“Noi dobbiamo fare un percorso di analisi concreta e di condivisione costante con la comunità per capire quali e quante scelte occorre fare per migliorare la nostra vita, la vivibilità nel nostro comune, nella nostra città”. Diceva così Domiziano in un comizio durante la campagna elettorale per le elezioni comunali del 2017. E spiegava che sarebbe stato fondamentale il confronto con la comunità sulle scelte politiche e amministrative, proprio per individuare e portare avanti quelle decisioni che sarebbero state utili per la comunità stessa: “Se arrivano delle scelte calate dall’alto, non possiamo poi stupirci se la piazza ne contesta l’applicazione”.
La vera novità del movimento politico Civico 7 – di cui sono stato uno dei fondatori, anche se sono uscito più di un anno fa, e che adesso fatico a riconoscere, con grande amarezza e delusione – doveva essere, infatti, nel metodo decisionale, fondato sulla trasparenza, sul confronto, sulla condivisione delle intelligenze e del sapere. Sull’approfondimento e sullo studio per capire i problemi del paese ed individuare le soluzioni opportune.
La promessa di questo metodo è stata smentita clamorosamente dal modo in cui l’amministrazione ha deliberato la concessione per la costruzione di un impianto crematorio all’interno del cimitero. Lascia sconcertati il fatto che a sostegno della decisione siano riportate argomentazioni ricopiate di sana pianta dall’articolo di un giornale locale ligure, preso su internet.
Una scelta così delicata – e che potrebbe incidere in modo decisivo sulla nostra qualità della vita per i prossimi 25 anni! – non può essere presa con una simile superficialità. Bisogna capire e spiegare bene alla cittadinanza le caratteristiche tecniche dell’impianto, quante ore sarà funzionante ogni giorno, se e quanto sarà inquinante, quali odori rilascerà. Bisogna studiare e spiegare cosa succederà alla qualità dell’aria che respiriamo, considerando le caratteristiche orografiche del nostro territorio. E soprattutto, in un rapporto di costi e benefici, bisogna capire se vale davvero la pena caricarsi addosso i problemi e i disagi di una struttura simile.
Prima che sia troppo tardi, sarebbe opportuno che l’assessore ai Lavori pubblici, Marco Orsini, che è un architetto, si assuma la responsabilità di illustrare in modo approfondito e professionale la questione. Al tempo stesso, sarebbe importante che il presidente del Consiglio comunale, Francesco Carucci, impegni il Consiglio stesso ad assolvere pienamente le proprie prerogative in questo processo decisionale. Inoltre, è auspicabile che Civico 7 – se esiste ancora – torni allo spirito delle origini e promuova le necessarie iniziative politiche per dare il giusto rilievo alla discussione e al confronto pubblico sulla questione. In modo serio e schietto. Altrimenti, credo che questa vicenda finirà col dimostrarsi un grave errore che consumerà irrimediabilmente quell’esperienza politica, acuendo ulteriormente la delusione che già ora è percepibile in modo diffuso nella cittadinanza, dopo nemmeno due anni di amministrazione.
Proprio domenica, in un articolo dal titolo “Proteggere l’uomo e il bene comune”, monsignor Nunzio Galantino scriveva su Il Sole 24 Ore: “Saggio al potere è chi dimostra – in ogni circostanza – di agire con responsabilità e cautela”.
Speriamo che i nostri amministratori, sulla questione dell’impianto crematorio, arrivino a prendere le decisioni definitive ispirati appunto dalla responsabilità e dalla cautela, e dunque, con saggezza, evitino, a questo povero ed infelice paese, il rischio di diventare ancora più invivibile.

Giuseppe Piccoli.

Foto: informatoreorobico.it