto d’Italia, a Palagiano se ne consumano 1,465.

Adesso, poiché sappiamo che ogni euro speso in Italia equivale a 77 centesimi di euro spesi nel resto d’Europa, possiamo calcolare il differenziale (o l’eccedenza) in centesimi di euro tra Palagiano e l’Europa per ogni euro di acquisti effettuati: 1,465 – 0,77 = 0,695. Ovvero, un servizio che in tutta Europa costerebbe 1 euro, a Palagiano viene comprato spendendo quasi 1,7 euro.

Dunque, i 30/40 miliardi di risparmi previsti dai renziani, potrebbero tranquillamente tramutarsi in 70; a patto però che si impedisse ai vari Ressa sparsi per l’Italia di governare.

Mimmo Forleo